Saperi

L’arte di essere imbecilli

Ci sono imbecilli in bona fides e imbecilli in mala fides. Bisogna prestare attenzione soprattutto a quelli in male fede: sembrano stupidi, ma hanno un caos dentro in grado di generare guerre. Non è un caso che spesso questi si ritrovino a governare nazioni e a ricoprire cariche politiche di rilievo. Forse che l’imbecillità oltre ad essere pandemica sia anche genetica? Chissà se qualche genio possa trovare la giusta “medicina”

Massimo Cocchi, Clara Benfante

L’arte di essere imbecilli

Clara Benfante 

Vi è mai capitato di sentirvi imbecilli? A me sì, tante volte!

Mi capita quando mi prendo una “brutta cotta”, magari non corrisposta, per qualche ragazzo.

Mi capita quando non capisco al volo gli indovinelli. Mi capita quando voglio avere ragione su un determinato argomento e, alla fine, riconosco di avere torto marcio.

Quando Massimo mi ha chiesto di intraprendere questa nuova avventura, ho pensato: “Caspita, e adesso? Come lo posso immaginare un imbecille? Come posso far trasparire l’essenza di questa debolezza mentale da uno scritto?”.

Poi mi sono ricordata che il mondo è pieno di imbecilli e, dunque, mi sono messa all’opera.

Come per qualsiasi fatto che accade bisogna valutare sempre il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Allo stesso modo, bisogna verificare se un atto o un fatto è stato commesso in mala fides in bona fides e, ancora, bisogna comprendere la differenza tra imbecilli in bona fides e imbecilli in mala fides.

Ormai il termine imbecille, nel nostro linguaggio, non viene più utilizzato per indicare una condizione psicofisica di “assenza di intelligenza”, piuttosto per indicare un momento temporaneo di stupidità, di leggerezza mentale, un momento in cui si è al di fuori degli schemi sociali.

Non a caso, quando penso alla parola “imbecille” mi viene in mente la figura del giullare di corte, dello sbruffone, quello che pur di fare divertire e intrattenere la folla a corte faceva di tutto e di più, comportandosi come un vero e proprio fenomeno da baraccone.

Eppure, il giullare di corte, questo imbecille “in buona fede”, è stato essenziale per la storia della letteratura: questa figura tanto acclamata dalla folla di corte è riuscita a cucire la letteratura colta e quella popolare ed è stata in grado di tramandare molti miti e leggende che oggi non si conoscerebbero.

Dunque, il giullare rappresenterebbe l’esempio più eclatante di imbecillità in bona fides e, allo stesso modo, rientrano in questa cerchia tutti quegli amici che, pur di strappare via un sorrisetto dal viso, farebbero di tutto, anche farsi giudicare male agli occhi degli altri (ma tanto che importa di cosa dice la gente?).

Comunque, non è di questo tipo di imbecillità che si deve discutere, anzi sono grata che vi sia, piuttosto bisogna fare attenzione “all’imbecillità in mala fides”.

Mi viene in mente un detto siciliano, una vera e propria perla di saggezza, che mi ripete sempre mio nonno: Ta scantari di chiddi ca ti parunu babbi. E purtroppo, è vero, bisogna prestare attenzione agli imbecilli, quelli in male fede, quelli che sembrano stupidi ma che hanno un caos dentro in grado di generare guerre.

Non a caso i “babbi imbecilli”, molto spesso, si ritrovano a governare nazioni e ricoprono cariche politiche di grande rilievo… ma non facciamo nomi, perché scripta manent.

Tuttavia, devo essere sincera, l’intento di questo scritto era un altro: Massimo mi aveva chiesto di intraprendere una nuova avventura sulla ciclicità della storia e di come essa sia lo specchio dell’imbecillità umana.

Così, da brava allieva, ho abbozzato alcune idee: ho pensato a Marx e al suo concetto di storia come un continuo ripetersi di lotte di classe; ho pensato a Hegel e al binomio storia-guerra, poi ho pensato alla circolarità di Nietzsche… poi ho preso il foglietto su cui avevo scritto e l’ho strappato.

Vi è un’unica frase che riassume tutto il concetto di storia e di imbecillità e di imbecillità nella storia: chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo!

Sembrerebbe, a prima lettura, una di quelle frasi fatte che si dicono per fare “bella figura”, ma, in realtà, George Santayana intendeva molto di più: il progresso.

Se si vuole realmente parlare di progresso, se si vuole rendere possibile, si deve fare in modo di ricordare le esperienze passate e di imparare da esse così da scorgere i modi diversi di agire.

La psiche non è in grado di inventare ex novo, elabora e prende spunto da esperienze fatte.

Non siamo in grado di elaborare un viso totalmente nuovo, mai visto, perché prendiamo inconsciamente spunto da visi familiari e, allo stesso modo, le esperienze fatte ci consentono di non ripetere gli stessi errori.

Si parla di filosofia, però tra il dire e il fare c’è di mezzo… l’imbecillità umana.

È tutto un continuo ripetersi, perché non siamo stati in grado di interrompere il vortice vorticoso della storia che ci inghiotte, che ci porta a ripetere gli stessi errori illudendoci di progredire.

Immagino la storia come un vagone della metro che scorre continuamente in un binario chiuso e il mondo come unico passeggero che sale in questo treno, con la convinzione che la prossima fermata sarà diversa da quelle precedenti, non comprendendo che si tratta di un corto circuito.

Il 2020 è la rappresentazione di questo binario chiuso: nuove pandemie che scatenano il caos più totale, nuove forme di “imperialismo” nello sviluppo tecnologico-industriale, nuove dittature, nuovi conflitti, nuove armi, nuove forme di immigrazione ed emigrazione e, nuovamente, il razzismo.

La civiltà è un accumulo, si edifica sopra quello c’era stato prima, e la storia si prende gioco dell’imbecillità umana e a noi non resta altro che essere bravi attori di un copione già scritto.

Adesso tocca al mio maestro e al suo tratto di storia che è un tantino più lunga della mia …

 

Massimo Cocchi

Non nascondo che dopo avere letto l’esposizione della mia dotta allieva ho accusato un po’ di imbarazzo a tenerne il filo.

Per il noto detto “la fortuna aiuta gli audaci”, mi è venuto in soccorso una notizia riportata da diversi quotidiani di oggi 20 settembre 2020 sulle angherie di un amministratore delegato che imperversava su un’umile impiegata vessandola con il controllo delle pause, ecc., ricordandole che il “capo” era lui, per meglio dire il “padrone”. Fa sempre bene, in questi casi andare a rileggere le definizioni classiche e, per questo mi sono andato a rileggere la definizione di imbecille tratta dalla Enciclopedia Italiana, il perché è evidente, questo individuo si inquadrava nelle mie categorie mentali come un imbecille.

Ernesto Lugaro, da Enciclopedia Italiana (1933)

IMBECILLITÀ (lat. imbecillitas; ted. schwachsinnigkeit). - Difetto grave, ma non gravissimo, dello sviluppo psichico, che consente l'uso anche largo della parola (per lo più con qualche difetto d'articolazione: lamdacismo, rotacismo e altre forme di blesità), ma non permette un profitto scolastico tale da riuscire praticamente utile nei rapporti sociali. Al disotto degl'imbecilli stanno gl'idioti, al disopra e fino ai limiti della normale mediocrità stanno i semplici di spirito. La relativa ricchezza di sviluppo psichico (al paragone con gl'idioti) consente agl'imbecilli una psicologia più complessa e ricca di anormalità intellettuali e morali. Gl'imbecilli sono spesso fatui, vanitosi, bugiardi, ipocriti, volubili, riottosi, ribelli, crudeli. Possono presentare crisi distimiche, delirî di grandezza o di persecuzione, pervertimenti sessuali, insensibilità morale, tendenze criminali. Possono presentare anche squilibrî e disarmonie notevolissime nel grado di sviluppo delle varie attività sensoriali, mnemoniche, intellettuali, al punto da offrire, accanto a gravi deficienze, dei veri talenti parziali, ad esempio per il calcolo, per la musica. I processi organici che determinano l'imbecillità sono i medesimi che, in forma più grave, dànno luogo all'idiozia: le malattie fetali (specie luetiche), gl'incidenti del parto, le infezioni della prima infanzia, le cerebropatie d'indole degenerativa ed ereditaria. Le distinzioni psicopatologiche e cliniche tra le forme d'idiozia e quelle d'imbecillità sono di grado e non di natura.

Se leggiamo attentamente la definizione, seppur antica, mi sembra di non essermi sbagliato di molto.

Anzi, questa definizione mi ha fatto riflettere che l’imbecille può anche essere affetto da forme psicopatologiche, come da definizione.

Come tali, questi imbecilli psicopatici, dovrebbero essere compresi e curati in modo appropriato.

Allora dove sta il problema?

È molto semplice, la maggiore parte di questi imbecilli, purtroppo, vive in libertà, in mezzo alla gente, in condizioni di presunta normalità.

Un fenomeno interessante, ad esempio, è quando una maggioranza relativa ha deciso di dare il voto a un comico producendo espressioni che, se non fossero reali, avrebbero potuto essere ben rappresentate in pièce teatrale.

Tornando all’imbecillità, ne è esempio ricorrente e inevitabile, come bene ha detto Clara, la mancata acquisizione del patrimonio esperienziale del passato ad evitare il ripetersi di errori generazionali e di stampo clamoroso. L’imbecillità, nella sua più attuale interpretazione, sembra che essa sia pandemica nel rincorrere illusioni di cambiamento e affidarle a persone incompetenti e di scarsa intelligenza, così proiettate come sono a soddisfare il proprio ego di leadership. Io sono il padrone!

Per fortuna, sempre come ricorre storicamente, il popolo degli imbecilli, poi, si ribella e cerca di ritornare al “si stava meglio quando si stava peggio”.

Poi di solito tutto torna a riproporsi nella peggiore versione, si ricomincia da capo.

Forse che l’imbecillità oltre ad essere pandemica sia anche genetica?

Rileggiamo bene, tutti, la definizione di “imbecillità” e vediamo se qualche genio sia in grado di trovare una giusta “medicina”.

In apertura, una foto di Luigi Caricato:  opera di Mattia Novello ("Ciò che resta"), dalla mostra "Respiro sott'aria" (Asolo, Villa Freya: 19 settembre 2020 - 5 ottobre 2020)

 

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter