Saperi

Dio gioca o non gioca a dadi?

Cercare la verità è come riscontrare la certezza nel dubbio. Da un punto di vista ontologico, la filosofia spreme le meningi degli esseri pensanti e ti lascia nel dubbio. Non ci sono dogmi, solo interrogativi senza risposte certe. L’uomo, come essere pensante e razionale, non può sottostare al fato e quindi si crede libero. Ma esiste anche l’illusione della libertà

Clara Benfante

Dio gioca o non gioca a dadi?

Quella mattina stranamente fu puntuale, una puntualità che non le si addiceva… Un caso? Qualcosa doveva accadere senza che lei ne fosse a conoscenza.

“Beddra matri, ccu c’è!”. Mia mamma, da buona Siciliana, pensò questo non appena vide all’interno di una Fiat punto bianca quello che, in un futuro non molto futuro, sarebbe stato mio padre.

Soltanto il caso è responsabile dell’incontro e della successiva unione dei miei genitori e di conseguenza della nascita mia e di mio fratello.

Mi piace ascoltare la mamma quando racconta il suo primo incontro con papà e mi piace ancora di più quando sottolinea il fatto che lei e papà frequentavano la stessa scuola, vivevano nello stesso paese ma non si erano mai rivolti più di una parola, anzi, sembrava che l’unico “sentimento” che li legasse fosse una reciproca indifferenza.

Papà, con il sorrisetto da sbruffone, dice sempre che, se non fosse stato per le scarpette con “gli occhi di bue”, non si sarebbe accorto minimamente della mamma che, a quei tempi (fortunatamente adesso è migliorata) aveva uno stile sui generis che dava molto nell’occhio.

Se mia mamma non avesse indossato le scarpette ad occhio di bue e mio padre non si fosse trovato come supplente nella stessa scuola di mia mamma, IO…  sarei qui?

La filosofia mi piace proprio per questo: non sempre è possibile trovare una risposta a tutto ciò che ci domandiamo.

La scienza ci prova e al 99% riesce a trovare una risposta ad ogni domanda.

Da un punto di vista ontologico, la filosofia spreme le meningi degli esseri pensanti e ti lascia nel dubbio, non ci sono dogmi, solo interrogativi senza risposte certe: “cercare la verità è come riscontrare la certezza nel dubbio”.

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Il conflitto tra caso e determinismo mi ha sempre affascinato e il non trovare una soluzione a questo dilemma ancora di più.

Esiste davvero il libero arbitrio? Oppure siamo solo delle marionette, o, meglio ancora, delle anime nelle mani delicate delle tre MOIRE?

Ulisse, grande follower della libertà di azione, avrebbe risposto in favore del libero arbitrio: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

L’uomo, come essere pensante e razionale, non può sottostare al fato e quindi si crede libero.

Ma esiste anche l’illusione della libertà, l’illusione di vivere all’interno di una “caverna” che, per noi, è la rappresentazione della vera vita, una libertà incatenata.

Dunque, da un lato del “ring da combattimento” abbiamo i deterministi, quelli che credono che tutto avvenga per caso (inteso come destino) e dall’altro lato i sostenitori del libero arbitrio e della concezione “dell’homo faber fortunae suae”.

Solitamente la saggezza sta nel mezzo, e in questo caso potremmo dire che esiste un “fifty-fifty” come sosteneva Machiavelli.

È vero che l’uomo è “libero” ma solo per metà, “perché il nostro libero arbitrio non sia spento” ed è vero che “la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi” (Il Principe, Niccolò Machiavelli. Universale economica, Feltrinelli).

Machiavelli paragona la sorte di ciascun uomo all’immagine di un fiume in piena che bisogna arginare con l’intervento umano se non si vuole che distrugga tutto ciò che è stato costruito.

Se fossimo governati in totodal libero arbitrio, se avessimo al 100% la libertà di scelta, non esisterebbero gli imprevisti, non esisterebbe l’amore e l’innamoramento, non esisterebbero mamma e papà e non esisterebbe il “chissà”.

Non si può avere il controllo di tutto, a volte si inciampa e si deve riconoscere che la colpa non è sempre della strada tortuosa, ma anche della distrazione e… chissà, del Caso, magari.

Forse tutto ha davvero un suo perché, forse tutto è destinato ad andare in una determinata maniera e noi ci illudiamo che siamo i padroni delle nostre scelte non sapendo, in realtà, che ci prendiamo in giro da soli.

Platone, nel suo simposio, riprende il mito degli ermafroditi, secondo cui ciascun essere umano cerca di ritrovare la propria iniziale completezza cercando la propria metà perduta, come se due anime fossero destinate fin dall’inizio a stare insieme.

Determinismo o libero arbitrio che sia, la vita è comunque una partita a dadi governata dal “chi lo sa”… ed è bello così.

In apertura, illustrazione di M. C. Escher, Relativity, 1953 

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