Saperi

Le scelte di Ilaria Santomanco

Ama gli oli liguri da olive Taggiasca, come pure quelli ottenuti da drupe Razzòla, più intensi e piccanti. Apprezza allo stesso tempo gli extra vergini toscani e pugliesi.  Laureata in Lettere classiche con specializzazione in Archeologia preistorica, si occupa di editoria e ha scritto tanti libri, ma è anche una sommelier molto curiosa. Quando va al ristorante, detesta il famigerato acronimo “Evo” nel menu

Olio Officina

Le scelte di Ilaria Santomanco

Nata nella sua adorata Milano (l’anagramma del suo nome, del resto, è “To’, rincasa a Milano”), Ilaria Santomanco si è laureata in Lettere classiche e specializzata in Archeologia preistorica. Dopo anni di gavetta tra musei e palafitte ha appeso la cazzuola al chiodo e ha imparato a tenere il calice dallo stelo. Nel corso degli anni è diventata Sommelier e Degustatore AIS (Associazione Italiana Sommelier), Maestro assaggiatore di formaggi Onaf, Degustatore di birre, grappe e cioccolato. Lavora nel mondo dei classici greci e latini, collabora con diverse case editrici, siti internet e riviste operanti nel settore dell’enogastronomia, ed è autrice di numerosi libri. Sottrae ore al sonno per dedicarsi ad altre due grandi passioni: la musica e l’enigmistica.

Tre libri del cuore di Ilaria Santomanco per questa estate 2015
Ti ho vista che ridevi, di Lou Palanca: romanzo avvincente, di recente uscita, letteralmente divorato in due giorni.
Il progetto della tavola, di Alessia Cipolla: imperdibile per chi ama stare a tavola e desidera fare star bene i propri ospiti in ogni dettaglio.
Tra le vite di Londra, di Jennifer Worth: la copertina si è sgualcita con l’acqua di mare. L’inconfondibile formato della Sellerio è perfetto per la borsa da spiaggia e le vicende narrate traghettano in un’altra dimensione, tanto da coprire gli strepiti dei pargoli festanti dal vicino ombrellone.

Anche se la qualità si produce ovunque, là dove c’è la capacità dell’uomo di osservare le buone regole, vi sono tuttavia gli extra vergini che sono i preferiti indipendentemente da tutto. Che caratteristiche hanno quelli utilizzati da te? E da quale territorio provengono?
Sulla mia tavola l’olio extra vergine non manca mai. Ho la fortuna di frequentare spesso la Liguria e di assaggiare diverse cultivar tipiche di questa regione. Amo molto la taggiasca e ho scoperto di recente la razzòla, più intensa e piccante. Me ne sono letteralmente innamorata e ne ho fatto dono a parecchi amici. Trovo squisiti alcuni oli toscani, da Frantoio, Moraiolo, o Leccino, senza dimenticare alcune varietà pugliesi. Colpevolmente, sono meno attratta dall’olio lombardo.

Se ha un proprio ristorante oliocentrico, in cui l’olio da olive è valorizzato al meglio, allora qual è?
Non sono molti i ristoranti dotati di un’ampia gamma di oli a disposizione della clientela. Conosco validi ristoratori che promuovono un solo olio, di fattura eccelsa, ma pur sempre uno solo. Le malattie che hanno colpito gli oliveti lo scorso anno hanno purtroppo dimezzato le proposte di alcuni locali attenti a questo prodotto. Ad esempio, il ristorante del resort Roccafiore, vicino a Todi, due anni fa schierava un esercito di una quindicina di bottiglie disposte su due file, da quello di produzione locale a varietà provenienti da diverse regioni. Oggi ne presenta sei, dall’Umbria alla Sicilia. Evito, invece, quelli che scrivono il famigerato acronimo “Evo” nel menu.

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