Olivo Matto

Mancano produttori rivoluzionari nel mondo dell’olio

Luigi Caricato

Mancano produttori rivoluzionari nel mondo dell’olio

Oggi un post poco rasserenante, ma alle volte dobbiamo svolgere l'arduo compito di dire la verità. Ciò che mi sento di comunicarvi, è l’amarezza per le prospettive future dell’olio. Il passato, e mi riferisco agli ultimi quarant’anni, è stato rovinoso per il mondo olivicolo italiano. Il futuro, purtroppo, accumulerà altri danni. Il fatto è che la politica, insieme con il più deleterio associazionismo, hanno inquinato e continuano a inquinare il comparto oleario in Italia. Sembra addirittura non esserci alcuna consapevolezza di tale inarrestabile arretramento, quando altrove si colgono invece le grandi potenzialità di una espansione dei consumi in ogni angolo di mondo. Ciò che preoccupa, è che i produttori non sognano un futuro diverso. Si lasciano sottomettere da una classe politica insulsa, oltre che da un’associazionismo delirante. Ci vorrebbe invece una rivoluzione. Mancano però i protagonisti. Pochi, tra la classe dirigente del passato, si salvano. Occorre sforzarsi di individuare coloro che nel passato non abbiano commesso errori o depredato il settore.

Perché queste mie considerazioni condite da tanta amarezza? Perché il professor Lanfranco Conte, tra i massimi esperti mondiali di chimica dell’olio, delegato italiano alla Unione europea, al Consiglio oleicolo internazionale e al Codex Alimentarius, ha scritto un dolente commento su Teatro Naturale, in cui denuncia la solitudine in cui, sia lui, sia altri esperti, si trovano a operare: “I tecnici italiani che sono delegati a Bruxelles ed a Madrid, così come la Sottocommissione Metodi di Analisi per gli Oli ed i Grassi del Ministero delle Politiche agricole che ho l'onore di coordinare, non sono mai stati consultati dai parlamentari che hanno promosso la legge” salva olio italiano. “Perché? Forse perchè siamo solo chimici e non ‘chimici politici’. Forse è ora che chi si occupa di olio d'oliva in maniera scientifica la smetta e lasci il posto a chi, avendo altre competenze, evidentemente ne sa di più”.

L’Italia è questa, e ad oggi non si prospetta alcun cambiamento.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter