Saperi

L’olio svilito

La Newton Compton è nota per essere una casa editrice molto attiva, orientata a prezzi bassi, a volte stracciati. Politiche editoriali sulle quali non vogliamo esprimere giudizi. Ciò che invece ci rende perplessi, sono alcune operazioni che impongono tendenze di consumo destinate a far modificare il nostro modo di concepire i condimenti

Luigi Caricato

L’olio svilito

Qualcuno tra voi avrà notato sugli scaffali il libro Insalate per tutte le stagioni, di cui è autrice Harry Eastwood per le edizioni Newton Compton. Si tratta di un volume illustrato con oltre cento ricette definite “sane, colorate e fresche”, pensate per chi voglia “restare in forma”. Insomma, un libro che promette molto e a poco prezzo. Sì, a poco prezzo, nonostante il volume faccia parte dei Grandi Manuali Newton. Fin qui non stiamo a discutere. La casa editrice resterà senza dubbio alla storia per aver cavalcato negli anni Ottanta i libri a mille lire – anche se la brillante idea era stata lanciata in verità da Marcello Baraghini.

Ora, che un libro di 240 pagine venga posto in vendita a soli 12,90 euro è una strategia commerciale che ciascuno può scegliere di adottare o meno. Sicuramente ne trarranno vantaggio i lettori, i quali si ritrovano una tipologia di libro che altre case editrici riescono a mettere in commercio a dieci se non a venti euro in più, pur con le medesime caratteristiche tecniche, di un un volume di grande formato. Ciò che invece ci fa intristire oltre misura, non è soltanto l’abitudine, tutta italiana, di rieditare libri esteri, investendo solo sulla traduzione. Non sta qui il problema (che pure è un problema grave, perché rende debole la nostra editoria): il vero e grande problema, semmai, è proprio ciò che questi libri di fatto, attraverso la loro diffusione, trasmettono ai nostri lettori.

Non entro nei contenuti del libro, i quali sono sempre opinabili. La qualità di un lavoro editoriale viene giudicata sempre in maniera soggettiva, al di là della veste esterna del volume che è sempre motivo di attrazione. Resta il fatto che sfogliando il libro della Harry Eastwood emerge un aspetto inquetante: c'è una rivoluzionaria presentazione degli ingredienti. Basta poco infatti per notare che le materie prime sono più vicine ai gusti anglosassoni che non ai nostri.

Nel caso specifico dei condimenti, laddove nelle insalate costituiscono il perno centrale, la Eastwood propone giustamente i “suoi” condimenti, non certo i nostri. Ed ecco allora il dominio assoluto di condimenti che nulla hanno a che fare con la tradizione mediterranea -  e anche là dove (poche volte) compare l’olio ricavato dalle olive, questo non viene mai denominato nella sua categoria commerciale d’elezione: l’olio extra vergine di oliva. L'olio ricavato dalle olive compare, sì, le poche volte che viene citato, ma (indistintamente) si cita solo l’olio di oliva, senza specificare quale.

L'olio di oliva magari nella mente dell’autrice poteva essere l’olio di oliva nella sua massima espressione, ma non compare tuttavia la dicitura "olio extra vergine di oliva". Di fatto, l'indicazione dell'olio di oliva equivale a suggerire un prodotto mercologicamente diverso, certamente poco adatto per una insalata, non avendo una sua specifica e variegata identità sensoriale.

Può sembrare una osservazione di scarso rilievo, e invece è fondamentale. Sì, perché questo libro giungerà nelle mani di una popolazione italiana e in qualche modo sarà destinato a condizionare la tendenza di consumo. Proprio per questo mi chiedo se abbia senso una simile operazione editoriale se non è in qualche modo (non dico rimodulata) ma almeno mediata o contestualizzata. E’ davvero un modo giusto di fare editoria? E' una politica editoriale di qualità?

L’editore in questo caso punta solo a vendere. Aquista un libro che funziona altrove e lo ripropone a scatola chiusa, senza lavorarlo. Tutto all'insegna dell'abbattimento dei costi di produzione di un volume. L'editore, in questa caso la Newton Compton, non ha altri obiettivi se non quello di fare fatturato. Ma ha senso insistere su una simile politica editoriale? Porta vantaggi al Paese, oltre all'editore?

Non voglio prendermela con la Newton Compton, per carità. In settembre, a partire dal giorno 11, sarà in libreria un nuovo volume, questa volta l'autrice è l’italiana Alba Allotta. Il libro ha per titolo 500 ricette di insalate e insalatone. Non stiamo a giudicare e a fare gli snob, ma la riflessione che ho lanciato deve pur farci riflettere su quale strada il nostro paese sta indirizzandosi.

Quanto ai libri sulle insalate, io ai lettori di Olio Officina Magazine consiglio ben altre letture, di alta qualità. Anche perché sono stufo di troppi titoli insignificanti in circolazione, soprattutto se legati al cibo - ma lo stesso discorso vale anche per romanzi e saggi

Intanto propongo una summa ineguagliabile, che nemmeno lontanamente un editore generalista qual è Newton Compton riusciurebbe mai a concepire, prima ancora che a produrre: ed è Le insalate, un'opera corale, con un serio coordinamento scientifico e ben 67 autori scelti fra i maggiori esperti delle insalate del nostro Paese. Il libro fa parte della celeberrima collana “Coltura & Cultura” (QUI).

E infine, altri due titoli, di cui è autrice l’insalatologa Jeanne Perego: uno per Mondadori, 365 insalate per tutto l'anno e per tutti i gusti (QUI), e l’altro, recentissimo, per Tecniche Nuove, dal titolo Tutto su insalate e condimenti (QUI).

Nient'altro da aggiungere, se non un profondo sentimento di tristezza per come si è imbarbarito il mondo editoriale italiano - e questo lo dico al di là della Newton Compton, casa editrice che il proprio mestiere lo fa comunque bene, nonostante una pecca che altri, lontani dal mio modo di pensare, possono non ritenere nemmeno tale. In fondo, quando tutto precipita, ci si abitua sempre, e non si prova nulla di così sconveniente.

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