Saperi

La Chimica degli Abbracci

Un abbraccio può comunicare una serie di emozioni e sentimenti che nemmeno le parole possono trasmettere: si diventa un tutt’uno, si entra in simbiosi con un’altra persona e, in quel minuto o eternità che sia, si dimentica ogni cosa. In tutto ciò, entra in scena anche la chimica, come pure, e ancor di più, la fisica quantistica con il concetto di entanglement, la parola magica che significa intreccio

Massimo Cocchi, Clara Benfante

La Chimica degli Abbracci

Clara Benfante

Finiva sempre così: prima combinavo qualche monelleria e facevo infuriare la mamma e poi correvo a cercare la protezione negli abbracci del nonno. Buffa come cosa. Era raro che il nonno desse un abbraccio di sua spontanea volontà, almeno la mamma dice così.

Lui, figlio della rigidità militare, ha sempre avuto un modo tutto suo di comunicare i sentimenti, un modo tutto suo di comunicare e basta, enigmatico alla stessa stregua della cena di Trimalcione. Ma con noi nipotini era diverso, cercava di proteggerci e difenderci sempre dalla mamma infuriata e quando io o mio fratello correvamo da lui piangendo ci abbracciava forte forte e provava una immensa empatia per quel nostro pianto fanciullesco che in qualche modo lo rattristava, quasi da farlo piangere.  "Non fare così Clarettù, così mi fai piangere!". Incredibile come il pianto di un bimbo possa sciogliere in un abbraccio una rigidità ereditata ma sicuramente non voluta.

Ancora ora, quando sono triste, cerco l’empatia negli abbracci del nonno, nella sua capacità di capire cosa mi passa per la testa e nel suo modo,  a volte un po' brusco, di tirarmi su.

Gli abbracci sono condivisione del nostro essere e per tale motivo devono essere misurati e pesati come quelli del nonno. Un abbraccio può comunicare una serie di emozioni e sentimenti che nemmeno le parole possono trasmettere:  si diventa un tutt’uno, si entra in simbiosi con un’altra persona e, in quel minuto o eternità che sia, si dimentica ogni cosa, si perdono i cinque sensi e si prova una tranquillità che, forse, può essere paragonata al nirvana (who knows).

Però se riflettiamo un secondo sull’ etimologia del termine "abbraccio", nonostante esso derivi dal latino brachium, sembrerebbe un qualcosa di negativo, una sorta di alpha privativo che ti priva delle braccia che descrive un qualcosa di indescrivibile. Perché senza braccia? Come fai a comunicare senza braccia e senza mani? Il pensiero circola dalla mente al braccio e dunque alle mani, per poi, essere trasmesso.

Senza braccia perché non è una questione di razionalità, perché in realtà quando si abbraccia qualcuno si ha voglia di entrare in simbiosi con l’altro e cercare di circondare i suoi pensieri e tentare di cucire quelle ferite ancora aperte e condividere la positività. Quando si abbraccia qualcuno è solamente pura empatia, porsi in maniera immediata nello stato d’animo dell’altro, capirlo e condividerlo.

Quando penso all’empatia penso al mio prof di filosofia e alla sua euforia nello spiegarci cosa questo termine volesse significare.

Effettivamente non si può spiegare a pieno se non la si prova, però la favoletta di Schopenhauer o Dilemma del porcospino, riesce con la complessa semplicità delle favole a far capire il senso di questo super potere.

«Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione>>.

Osando e forzando il Dilemma del porcospino, direi proprio che il concetto di abbraccio e di empatia può essere riassunto con questa favoletta: così come i porcospini, anche gli uomini hanno gli aculei ma sono allo stesso modo in grado di condividere la loro tenerezza.

Allo stesso modo gli uomini tendono ad avvicinarsi, a urtarsi e a pungersi fra loro. Come calamite si attraggono in abbracci, consci della sofferenza, e duplicano le emozioni che provano in quel momento.

L’abbraccio è un legame perfetto che va oltre la chimica, più forte del legame covalente, completo come il sole che incontra il mare in un abbraccio e genera il tramonto, impeccabile come il pane con la marmellata, armonioso come l’arco dello Spasimo,  e... felice come il nonno e le sue melanzane.

Massimo Cocchi

La chimica comunque rientra sempre, e ancora di più la fisica quantistica e il suo concetto di entanglement.

Entanglement, la parola magica che significa intreccio.

Così mi lancia la sfida Clara, ma per spiegare questa sfida, che scaturisce dal delizioso, timido, sereno, fanciullesco scritto che mi invia, devo ricordare un momento speciale. È il 15 agosto e passa la mezzanotte, con parenti e amici, attorno a un meraviglioso fuoco nel prato della casa di Serena e Roberto (cognata e fratello, ndr), un prato circondato da una fitta cortina di alberi che degrada dalla cima della collina fino a circoscriverci, nella magia della Carpegna.

Monteboaggine, un punto sconosciuto ai più che trova dimora nel dolce declinare delle colline che si continuano fra la Romagna e le Marche, senza che ti accorgi del confine. Sotto uno stellato incredibile stiamo parlando di “quantistica” quando leggo, in un messaggio di Clara, una poesia di Feynman che l’ha particolarmente colpita...

Io sono un universo di atomi... un atomo nell’universo

recita in un punto.

Le rispondo, a me ignorante, di spiegare poi il senso della poesia.

Colgo, nella poesia, il concetto di entanglement, glielo scrivo e le spiego che quando scriviamo assieme siamo un fenomeno quantistico.

Anche un suo amico le ha spiegato che il fenomeno entanglement si verifica fra due catene di polimeri ed è come se si abbracciassero, non so perché, ma Clara mi scrive che le è stata sufficiente questa spiegazione. Potenza dell’amore?

Ho centrato la sua aspettativa, passano due giorni e mi arriva “La chimica degli abbracci”. La sfida. Quella famosa notte di agosto succede che anch’io, per un attimo vedo passare una stella, non ho desideri particolari da esprimere e lascio fare agli eventi. Beh, sembrerà incredibile, ma mi arrivano due cose scientifiche di grande soddisfazione: un lavoro che è  stato accolto per la pubblicazione e l’invito di una prestigiosa rivista scientifica a coordinare un numero speciale sulle intuizioni molecolari in psichiatria. Il caso vuole che il lavoro pubblicato, scritto con l’amico e filosofo Fabio Gabrielli reciti:  

Brain, Mind & Soul: The Hard Problem of the Measurement.

In sintesi si affronta un problema:

... Allora, cosa significano misurabile e non misurabile riguardo all'anima e alla mente? Non possiamo considerare gli aspetti quantistici del cervello, il cervello quantistico, senza considerare la sua simbiosi con il cervello inteso classicamente.

Convivono l'uno nell'altro e si realizzano alimentandosi reciprocamente in percorsi misurabili e non misurabili, o non ancora potenzialmente misurabili. Pensiamo ad azioni misurabili come il gesto corporeo in tutte le sue espressioni, e non misurabili o non ancora potenzialmente misurabili come la sfera dei sentimenti, che rimandano a una serie di neuro-correlati che evitano la matematizzazione fattibile dei percorsi biologico-molecolari, come sappiamo essere loro, oggi...

Tutto succede nella magia della notte dove appare la famosa “stella cadente”. 

Torniamo agli abbracci che tanto interessano Clara.

Nella mia famiglia non c’è stato spreco di abbracci, pur tuttavia i rapporti affettivi sono stati intensissimi e ancora oggi sono argomento di ricordo fra mio fratello e me con un forte coinvolgimento dei rispettivi figli e nipoti.

Io non voglio, comunque, dilungarmi troppo e scendere in spiegazioni quantistiche dell’abbraccio, di quell’entanglement così potente che non ci abbandona mai.

Ricorderò, semplicemente, un fatto. Non c’era più mia madre da circa una settimana e mi giunge in sogno sorridente dicendomi “non preoccuparti, io sto benissimo”.

Lei sapeva che io ero molto preoccupato per Lei, l’aveva sempre saputo nei lunghi anni di vicinanza, soprattutto quando eravamo rimasti soli. Ed ecco che puntualmente, per l’ultima volta e non nascondo una profonda emozione mentre scrivo di questo fatto, mi viene incontro per rasserenarmi. Non avrebbe mai voluto che io fossi preoccupato.

Forse, dovrei chiedermi in quale remota parte del mio cervello era riuscita a coglierne il pensiero. Forse dovrei chiedermi perché proprio in quel momento mi rivolge una frase che non aveva mai pronunciato. Non voglio chiedermi nulla, perché ogni spiegazione turberebbe la magia di quella visione. Non ci sono mai stati abbracci, ma qualcosa di più.

Mia cara Clara, non chiederti nulla, non stare sospesa, la chimica degli abbracci ti coglierà nel momento più impensabile e ti auguro che duri per sempre, sappi, comunque, che possono non essere indispensabili se c’è amore.

L'illustrazione di apertura è di Nebula per Olio Officina © 

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