Saperi

Andrea Bertazzi, tra Bibbia e Piccolo Principe

Giovane e determinato, mosso da grande passione ed entusiasmo, anche se per il momento il ritorno economico non corrisponde al tanto lavoro svolto. La cosa che più lo impensierisce, è la mole di burocrazia. Mai però perdere la speranza. L’occasione di riscatto c’è: basta fare azioni e scelte mirate

L. C.

Andrea Bertazzi, tra Bibbia e Piccolo Principe

Andrea Bertazzi è nato a Desenzano del Garda nel 1976 e risiede e opera a Polpenazze del Garda. Diplomatosi presso l’Istituto alberghiero “Caterina De Medici” di Gardone Riviera, ha successivamente frequentato un corso base, post diploma, su viticoltura ed enologia presso un istituto agrario, e a seguire una serie di corsi di potatura dell’olivo, nonché di degustazione di olio e vino.

Ha lavorato per parecchi anni nel settore della ristorazione, ma anche nell’azienda agricola di famiglia con il padre. Pian piano si è poi concentrato in via sempre esclsuiva all’attività agricola, seguendo sia i lavori della coltivazione della vite e dell’ulivo, sia la parte burocratica.

All’età di 22 anni è entrato a far parte, con il ruolo di consigliere, nel Cda della Coop. Agr. di San Felice del Benaco, mentre a 31 anni ha assunto il ruolo di consigliere all’interno del Cda del Consorzio tutela olio Garda Dop, divenendone poi, a 33 anni, presidente.

I tratti migliori della personalità. Sono una persona sorridente e solare. Cerco di mettere sempre a proprio agio la gente e mi piace ascoltare chiunque mi parli. Sono paziente, ragionevole, cerco di accettare e affrontare con atteggiamento sereno le difficoltà e le sofferenze della vita cui spesso siamo messi alla prova, traendone sempre un insegnamento per uscirne ogni volta più forte. Ecco, ho sempre voglia di imparare, di confrontarmi e conoscere.

Virtù coltivate abitualmente. Ne indico quattro. razionalità, educazione, umiltà e onestà.

I limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere. La non puntualità. Sono quasi sempre in ritardo agli appuntamenti. E poi, mi arrabbio e perdo la pazienza con chi si approfitta della mia buona fede e mi prende in giro.

Vizi ai quali non si intende rinunciare o, pur volendo, non vi si riesce. Non ho particolari vizi ma due cose a cui non riesco a rinunciare sono il gelato e il cioccolato fondente.

Un ricordo dell’infanzia. Mia nonna paterna. Quando si mangiava, mi insegnava a pulire bene le ossa dalla carne, non lasciando avanzi nel piatto.

Da quanto, e perché, si occupa di olio. Da quando mi sono insediato in maniera stabile nell’azienda di famiglia, circa tredici anni fa. Mio padre mi ha trasmesso la passione per l’olivicoltura e per l’olio. Una passione cosi ben radicata e che coltivato ogni volta sempre di più.

Se si crede davvero nel proprio lavoro. Se vi è ancora un senso di sano entusiasmo o se vi qualcosa che turba e impensierisce. Sì, perché ho tanta passione ed entusiasmo, anche se per il momento il ritorno economico non corrisponde al tanto lavoro svolto. La cosa che più mi impensierisce, è la mole di burocrazia, tra adempimenti, registrazioni, scadenze a cui sono sottoposte le aziende agricole. Una occupazione che richiede molto tempo e che è così faticoso ricordare e seguire tutto.

Il comparto olio di oliva che non naviga in buon acque, con l’olio extra vergine di oliva divenuto ormai prodotto commodity. Se vi siano soluzioni per cambiare il corso degli eventi. Credo sia importante dare al consumatore informazioni ed elementi chiari, per conoscere e scegliere quale olio acquistare. Per fare questo non basta dire solo che è olio italiano, o puntare solo su marchi di garanzia o in generale sull’etichettatura. E’ utile perseguire una strada simile a quella percorsa dai vini. Descrivere le caratteristiche di un olio in base alla provenienza territoriale e gli abbinamenti con i cibi è un passo importante. Oggi la televisione è ricca di trasmissioni di cucina, molto seguite dal pubblico, che poi fa la spesa; e sarebbe senz’altro utile se venisse inserita una piccola rubrica che proponga l’abbinamento più indicato, con la spiegazione di come un olio si abbini a una pietenza. Ecco, in tal modo si comincerebbe a fare formazione per il grande pubblico. Questa, che può sembrare una proposta banale, secondo me contribuirebbe molto, invece, a educare il consumatore e a fargli prendere coscienza circa le differenze di categorie, qualità e prezzo dei vari oli.

A proposito di olio extra vergine di oliva. Al primo posto, qualità o origine? Sono due elementi fondamentali. La qualità: perché un buon olio mantenga le proprietà nutritive utili per l’organismo, ma anche le caratteristiche organolettiche che s riscontrano al naso e al palato. Ma anche l’origine: che costituisce sempre un valore aggiunto, utile per identificare e distinguere un olio dagli altri, valorizzandone anche il territorio di provenienza.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Se l’agricoltura è confinata in un ambito di marginalità, si intravede una possibile occasione di riscatto per tale prodotto? L’olio è un prodotto molto antico, come il vino, e oggi dovrebbe meritare la stessa considerazione di cui gode il vino. L’occasione di riscatto c’è: basta fare azioni e scelte mirate, con un obiettivo ben chiaro, a livello nazionale, che vada a beneficio vero dell’olivicoltura e del consumatore. Basta volerlo!

Se si crede nei sogni. Se ve ne sia uno non ancora realizzato e che con ostinazione e instancabile coraggio si insiste nel coltivare. Un concerto in una domenica pomeriggio primaverile, con le musiche del maestro Giovanni Allevi, nei terreni della mia azienda, tra ulivi e vigneti.

Se sia possibile realizzare il sogno, o se sia una pura utopia. Credo sia una utopia, ma mi piace comunque continuare a sognare, come se fosse possibile.

Ciascuno di noi ha uno o più miti ai quali si affida per un proprio personale punto di riferimento. Quale. Più che una persona, ho ben impresso, come riferimento, una frase di Robert Kennedy: “ Alcuni vedono le cose come sono e si chiedono il perché; io sogno cose mai accadute e mi chiedo: perché no?”

I libri, o il libro, fondamentali nella propria formazione. La Bibbia, Il Piccolo Principe di Antoine Saint-Exupery, Pane e Pace di Antonio Pascale, e i libri di don Andrea Gallo.

Se si possa ancora salvare l’Italia. L’Italia si può salvare se guarda e si ispira a persone che nella storia hanno lavorato bene, e sono stati di esempio, ma anche punendo, senza giustificare chi invece si è comportato male. I giovani hanno bisogno di esempi positivi cui guardare, in modo da imparare a costruire un futuro diverso e migliore. Come diceva Papa Giovanni Paolo II, e poi ribadito dagli ultimi due Papi: “Non uccidete la Speranza!” Sì, dovviamo continuare a sperare!

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