Saperi

La scatola smarrita

Narrazioni. Siamo esseri che viviamo dentro una scatola, che è il nostro corpo, ma non ci conosciamo a sufficienza. Non sappiamo da dove veniamo e neppure dove siamo diretti. Eppure, questa preziosa scatola che abbiamo avuto in prestito, è sicuramente un dono divino. Molti di noi si convincono di essere gli unici veri possessori, forse anche immortali, e ci danniamo a costruire per la preziosa scatola grandi cose, ma poi?

Fabiana Zaia

La scatola smarrita

Circa due settimane fa, mentre la Federica mi massaggiava il viso, ho aperto un occhio e, osservando l’appendice del mio naso, ho appreso che quello che la Federica stava massaggiando: non ero io, ma solo la mia scatola. Io sono un essere a me sconosciuto che vive dentro questa scatola. Non so da dove vengo e non so dove sono diretta.

Osservandomi intorno vedo altre scatole umane che, in una logorante, frenetica corsa al potere, provocano a se stesse e alle altre grosse sofferenze. Ahimè, anche io che credevo d’essere immune a questo richiamo, mi ci sono trovata coinvolta così profondamente da perdere completamente il senso della mia venuta sulla terra. Ed ora, eccomi qua a questo incrocio, molto confusa.

Andando per esclusione, potrei scartare la strada delle ricchezze, dei lussi e delle futilità. Ma non credo sia poi facile, e in fondo, a questo punto, neanche giusto, fare la Samana. Vivere di carità non mi attira, anche perché, pensandoci un po,’ io, se lasciamo da parte la vita nei boschi, per quanto riguarda la carità, il digiuno e la meditazione, sono una Samana inoltrata.

Dio, c’è molta confusione in me!Non mi va di sprecare del tempo indegnamente. Questa preziosa scatola che abbiamo in prestito, è sicuramente frutto divino e non a caso, o per passeggiarci, ci deve essere stata affidata, ma per compiacerlo.

Forse il male sta nel fatto che essa è talmente una meraviglia di perfezione preziosa, che molti di noi non si arrendono al fatto che ci è stata data in prestito e che può venire ritirata in qualsiasi momento e circostanza. Molti di noi si convincono di essere gli unici veri possessori, forse anche immortali, e non curanti della realtà, ci danniamo a costruire per la preziosa scatola, grandi cose. Quasi tutti oggi lottano per l’individualità ed esclusività della propria scatola. Si va dal vestito costosissimo, alla super auto, alla seconda, terza, quarta ecc. ecc., casa con mobilio firmato.

Questa lotta e tutte queste cose che accaparriamo per la nostra scatola, spesso soffoca noi stessi, noi che viviamo dentro ad essa.

Il terrore della morte, credo che sia spesso dovuto al fatto che per tutta la vita, non ci siamo mai preoccupati del dentro, o troppo poco e superficialmente.

Credo anche che chi si suicida, in parte sia anche perché si può sentire prigioniero del fuori.

Forse sto complicando troppo il discorso, tenterò di spiegarlo così.

Esistono scatole maschio e scatole femmina. La completezza, sia esterna che interna, è data dall’unione di queste due. La stessa continuità della vita è legata all’unione di queste due. Pensate alla creazione, nella completezza dell’uomo e della donna, non vi appare una cosa divina, frutto di una forza superiore di immenso amore di Dio?

La corsa all’esteriorità però, sta rovinando tutto.

Come uscire da questa corsa senza rimanere esclusi dal gioco importante del camminare e scambiare opinioni con gli altri? Come risparmiare energie e tempo quando gli altri non sono quelli che sembrano, ma in realtà attori in scena? Così noi crediamo di aver consolato un bambino che piangeva, e invece era solo un “vecchio nano libidinoso”.

Questo è quello che mi confonde e stanca maggiormente. Per me, risulta drammatico non poter credere alla lettera a quello che dice la gente quando parla, dover supporre, sindacare, sovrapporre… e alla fine a volte mi stufo e avverto più solitudine di prima.

Il mio esserino ha capito che, per avere, uno deve dare e nello scambio si cresce, ci si riscopre.

Il punto è, come si fa a dare? Mica si può fare una agenzia come quelle matrimoniali e ci si presenta dicendo: “Io sono non lo so, vengo da non lo so, sono diretta a non lo so. Desidero conoscere scatole non avariate, per allacciare scambi di opinioni sulla conoscenza del cammino percorso e aspettative future, grazie”.

 

[Sabato 9 febbraio 1991]

In apertura, foto di Olio Officina

Fabiana Zaia

TAG: Narrazioni

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