Olivo Matto

No, no e no

Luigi Caricato

No Tav,

No Tap,

No Vax,

No Triv,

No Gronda, 

No Ilva, 

No Terzo Valico, 

No Euro, 

No Europa, 

e no a molto altro ancora. 

Per esempio, per restare in ambito più strettamente agricolo, non manca nemmeno qui la comunità del No. 

No Ogm, come pure…

No Agricoltura convenzionale, e, soprattutto…

No Gliphosate. 

Da qualche decennio a questa parte è tutto un dilagare del no, senza alcuna possibilità di una soluzione intermedia. 

Ci sono perfino i negazionisti assoluti.

No Xylella. 

Ovvero quelli che, nonostante l’evidenza, continuano imperterriti a negare ciò che in ogni caso tutti vedono, e gli olivi rinsecchiti sono i primi a testimoniarlo.

Con l’avanzata del no, non è più possibile contrastare ogni  azione volta in qualche misura ad arginare l’avanzata del terribile e devastante batterio degli olivi.

L’Italia ormai si è ridotta a essere il Paese del No.

In ambito olivicolo, è ormai un netto no a tutto. 

No superintensivo. 

No intensivo.

No cultivar straniere.

No importazioni d’olio - nonostante l’Italia non sia mai stata autosufficiente, impossibilitata a soddisfare sia i consumi interni, sia le quote destinate all’export.

No aziende commerciali.

No aziende industriali.

Come pure vi è, nel medesimo tempo, il fronte del no che si estende addirittura agli oli da olive che non siano extra vergini di sola eccellenza, e pertanto:

No extra vergini “democratici”, destinati al consumo quotidiano, abbordabili da chiunque, anche dalle fasce più povere della popolazione. 

No oli vergini – nonostante se ne produca sempre tanto di olio vergine di oliva.

No oli di oliva – nonostante si produca ancora tanto olio vergine lampante, da cui poi inevitabilmente si ricava l’olio di oliva propriamente detto.

No oli di sansa di oliva – nonostante gli oli ricavati da questo residuo di lavorazione siano nutrizionalmente validi.

No tutto, insomma, all’insegna del declino più totale.

Se qualcuno oggi parla di decrescita felice, io avanzerei più di qualche dubbio al riguardo. 

Noi italiani non stiamo affatto diventando campioni della decrescita felice, come pure sarebbe auspicabile in tempi in cui occorre pur rivedere il proprio rapporto con il mondo, ma siamo ormai diventati protagonisti assoluti di una rovinosa e incontrastata decrescita infelice, così orgogliosamente stupidi, così stupidamente boriosi, da non preoccuparci nemmeno lontanamente del nostro futuro. 

Avanziamo solo un netto e indiscutibile no: 

no, no e no.

Iscriviti alle
newsletter