Olivo Matto

Tutti i soldi di Coldiretti

Luigi Caricato

Agricolae, un giornale telematico cui va riconosciuto il merito di aver scoperchiato alcuni sepolcri imbiancati, ha posto in essere il più duro attacco a una organizzazione professionale che da decenni sta mettendo in ginocchio il Paese, soggiogando perfino le stesse Istituzioni, fino addirittura a mettere in riga gli stessi ministri agricoli, pronti a genuflettersi e dire “signorsì, comandi”, ai deus ex machina di Coldiretti.

Quanto ho letto su Agricolae mi fa enormemente piacere, anche perché, oltre a mettere a nudo il gigante da tutti riverito, lo stesso che nel silenzio generale sta riducendo l’agricoltura a mero slogan, sin dal banalissimo Km 0, ha fatto (spero, me lo auguro dal profondo del cuore) aprire gli occhi a quanti volevano a tutti i costi tenerli chiusi; e bene ha fatto di conseguenza il settimanale l’Espresso, a entrare nel dettaglio dei conti, offrendo al grande pubblico l’altro volto di Coldiretti; perché, sì, può sembrare anche cosa da poco, ma finora, mentre tutte le società hanno pubblici bilanci, liberamente consultabili da chiunque, nessuno ha mai potuto conoscere le dinamiche economiche di una organizzazione che si è sempre mossa nel più totale e assoluto riserbo, senza mai rendersi trasparente, senza mai rendere conto, in primis alla propria base, della gestione di una immensità di danaro pubblico destinata all’agricoltura ma che all’agricoltura con molta probabilità non ha mai reso vantaggi concretamente visibili.

C’è da sperare, dopo questo gran colpo, dopo questa prova di raro giornalismo serio, che tutti coloro che nel corso dei decenni si sono resi portavoce a vario titolo – direttamente o indirettamente – di tale organizzazione, o quanto meno tutti coloro che sono rimasti silenti, riflettano almeno una volta nella propria vita (se ne hanno il coraggio) intorno alla grave mancanza di democrazia all’interno del mondo agricolo, dove gli unici ad aver voce in capitolo sono quanti ruotano intorno a Coldiretti.

Credo sia inammissibile che in una società rurale in perenne scacco, ci sia uno spreco di risorse economiche vive così eclatanti, giacché alla fine, molto banalmente, si è portati a interogarsi sul fatto che se un direttore generale Coldiretti può arrivare a guadagnare negli ultimi undici anni oltre dieci milioni di euro, allora c’è nel contempo da immaginare che anche tutti i militanti impegnati nell’organizzazione siano in qualche misura ricoperti anch’essi d’oro. Forse è per questo che tutti prima o poi cedono a Coldiretti e tutti tacciono perché è meglio tacere?

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