Saperi

La scomparsa di Leogrande

Aveva quarant'anni. Non è stato solo uno scrittore e giornalista, ma anche un pensatore, con una profonda conoscenza della storia sociale e con uno spiccato intuito socio-antropologico. Le sue opere costituiscono una mappa formidabile per avventurarci nei fenomeni complessi della contemporaneità. Analizzava le attività agricole con un profondo sentimento di partecipazione senza mostrare alcun intento diffamatorio nei confronti del settore

Alfonso Pascale

La scomparsa di Leogrande

Quando stamattina, lunedì 27 novembre, Luigi Caricato mi ha avvertito della improvvisa scomparsa di Alessandro Leogrande, ho avuto netta la sensazione di aver perduto una delle guide più preziose per comprendere il tempo presente. Le sue opere costituiscono, infatti, una mappa formidabile per avventurarci nei fenomeni complessi della contemporaneità.

Quando, nel 2008, uscì Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, compresi che finalmente qualcuno aveva individuato la giusta misura per approcciare il tema. Leogrande non era solo scrittore e giornalista ma anche un pensatore, con una profonda conoscenza della storia sociale e con uno spiccato intuito socio-antropologico.

Mi colpì, in particolare, il metodo d'indagine adottato: mentre conduceva il suo reportage sui nuovi schiavi, studiava documenti e ritagli di giornali, raccolti per anni, durante le estati della sua infanzia in Puglia, nella masseria di famiglia a Gioia del Colle, sulla strage che, agli inizi degli anni Venti del secolo scorso, si consumò nell’antico centro della Murgia, quando una quarantina di agrari spararono sui braccianti in attesa di ricevere la paga.

Ne era scaturito un racconto-inchiesta di respiro storico che permetteva di addentrarci nelle drammatiche vicende dell'oggi, interpretandole come sedimenti di storia. Una sorta di violenza irrisolta che ritorna ad esplodere in forme marcatamente diverse dal passato ma che trova linfa in comuni radici. Un’onda lunga che riaffiora. E siccome noi tutti – ammoniva Leogrande - chi per un verso e chi per un altro, veniamo da quella storia, conviene che insieme dipaniamo questi fili invisibili che portano alle matasse aggrovigliate del passato.

Era questa consapevolezza che rendeva il giovane scrittore una voce peculiare del nostro tempo. Una voce che non indulgeva mai al sensazionalismo, ma distingueva con scrupolo le responsabilità e parlava delle attività agricole con un profondo sentimento di partecipazione senza mostrare alcun intento diffamatorio nei confronti del settore. E' per questo che seguivo con grande attenzione il suo lavoro di scavo, condotto con rigore e senza infingimenti, per isolare il grano dal loglio e consegnare integra all’opinione pubblica la migliore immagine dell’agricoltura italiana.

E' di questa straordinaria prova di onestà intellettuale che ora, con la morte di Leogrande, ci priviamo. E in un tempo di continue falsificazioni dei dati di realtà, è davvero una perdita incolmabile.

La foto di apertura è tratta dal sito di informazione Internazionale

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