Saperi

Dalle stelle alle stalle. Quando la scienza incontra le stalle

Esiste una differenza tra “scienziato” e “ricercatore”? E, se esiste, può essere così profonda come quella tra “banchiere" e "bancario”? L’appartenenza a un’istituzione scientifica, che sia una università o altro, può forse garantire di poter fruire dell’appellativo di scienziato? Se il significato delle parole rappresentasse, di fatto, un concetto di uniformità delle attribuzioni nell’impegno lavorativo avremmo un mondo pieno di banchieri e un mondo pieno di scienziati, e così, evidentemente, non è

Massimo Cocchi

Dalle stelle alle stalle. Quando la scienza incontra le stalle

Ho più volte letto e riletto la definizione che viene data della scienza e degli scienziati e, devo dire, che non mi trova completamente allineato e soddisfatto.

Credo che fra “scienziato” e “ricercatore” vi sia una profonda differenza, così come c’è una profonda differenza, ad esempio, fra “banchiere e bancario”, due diversi livelli di impegno che scaturiscono dalla capacità intellettiva di esprimere una capacità intuitiva e operativa che manifesta un passo diverso rispetto alla esecuzione routinaria dei propri compiti.

Se il significato delle parole rappresentasse, di fatto, un concetto di uniformità delle attribuzioni nell’impegno lavorativo avremmo un mondo pieno di banchieri e un mondo pieno di scienziati, e così, evidentemente, non è.

Pur vivendo, oggi, un tempo che tende all’appiattimento dei valori, al dimensionamento verso il basso delle capacità intellettive, alla sottile politica, mediatica e non solo mediatica, di condizionamenti che vorrebbero cervelli uniformati alla soggezione del potere, e di esempi ne abbiamo avuti ben tanti e dei quali conosciamo anche i devastanti risultati, non si percepiscono segni di reazione e ribellione intellettuale che pongano un argine al fenomeno.

Anche la “scienza” sembra subire lo stesso destino, tutti scienziati, proni ai dettami del potere, dimentichi delle più elementare regola della scienza che è quella di dire la verità, la verità si scopre, poi, nel tempo, quando gli eventi dimostrano ineluttabilmente il contrario di quello che gli “scienziati” dell’ultima ora mediatica affermavano.

Un’ubriacatura generale del nulla, dimenticando che l’appartenenza a un’istituzione scientifica, che sia università o altro, non ti garantisce, automaticamente, di potere fruire dell’appellativo di scienziato.

Sono i mezzi mediatici, il “pochismo” giornalistico, per fortuna non di tutti, che ti fanno diventare scienziato, più appari e più sei scienziato.

Mi dispiace che molti non conoscono quanto diceva uno dei padri della Biochimica italiana, e Maestro del mio Maestro, “non andate in televisione perché chi ci va è come i “coglioni dei cani”, i primi che si mostrano”.

Lui, era uno “scienziato” e non aveva bisogno di bagni mediatici per ribadire ciò che era.

La scienza deve rimanere chiusa nel silenzio dei laboratori dove si producono, per chi ci riesce, i risultati e renderli poi disponibili alla comunità senza tanto clamore.

La “scienza” è cosa seria e deve essere per tutti pur non essendo di tutti, siamone consapevoli.

Con la lettera seguente, indirizzata agli amici, si chiudeva un percorso che aveva subito il vergognoso attacco da ignoti, poi non tanto, se si pensa che la ricerca, come aveva detto l’amico Kary Mullis non solo rappresentava una rivoluzione medica, filosofica e religiosa, ma ne toccava interessi così profondi che avrebbero costretto alcune istituzioni, fra tutte la magistratura, a rivoluzionare concetti portanti del potere che esercita, il concetto di libero arbitrio e la capacità di intendere e di volere.

Nel 2017 finiva l’era delle stelle perché qualcuno pensava bene che sarebbe stato meglio relegarci nelle stalle.

 

A chi deve sapere

 

Carissimi Amici,

È con un sentimento di profondo rammarico e delusione che vi indirizzo questa lettera.

Rammarico perché ho coinvolto tante persone in una “quaestio” che, forse, fin dall’inizio, ad un osservatore attento, lasciava poco spazio alla speranza di fare qualcosa di utile.

Delusione per la realizzata consapevolezza di vivere in un paese difficile, complesso e intriso di anomalie profondamente radicate in una cultura fondata su oscuri pensieri.

Ho cercato fino in fondo di difendere una ricerca della quale, forse, non avevo compreso le particolarità delle implicazioni, eppure ero stato avvisato dall’amico Kary Mullis che essa sarebbe stata “una rivoluzione per la medicina, la filosofia e la religione”.

Ora comprendo il significato di quelle profetiche parole e quanto poteva essere veramente una rivoluzione, ma nell’interesse di chi soffre, nella prospettiva di un’insperata soluzione a due patologie devastanti come la depressione e la cardiopatia ischemica.

Ciò è oggi vanificato da eventi che neppure potevo immaginare, sospettare, pensare.

Ripetuti avvisi, addirittura dal sapore ironico, ma non era tale, sono giunti a destinazione lasciando spazio, nel tempo, a riflessioni e ricostruzioni che, alla luce di innumerevoli coincidenze e prove, oggi, non lasciano dubbio alcuno all’esistenza di una precisa e oscura regia.

Falsi giornalisti che chiedono un’intervista, lettere manipolate con l’uso di loghi istituzionali (Ministero della Salute e firma falsificata del Preside della Facoltà di Medicina di Tor Vergata), che prendono appuntamento a nome del Ministro della Salute, e tutto sempre facendo riferimento alla ricerca sulle piastrine, quindi con un messaggio preciso.

Mentre scrivo queste parole mi viene quasi da sorridere al pensiero di avere impegnato menti che dovrebbero essere oggetto di studio, di quello studio che è, evidentemente, sotto osservazione, e fatico ancora a comprendere, pur nella chiarezza sequenziale degli eventi, la provenienza di una regia così demenziale.

Con questa lettera io rinuncio all’aiuto che tutti gli amici hanno offerto e chiedo scusa per il tempo che ho loro “rubato”.

Nel fare ciò, tuttavia, riaffermo e sottolineo che con gli amici Lucio e Fabio, che è stato il magistrale interprete dei sottili meccanismi interpretativi dei risultati della ricerca rispetto all’essere uomo, abbiamo fatto un lavoro onesto, scevro da condizionamento alcuno.

Possiamo essere, comunque, orgogliosi del risultato raggiunto che è chiaro, trasparente e inequivocabile.

Forse proprio per questo risultato si sono verificati gli accadimenti precedentemente accennati.

Non creda, tuttavia, chi ha costruito questo disegno criminoso, di poterne andare fiero perché ha solamente contribuito a rinforzare quel delittuoso e inumano progetto che tende a perpetuare sofferenza e devastazione d’animo a chi ne è, purtroppo, colpito.

Io lascio ma non rinnego nulla di quello che ho fatto, non rinnego che con la nostra ricerca si è messo in discussione il pensiero più intimo dell’essere umano, si è messo in discussione il libero arbitrio, si è messo in discussione l’approccio farmacologico alle devastanti patologie prima ricordate.

Io sono venuto dall’insegnamento di due grandi Maestri che credevano al lavoro del ricercatore nel silenzio dei laboratori, in quello io, ora, ritorno.

[Bologna, febbraio 2017]

In apertura, foto di Olio Officina

 

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