Saperi

L’olivicoltore Jean Reno

Siate pronti, a breve sarà nelle sale il film di Rose Bosch, “Un’estate in Provenza”, prodotto da Ilan Goldman, con Jean Reno e Anna Galiena. Cosa ha di così speciale questa pellicola? Il protagonista, Paul, si rifugia tra gli olivi, dove trova grande sollievo. Gli alberi gli ridonano uno spirito e uno scopo. I nipoti lo costringono invece a confrontarsi con se stesso, e con il mondo. Sono due generazioni, l’una di fronte all’altra, a confronto

Olio Officina

L’olivicoltore Jean Reno

Il film sarà nei cinema in Italia ad aprile, distribuito da Nomad Film Distribution, una società indipendente fondata da Lydia Genchi nel 2009, nata per distribuire film, documentari e serie tv di qualità. La storia ha come protagonisti Léa, Adrien e il loro fratellino Théo, sordo dalla nascita. I tre partono per la Provenza, per trascorrere l’estate nella tenuta di campagna con i nonni materni, Paul e Irene, interpretati da Jean Reno e Anna Galiena.

I tre nipoti, all’interno della fattoria del nonno, riscoprono uno stile di vita bucolico e passano dall’insofferenza verso la ruvidità di Paul, un ex sessantottino un po’ burbero e amante della campagna, a un piacevole momento di confronto intergenerazionale.

Le differenze tra la vita di città e di campagna favoriscono la scoperta di questo intenso rapporto con i nonni e del valore del contatto con la natura, proprio nel momento in cui invece i genitori si apprestano a divorziare.

Il film rappresenta un felice tentativo di coniugare il genere della commedia con un interessante spaccato generazionale. Rose Bosch, già regista dell’acclamato “Vento di primavera”, giunge con “Un’estate in Provenza” al suo terzo lungometraggio.

Il film di Rose Bosch pone particolare attenzione alla tematica del confronto tra generazioni e ai rapporti familiari, nonché alla questione delle differenze, visto che uno dei bambini protagonisti è sordo dalla nascita. Si tratta di un lavoro originale, sia dal punto di vista stilistico, sia per quanto riguarda l’attenzione a tematiche complesse, sapientemente inserite nella cornice di una commedia divertente e di qualità. (vedi il trailer QUI)

Cosa hanno in comune l’attore Jean Reno e la regista Rose Bosch? Entrambi sono di origine iberica. Le loro famiglie coltivano gli olivi da generazioni e producono olio. Chi, se non Jean Reno, avrebbe potuto interpretare meglio di altri il personaggio di Paul?

JEAN RENO

Lei interpreta il protagonista Paul. L’ambientazione è in campagna, tra gli olivi. Non è soltanto l’occasione del film, come è nata in lei la passione per la coltivazione degli olivi?
Io sono di origine andalusa. Grazie a Christian Clavier ho scoperto anche i territori vicini. Si tratta di un luogo per me straordinario, non lontano dalla Camargue. È un posto che amo, dove ho ritrovato anche un po’ dell’Andalusia di mio padre. Mi rispecchio molto nei valori di quest’area.

Come ha reagito alla proposta della regista Rose Bosch di interpretare Paul. E’ un ruolo alquanto diverso da quello che hai inpersonato per Rose nel film “Vento di Primavera”?
Sì, interpretare un nonno di solito intimorisce gli attori. Si teme di ritrovarsi intrappolati in ruoli da “vecchi”. Ma io non soffro di questa sindrome del giovanilismo. Mi prendo carico della mia età e non mi faccio certo stirare le rughe o eliminare le borse sotto agli occhi. Quando le ho posto delle questioni sul personaggio, Rose mi ha parlato della questione del conflitto generazionale. Si tratta di un uomo del XX secolo costretto a rapportarsi con giovani del XXI secolo. Questo stato di choc si snoda all’interno di una famiglia che somiglia molto a quelle del giorno d’oggi. Paul è una persona che ha sofferto molto e che si è chiuso in se stesso.

E che nemmeno ha voglia di comunicare…
Per certi versi c’è un po’ di mio padre in Paul. Egli non è un chiacchierone, ma non è nemmeno un uomo rozzo: è solo un timido. Nel film i silenzi del personaggio sono importanti. L’intera giovinezza di Paul si è svolta nel caos, nel dramma, nel furore giovanile. Per questo si rifugia tra gli ulivi che gli danno un sollievo emotivo. Gli alberi gli ridonano uno spirito, uno scopo. I nipoti lo costringono a confrontarsi con se stesso e con il mondo. Egli compie così un vero e proprio viaggio, senza mai lasciare la sua regione. Ecco, io trovo adorabile il fatto che quest’uomo così taciturno riprenda a parlare proprio con il suo nipotino sordomuto.

ROSE BOSCH

Rose Bosch, da dove arriva l’idea che ha scaturito il suo nuovo film?
Dai miei nonni. Li ho conosciuti a stento, ma ne conservo un ricordo poetico. È un gran vuoto per me. Da tempo avevo voglia di descrivere un conflitto generazionale, quello tra nonni e nipoti. Amo il fatto che i nonni di oggi siano gli hippy di ieri. Essi hanno protestato contro la guerra in Vietnam, contro il consumismo, sono stati a Woodstock… È un confronto interessante quello in atto, con la generazione “Y”, ribelle ma molto consumista.

Il film rende dunque omaggio a questi nonni…
Sì, questi nonni non sono mai stati così presenti e importanti. Oggi corrono in soccorso delle famiglie più sconquassate. Loro sono ancora in forma, e quindi gli si chiede molto. Proprio così, si meritavano un omaggio…

Nel suo ultimo film, “Vento di primavera”, c’era sempre Jean Reno, che interpretava un medico ebreo, mentre nel tuo ultimo film è ora un nonno…
In “Vento di primavera” Jean Reno è un semplice medico alle prese con forze a lui superiori. Mi ero già ripromessa di affidargli un altro ruolo. Avevo l’idea di un film ambientato in Provenza e sulla mia famiglia già dieci anni fa, all’incirca. E così ho fatto leggere a Jean lo script, sperando che mi riservasse la parte di Paul.

Ti è familiare il personaggio di Paul?
Somiglia molto agli uomini catalani della mia famiglia. Parte di loro si trasferì in Provenza dopo la guerra di Spagna. Ho vissuto lo stesso a casa mia!

Quanto ha inciso la presenza di Jean Reno. Si sente spesso dire “Senza questo attore non avrei fatto il film”. E’ così anche nel suo caso?
Sì, è assolutamente vero. Ho condiviso con Jean delle cose essenziali. Come le origini iberiche, per esmepio, ma senza farne un folklore. La passione per la terra delle Alpilles, che nonostante sia a due ore dai treni ad alta velocità, resta l’ultimo Far West. Sia io che Jean sentiamo il bisogno di vivere in questo clima estremo, che passa da -10 a 40 gradi. Abbiamo bisogno del Maestrale. Nella nostra famiglia si coltivano uliveti da generazioni. Dal canto suo anche Jean ha i suoi uliveti e conosce tutto di questi alberi. Chi altro avrebbe potuto interpretare Paul?

Come mai ha scelto di far interpretare Théo da un bimbo sordomuto di sette anni?
All’inizio ho creduto che il personaggio del piccolo Théo fosse stata un’ispirazione proveniente dalla lavorazione del film “Vento di primavera”, dove ho avuto modo di dirigere un piccolo attore sordo. Poi ho realizzato che in un certo senso anche io sono stata una bambina “sorda”, dato che mio padre mi parlava in catalano. Quando mi chiedeva una mano a lavorare l’orto non comprendevo nulla di quel che diceva.

Una curiosità. Come ha lavorato per dirigere un attore sordo?
Mi interessava inserire all’interno del film un bambino che parlasse un’altra lingua. Il film non ruota attorno all’handicap di Thèo. Ho semplicemente ingaggiato un attore. Lukas Pélissier è pieno di vita, determinato, ha il senso dell’humor ed è scrupoloso e preciso quando recita.

Nel film sei sposato con l’attrice Anna Galiena…
Sì, l’avevo notata sul set del film “Il marito della parrucchiera”. Ne abbiamo discusso con Rose, lei ha una grande carriera alle spalle. Inoltre è italiana; e gli italiani viaggiano molto, così come i francesi, perché sono circondati dal mare. Anna ha portato all’interno del film qualcosa di esotico, che corrisponde bene al retroterra avventuroso della giovinezza di Paul. La loro coppia è coerente.

Sembra che siano tante le cose che la accomunano al personaggio di Paul, forse anche parecchie. Cosa può dirci a riguardo?
Sì, è vero. Abbiamo dei punti in comune. Di sicuro, anch’io so bene cos’è un uliveto, e come curarlo. So cos’è un frantoio. Un mulino, noi lo chiamiamo così. Conosco il vento, le cicale. E io stesso sono diventato nonno, proprio qualche mese prima dell’inizio delle riprese. E’ vero, sì, c’è molto di Jean Reno in Paul, ma è pur sempre solo un ruolo: sia chiaro, non ho mai perduto mio fratello, non ho problemi con il bere e va anche tutto bene nella mia famiglia!

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