Saperi

La paura ci inchioda

Questa sensazione esprime un concetto temporale: io ho paura di qualche cosa di cui ancora non so e del tempo che ancora deve arrivare. Ci sono eventi che ci sconvolgono. Il Covid-19 colpisce non solo i polmoni, ma anche cuore e cervello, con manifestazioni che riconoscono come base eziopatogenetica proprio il fenomeno infiammatorio. Forse, qualcuno avrebbe dovuto pensare che alla complessità dei fenomeni bisogna rispondere con la complessità delle competenze. Riflessioni di gente comune al tempo del coronavirus

Massimo Cocchi, Clara Benfante

La paura ci inchioda

"Se l’uomo perde il desiderio della guerra, perde anche l’aggressività; e allora i topi torneranno, con molta allegria, a riappropriarsi della crosta terrestre e si nutriranno di uomini"

Mario Tiengo

 

Non è stato infrequente, negli ultimi tempi, l’ascolto di elucubrazioni di spicciola filosofia sulla “paura”.

Nel delirio mediatico che, cercando, appunto, di riempire le giornate della gente comune sostituendosi a ben altri concetti terapeutici, ha invaso cervello e mente, la “paura” si gioca il ruolo quotidiano di avvertimento minaccioso a fare o a non fare qualche cosa, si gioca il ruolo di inquisitore delle anime più semplici.

Forse, qualcuno non sa che la paura, sovente si accompagna al coraggio, paura e coraggio sono espressione di sensazioni e, come tali entrano in quelle dinamiche quantistiche del cervello che tante volte abbiamo discusso nel corso delle tante riunioni con il gruppo degli amici, il Quantum Paradigm Psychopathogy.

“Esiste il cervello quantistico? “Il cervello usa la meccanica quantistica? (MC)

In un certo modo, Matthew Fisher (e altri che assumono l'approccio fisicistico) ha ragione - e la risposta è sì. Il cervello è composto da atomi e gli atomi seguono le leggi della fisica quantistica. Ma Fisher si sta realmente chiedendo se le proprietà strane ed esotiche degli oggetti quantistici, ad esempio trovarsi in due posti contemporaneamente, sembrino influenzarsi istantaneamente a distanza e così via, potrebbero spiegare aspetti ancora più sconcertanti della cognizione umana, e questa, si scopre, è una domanda davvero controversa (JT). 

[da: dialogo fra Massimo Cocchi e Jack Tuszynski, Journal of Integrative Neuroscience].

Questa teoria degli atomi, prevede anche l’interazione di articolati meccanismi molecolari, ecco come si complessa la sensazione “paura” contrapposta alla banalizzazione mediatica.

La paura, inoltre, esprime un concetto temporale, io ho paura di qualche cosa di cui ancora non so, ho paura del tempo che ancora deve arrivare, cioè del tempo futuro, tempo che non esiste essendo il futuro un qualcosa che non ha dimensione, e che, come tale, non posso misurare:

“Il tempo è ciò che potrebbe essere chiamato una percezione, solo un quanto, che si misura solo sul richiamo delle emozioni già vissute e che rende credibile l'esistenza divina. Con la creazione, Dio ha progettato il tempo futuro, ha dato dimensione ad esso e solo Dio è custode della consapevolezza.

Il tempo è il grande enigma degli uomini. È la percezione del passato che fa cambiare sentimenti, emozioni, comportamenti, che dà gioia e dolore. Il cambiamento dell'uomo è una funzione del tempo che continua nella sua percezione. Il tempo passa e l'uomo cambia nella memoria del suo passato.

L'uomo è in balia del tempo che governa ogni momento e non è possibile conoscere il momento successivo e il cambiamento che sarà realizzato al suo interno. In effetti, il futuro, se uno può viverlo, anche come previsto ("il presente del futuro" secondo Sant'Agostino), è già passato e il passato è l'unica dimensione del tempo che l'uomo ha” 

[da:Time & Free Will: Concepts & Considerations, Scientific GOD Journal].

Perché, dunque, dovremmo avere paura del coronavirus, esso passerà mentre gli uomini rimangono, dell’opera dell’uomo nel presente, pertanto, dovremmo avere paura.

Paura di uomini che speculano sulle mascherine (come rubare le elemosine in Chiesa), paura di uomini delle Istituzioni che non controllano i ponti e li fanno crollare, paura di uomini che confondono la liberazione degli Ebrei dall’Egitto con i Cristiani, paura di uomini che vorrebbero esportare quello che hanno comprato, paura di uomini che dalle Istituzioni raccontano le bugie, paura di uomini che non sono in grado di avere una visione della complessità dei problemi scientifici e si abbandonano alla banalizzazione non scientifica di fenomeni che nella loro complessità, si realizzano.

Paura di uomini che non sono in grado di realizzare un’integrazione delle conoscenze per venire a capo di un problema.

Non vi era nessun dubbio che questo flagello che ci ha colpiti era foriero di un poderoso fenomeno infiammatorio, ecco, su questo fenomeno si è poco ragionato, tant’è che a “spizzichi e bocconi”, come si suole dire, oggi impariamo che non solo i polmoni possono essere colpiti, ma anche cuore e cervello, con manifestazioni che riconoscono come base eziopatogenetica proprio il fenomeno infiammatorio.

È possibile che sia sfuggito che in condizioni di stress, e caspita se quelle che viviamo non lo sono, esistono due cellule, alcune circolanti e alcune residenti, piastrine e mast cellule, che nelle suddette condizioni non solo vengono attivate da sostanze che inducono infiammazione, ma che esse stesse, una volta attivate producono altrettante sostanze infiammatorie e aggreganti a formare micro trombi, esercitando condizioni di danno nelle aree limitrofe e a distanza, nella complessità dei distretti geografici del nostro organismo?. Forse sfugge il concetto di infiammazione silente, cioè, che quello che non vediamo non esiste, questo accade solo in televisione, laddove quando non si parla più di un problema, sembra che questo sia scomparso, in biologia non è così.

È possibile che sia sfuggito come in queste condizioni quella moltitudine di batteri che convive con noi nel nostro intestino sia sconvolta nella gerarchia dei domini e venga dunque meno la sua specificità di azione, che è primariamente quella di regolare la funzione immunitaria? 

O, forse, qualcuno avrebbe dovuto anche pensare che alla complessità dei fenomeni bisogna rispondere con la complessità delle competenze?

Sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata, anche di sfuggita, a riviste come NatureCell, che a volte pur non dicono il vero, ad esempio, per capire che il fenomeno era complesso e che oltre i polmoni ci sono anche altri organi bersaglio in queste condizioni.

Ma torniamo alla paura, certamente uno dei sintomi della complessità psicopatologica, diversamente vissuto dagli uomini orientati verso la senescenza e dai giovani.

Sono venuto, per caso a conoscenza di un pensiero pronunciato da un famoso e controverso personaggio, Daisaku Ikeda: “Non vi può essere una vera democrazia a meno che i cittadini di un Paese comprendano che essi sono i sovrani e i protagonisti principali, agendo di conseguenza con saggezza e profonda consapevolezza, la democrazia non adempirà la sua missione a meno che gli individui si alzino con maggiore informazione e coinvolgimento e, uniti, lottino in favore della giustizia, controllando le attività dei potenti. Giorno per giorno”.

Ecco, con la consapevolezza possiamo vincere le paure che uomini inadeguati ci infondono e liberare il sole dall’ombra dell’ipocrisia.

Lascio volentieri alla mia giovane amica Clara il compito di raccontare il concetto di paura dei giovani, senza l’influenza del “Maestro sull’Allieva” ma nella libertà di esprimere il proprio parere, cosa di cui mai bisogna avere paura.

 

Perché tremi? Di cosa hai paura? 

Le mie paure sono diverse dalle tue e da tutte quelle degli altri esseri umani. Si tratta di una compagnia speciale, che ci rende unici… unici anche nel terrore.

Non un fatto oggettivo, non tutti abbiamo paura allo stesso modo e questo è uno dei motivi per cui è nata la psicoanalisi.

Le mie paure sono diverse da quelle di mio fratello, forse, in parte, le sue condizionano per certi aspetti le mie … ma anche in questo siamo totalmente diversi.

“ho visto un boa mamma, ho visto un boa!” ricordo ancora gli occhi di mio fratello, inondati di lacrime e pieni di “scantu” in quell’afoso pomeriggio d’estate.

Un boa era apparso magicamente nel nostro giardino e mio fratello, nel bel mezzo di una delle sue straordinarie avventure, si era ritrovato davanti a questo mostro (poi si scoprì essere una biscia di campagna) e fu immediatamente, come si dice in Sicilia, preso dallo “scantu”!

Nei momenti in cui lo “scantu” si impossessava della mente e del pancino mio o di mio fratello, nessuna medicina era in grado di curare questa sensazione di nausea mista a non so che… nessuna medicina, tranne le “magie” della nonna.

La Sicilia è un mondo da scoprire anche in questo, anche nel modo in cui vengono trattate le paure che prendono il nome di “scantu “(spavento) ed è buffo pensare come queste paure magicamente scompaiano con un semplice massaggio alla pancia.

Per curare lo “scantu” bisogna essere abili e dotati, in un certo senso, di super poteri!

Nella mia mente ho, ancora, l’immagine vivida del viso di mia nonna: i suoi occhi socchiusi e le sue palpebre che tremavano insieme alle preghiere che uscivano a mo’ di mantra dalla sua bocca.

Le preghiere erano il sottofondo di un rilassante massaggio al pancino che era il luogo in cui risiedeva lo “scantu”, il luogo da cui nasceva ogni nostra paura.

Quasi tutte le mie paure, e anche quelle di mio fratello, sono state curate in questo modo.

Però ogni cosa è destinata a crescere, anche la paura! E ci sono paure che non possono essere diagnosticate come “scantu” perché nemmeno chi le possiede conosce la loro origine.

La paura è una sensazione soggettiva, deriva direttamente dal nostro inconscio, dalla parte nascosta del nostro “essere vero”, lo stesso, che temiamo, molte volte, di esporre agli occhi di tutti per “paura” di essere incompresi, “l’essere” che nemmeno noi stessi conosciamo, lo stesso che ci fa apparire “uno, nessuno e centomila”.

C’è chi ha paura di perdere i propri cari, chi ha paura del vuoto, c’è chi ha paura di rimanere solo anche in mezzo alla confusione di un sabato allegro in discoteca, chi ha paura di essere dimenticato, c’è chi ha paura dell’amore e c’è anche chi ha paure delle sue paure…

Insomma, le paure non possono essere elencate tassativamente (ci vuole un po’ di fantasia anche nell’aver paura!), così come le sensazioni che si provano in preda a questo impulso che scuote la nostra “comfort-zone”.

Ecco cosa ci accomuna: il fastidio di essere disturbati all’interno della nostra comfort-zone, all’interno di tutto quello che ci è noto.

L’ignoto, l’indefinito, “l’àpeiron” ci spaventano! Il non trovare una soluzione ad un problema ci spaventa! L’error 404-not found ci spaventa! Una malattia nuova ci spaventa! un virus nuovo ci spaventa! Il domani ci spaventa, e per tale motivo non viviamo bene il presente perché siamo sempre angosciati, impauriti e, quando non lo siamo, abbiamo paura della tranquillità!

Se la paura è l’altra faccia del coraggio, allora è vero che l’uomo è un animale complesso, costituito, in parte, da sinonimi e molto più da contrari.

“La guerra è pace, l’ignoranza è forza e la libertà è schiavitù”, è l’ossimoro, la figura retorica che ci descrive al meglio, l’accostamento dei contrari che ritroviamo nella lotta costante tra impulsi e ragione che quotidianamente viene repressa dalla società che ci rende nevrotici e che abbatte le nostre paure (troppo individuali) per costruirne altre, tutte uguali fra loro: paure comuni, paure senza personalità. 

Cosa ti spaventa? Perché tremi? Ho paura dell’umanità e della sua paura comune, ho paura delle false speranze, della sofferenza e, last but not least, ho paura del vomito (questa è colpa del mio compagno delle elementari, però!).

Le uniche paure che non dobbiamo avere sono quelle che arrivano dall’ingenuità e dall’innocenza, dobbiamo avere paura quando essa, la “paura”, origina dalla pochezza umana, si insinua nel nostro cervello quantistico e tesse la trama invisibile e silente della mistificazione e dell’ipocrisia.

 

In apertura, Volto della guerra, dipinto di Salvador Dalì

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