Olivo Matto

Tutti vincenti, perché siamo i migliori al mondo

Luigi Caricato

Tutti vincenti, perché siamo i migliori al mondo

Oggi Marcello Scoccia, il vicepresidente di Onaoo, l’Organizzazione nazionale assaggiatori olio di oliva, ha riportato sul proprio profilo facebook una freddura che trasferisco tal quale qui, lasciando a voi il gusto di assorbirla in tutta l’evidente nota polemica. Scrive dunque Scoccia: “260 medaglie vinte in un concorso, 120 premi in un altro. Altra competizione, altre centinaia di premi. Non si sta per caso esagerando con tutti questi concorsi? Il mondo dell’olio di oliva ha davvero bisogno di questo per riprendersi?” Io, da parte mia, potrei chiudere qui il post odierno di Olio Officina. Non ci sarebbe da aggiungere null’altro, rispetto a quanto già denunciato in poche ma efficaci parole. Forse, semmai, si può solo aggiungere che tutta questa messinscena l’abbiamo in realtà vissuta in altre epoche, non molto lontane. Si stanno effettivamente ripercorrendo pari pari gli stessi passi (falsi) compiuti dal mondo del vino in tutti questi anni di grandi auto esaltazioni. Così, in questo funesto gioco delle parti, sembrerebbe forse il caso di consigliare una buona remunerazione a qualche disoccupato incallito. In fondo, è sufficiente organizzare un concorso oleario. Ci si può trasferire di volta in volta a New York, Tokio, Pechino, Londra, Sidney, Mosca, per essere più credibili. Insomma, ovunque si abbia qualche parente o amico che possa ospitarci sarà possibile allestire un premio internazionale. C’è sempre un eldorado in ciascuna grande capitale del mondo pronta a convogliare gridi di speranza. Ci vuol molto poco a organizzare un concorso oleario che faccia presa. Basta trovare un nome fascinoso e altisonante, facendo debitamente pagare i produttori, possibilmente una quota consistente, inventando scenari e prospettive di mercato da sogno, e il gioco è fatto. C’è sempre qualcuno che abbocca. Pensateci: è lo stesso meccanismo dei concorsi di poesia. Siamo tutti poeti in Italia, tutti poeti laureati e vincenti. Lo stesso sta accadendo con l’olio da olive: chi piazzandosi al primo, chi al secondo, chi al terzo posto, senza mai togliere il sorriso a tutti gli altri partecipanti, perché in ogni caso se ne torneranno a casa appagati, pronti a esibire un diploma, guadagnando in alcuni casi le menzioni speciali, in altri addirittura le menzioni d’onore. L’importante – sia ben chiaro – è pagare la quota di iscrizione. Poi, per il resto, se proprio questa vuol essere l’Italia che sogna di cambiare le sorti del Paese, facendo perno sugli effetti speciali, illudendo se stessi, prima ancora che gli altri, io – lo scrivo qui con tutta la franchezza che mi appartiene – non intendo in alcun modo far parte di questo circo del grottesco. Tenetemi fuori da tutto ciò.

Considerazione a margine. Tutto ciò lo scrivo senza denigrare il valore dei concorsi oleari, importantissimi nell'aver fatto da traino alla cultura della qualità; e neppure senza denigrare i tanti assaggiatori che fanno parte delle giurie, ma, quando si eccede si eccede, ci deve essere una regolamentazione dei concorsi oleari, altrimenti i furbi che vogliono tenere in scacco i produttori e ingannare nel contempo i consumatori, avranno partita vinta. E' necessario porre un freno all'invasione dei concorsi oleari. Non credete?

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