Olivo Matto

Si torna a parlare di frodi

Luigi Caricato

È un comparto sfilacciato e collassato quello oleario. Quando non si hanno più contenuti per affrontare le grandi questioni, la sola parola “frode”, da evocare a ogni occasione, diventa un lasciapassare per esercitare il proprio ruolo di responsabilità, evitando in questo modo di apparire senza contenuti, senza strategie, senza idee.

Così, ad ogni campagna olearia, quando si tratta di fare i conti con la spietata realtà, per giustificare i fallimenti di un settore, il primo argomento che viene sollevato è sempre il solito: ci sono le sempiterne frodi che infestano i mercati, oppure, in alternativa, si lamentano invasioni da parte di oli stranieri. 

È un disco rotto, ormai, ma sembra essere una nota ricorrente quando c’è il vuoto di pensiero e di azioni, ma soprattutto quando si deve nascondere pubblicamente l’incapacità nel gestire un settore in corso di rapido e ineluttabile disfacimento per mancanza di idee, di progetti, di capacità gestionale.

Si torna dunque a parlare di frodi, come un disco rotto. Per nascondere la verità su di sé e sulle proprie responsabilità, passate, presenti e future, senza sapere che questo continuo parlare di frodi non giovi certo né alla buona reputazione del comparto, né all’olio da olive.

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