Saperi

Il padre di tutti i pregiudizi

L’idea dell’agricoltura come mondo a parte è il più grave dei pregiudizi. Ciò accade ogni qualvolta si accantonano le grandi politiche strutturali di modernizzazione per dare spazio a interventi assistenzialistici e protezionistici

Alfonso Pascale

Il padre di tutti i pregiudizi

Momenti di Olio Officina Food Festival 2014. Riportiamo la trascrizione, rimodulata in forma testuale, di uno dei tanti interventi di Alfonso Pascale a Olio Officina Food Festival. Si ringrazia per la gentile collaborazione il movimento culturale TreeDream, sia per la stesura del testo dell’intervento di Alfonso Pascale, sia per il video, che potete seguire cliccando QUI


Vediamo quali sono i principali pregiudizi che gravano sull’agricoltura.

Il primo pregiudizio è quello di ritenere le campagne come un mondo di individualisti, di persone non socievoli. Non a caso quando si parla di società civile si pensa immediatamente alla città. “Civile” contrapposto a “rurale”, “urbano” contrapposto a “villano” con un forte connotato negativo.

A questo pregiudizio si aggiunge poi un altro: quello di vedere l'agricoltore e le campagne come entità restie all'innovazione, sostanzialmente soggetti di conservazione, di reazione.

Ancora un ulteriore pregiudizio è quello di considerare l'agricoltura come qualcosa da proteggere. Proprio perché questo mondo non sarebbe capace di innovarsi e di interagire con la modernità urbana e industriale, con le tecnologie, bisogna allora proteggerlo. E sarebbe necessario farlo perché l’agricoltura ci può servire, ad esempio, per procurarci il cibo.

Ma chi è il padre di tutti questi pregiudizi?
Il padre di tutti questi pregiudizi è che l'agricoltura e le campagne costituiscono un mondo a parte. E’ questo il più grave dei pregiudizi che opprime l’agricoltura: essere considerata qualcosa di specifico, da distinguere dall’insieme della società e dell’economia e, quindi, da mantenere separata dal resto.

Quando questo pregiudizio si istituzionalizza?
Ogni qualvolta che si accantonano le grandi politiche strutturali di modernizzazione, come la bonifica integrale, la riforma agraria o le grandi opere infrastrutturali nel Mezzogiorno, e si dà spazio a interventi assistenzialistici e protezionistici.

Per poter realizzare queste politiche, si deve necessariamente immaginare l’agricoltura come un mondo a sé stante, autoreferenziale, chiuso a riccio. Ma è solo una costruzione politica - a fini di controllo sociale - che non corrisponde alla realtà. E che però finisce per trasformare, in ultima istanza, quello che è solo un disegno politico per esercitare un dominio e ottenere un consenso in qualcosa che dà forma al reale e in cui gli stessi agricoltori finiscono per immedesimarsi.
E’ questo l’esito più deleterio dei pregiudizi che attanagliano l’agricoltura e le campagne.

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