Olivo Matto

Le oliere nei ristoranti? La cultura dell’olio non si impone per legge

Luigi Caricato

Ampolle. Non è un bel vedereIo credo fortemente nella difesa e tutela dell’olio da olive, ma questa non può essere imposta per legge. La cultura si costruisce nel tempo, seminando sapere e coinvolgendo le persone con grandi investimenti che non debbono in alcun modo essere ricondotti in via esclusiva ad azioni promozionali imposte dall’alto. Per suscitare curiosità e generare passione, è fondamentale trasmettere valori certi e condivisi. Se questi mancano, o non sono avvertiti come importanti, non serve certo la via legislativa per risolvere lacune culturali latenti. L’Unione europea ha spiazzato tutti bocciando la norma che prevedeva il divieto delle ampolle nei ristoranti e l’imposizione, addirittura, di tappi anti effrazione. Tutti ora si stanno scagliando contro il commissario all’agricoltura Dacian Cioloş. Io ho pensato bene di riportare le principali dichiarazioni dei vari soggetti a capo delle varie organizzazioni agricole. Tra queste spicca il pensiero egregiamente espresso dal presidente del Ceq, il Consorzio di garanzia dell’extra vergine di qualità, Elia Fiorillo. Anche il ministro alle Politiche agricole Nunzia De Girolamo ha individuato il cuore del problema: la cultura. “Per noi si tratta di una battaglia culturale e di legalità”, ha detto. Io, al contrario, sostengo che prima ancora che un problema di legalità, si tratti di un vero e proprio deficit culturale, che, in realtà, nemmeno in Italia è stato mai colmato. Elia Fiorillo ha espresso al riguardo il pensiero più lucido, che coincide alla perfezione con il mio: “Noi italiani abbiamo il brutto vizio di credere che il mondo sia italiano-centrico, e che tutto ciò che per noi italiani è essenziale, prioritario, e di comune interesse, lo è automaticamente anche per gli altri. Non impareremo mai dai nostri sbagli e lo stupore generale innanzi alla decisione di Cioloş ne è l’ennesima prova”. Sull’argomento ritornerò, per ora vi lascio riflettere sulle dichiarazioni rese dai diretti interessati. Il problema tuttavia non sussiste, non è un caso che nessun operatore del settore abbia veramente affrontato la questione. Ciò che in particolare emerge, è il silenzio sornione di ristoratori e chef.

MINISTERO POLITICHE AGRICOLE

“Per noi si tratta di una battaglia culturale e di legalità. Quella parte del Regolamento oggi ritirata dalla Commissione europea consentiva infatti di migliorare il contrasto alle frodi in commercio anche nei ristoranti, dove i consumatori hanno il diritto di sapere che tipo di olio utilizzano. Sono certa che il Commissario Cioloş troverà il modo di tenere conto di una questione così importante per i Paesi del Mediterraneo. È fondamentale creare una cultura dell’olio paragonabile a quella del vino e per ottenere ciò questo è un passaggio importante. Il miglioramento e la difesa della qualità sono nell’interesse di tutti: produttori e consumatori”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commenta la notizia di oggi del ritiro della Commissione europea, a seguito delle proteste di alcuni Stati membri, di una parte della proposta presentata nei giorni scorsi, all’interno delle modifiche al regolamento europeo per l’olio d’oliva relative alla commercializzazione e all’etichettatura, che prevedeva di vietare l'uso di olio di oliva senza etichette nei ristoranti dell’Unione europea.

“Il sistema Paese – ha aggiunto il Ministro – sarà compatto nell’affrontare questa sfida. Ho già parlato con il Vice presidente Antonio Tajani, con il Presidente De Castro e con l’onorevole Giovanni La Via”.

CEQ

Siamo dispiaciuti ma non meravigliati, afferma Elia Fiorillo, Presidente del Consorzio di Garanzia dell’Extra Vergine, CEQ, commentando le decisioni del Commissario Ciolos, sulla mancata adozione delle norme a favore della trasparenza e della tutela della qualità dell’olio di oliva.

Noi italiani abbiamo il brutto vizio di credere che il Mondo sia Italiano-centrico, e che tutto ciò che per noi italiani è essenziale prioritario e di comune interesse lo è automaticamente anche per gli altri.

Non impareremo mai dai nostri sbagli e lo stupore generale innanzi alla decisione di Ciolos ne è l’ennesima prova. Come avremmo potuto mai sperare che di fronte a norme che complicano la gestione di un prodotto tipicamente mediterraneo e ancora in gran parte estraneo alle tradizioni gastronomiche d’oltralpe, i diretti interessati ci avrebbero riempito di encomi e avrebbero gioito dinnanzi a tali proposte?

Probabilmente, se in Europa in questi anni li avessimo messi nelle condizioni di capire l’importanza della norma per la conservazione del prodotto, per il suo apprezzamento e per la tutela e trasparenza delle informazioni, oltre alle positive ricadute sull’immagine della ristorazione, non avrebbero opposto resistenza.

A nostro avviso, afferma il Presidente del Consorzio CEQ, Elia Fiorillo, la vera scommessa sul prodotto, resta quella di cambiare l’atteggiamento dei consumatori nei suoi confronti, di rivoluzionare il valore che il consumatore gli riconosce, di riposizionarlo nella sua mente e fargli assegnare priorità che oggi non ha.

Questo impegno – aggiunge FIorillo – dovrebbe costituire il primo e comune sforzo da perseguire come lobby olivicolo-olearia italiana all’estero, allora forse, certi strumenti come i divieti all’uso di oliere, che oggi appaiono vessatori e inutili per i disinformati, in un contesto culturale più maturo, potrebbero diventare una naturale opportunità.

CONFAGRICOLTURA

Il divieto delle oliere e l’introduzione del tappo antirabbocco negli alberghi, ristoranti e bar erano due delle positive novità introdotte dall’ultima proposta di Regolamento comunitario sull’etichettatura degli oli che i produttori e i consumatori avevano particolarmente apprezzato. Regolamento che lo scorso 14 maggio era stato sostenuto da ben quindici Paesi membri su ventisette.

Ora, invece, il Commissario Ciolos, subendo le pressioni politiche di alcuni paesi consumatori, ha annunciato un’incomprensibile “marcia indietro” e l’intenzione di voler approfondire la questione prossimamente con ristoratori, consumatori e produttori perché la proposta non avrebbe avuto il "necessario largo consenso".

“L’annuncio di Ciolos è inaccettabile – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – anche per il metodo ondivago seguito. Il Commissario sembra andare in senso contrario alla tutela dei produttori e dei consumatori. A questo punto auspichiamo fortemente che il nuovo regolamento riconfermi le norme a garanzia della qualità dell’olio d’oliva nei ristoranti.”

“Le oliere, così come qualsiasi altro recipiente soggetto a refill – ha affermato poi il presidente della Federazione nazionale olivicola di Confagricoltura Donato Rossi – non garantiscono il consumatore sulla reale identità dell’olio contenuto, mancano di trasparenza nei confronti dei clienti e favoriscono il decadimento qualitativo del prodotto. La sostituzione delle ampolle con bottiglie etichettate con tappo antirabbocco, consente al contrario una veloce rotazione e offre ai consumatori maggiori garanzie anche per il termine di conservazione che sarebbe più lontano nel tempo”.

“Una presentazione adeguata dell’olio nella ristorazione – ha concluso Rossi – è fondamentale per garantire la qualità e la genuinità dei prodotti messi a disposizione del consumatore finale.”

CONFCOOPERATIVE

“Un passo indietro nella tutela dei consumatori dalle frodi e nella garanzia di sicurezza e genuinità dell’olio extravergine di oliva”. Così il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Maurizio Gardini commenta la notizia del ritiro da parte del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos della proposta presentata la scorsa settimana che prevedeva l’obbligo di utilizzare bottiglie d’olio sigillate e non riutilizzabili nei locali pubblici.

“Introdurre l’obbligo di bottiglie con tappi anti-rabocchi – prosegue il Presidente Gardini – era funzionale ad evitare che le bottiglie venissero riempite di volta in volta con oli di indubbia provenienza o di scarsa qualità. Una decisione quindi che avrebbe potuto scongiurare sul nascere eventuali frodi e agire così a tutela del consumatore”.

“Auspichiamo ora – conclude il presidente Gardini – che il Commissario all’Agricoltura, che ha annunciato che intende avviare una serie di consultazioni con i diversi soggetti coinvolti per lavorare ad una nuova proposta di regolamento, possa giungere presto a proporre una norma che sia a tutela e garanzia della qualità, della trasparenza e della sicurezza alimentare”.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter