Saperi

Perché il diavolo. Un libro per comprendere il senso di una figura mai chiarita

Per le edizioni Olio Officina abbiamo pubblicato un volume molto interessante, perché con questo saggio si intende avviare la demitizzazione del demonio, per riscoprirlo quale realtà legata al profondo della psiche e della complessità della natura umana. È un libro che consigliamo di leggere, prestando la massima attenzione. Così, per aiutare i lettori, abbiamo riportato la Guida alla lettura che precede  l'introduzione a firma dello stesso autore

Sante Ambrosi

Perché il diavolo. Un libro per comprendere il senso di una figura mai chiarita

Il grande biblista e teologo Bultmann, nei primi decenni del secolo scorso, iniziò una profonda rilettura dei Vangeli con l’intento di demitizzare la loro narrazione e rivalutare l’autentica e storica figura di Cristo.

Allo stesso modo io intendo avviare la demitizzazione del demonio, per riscoprirlo come realtà legata al profondo della psiche e della complessità della natura umana.

Consapevole della difficoltà di tale discorso, ritengo opportuno premettere alcune note indicative perché il mio lavoro sia più facilmente compreso.

Il primo aspetto da prendere in considerazione è che la demitizzazione, nel suo nascere e, soprattutto, nella sua evoluzione, non aveva come scopo quello di demolire il messaggio della Bibbia e dei Vangeli, ma intendeva comprendere la verità rivelata nel contesto degli avvenimenti narrati dalla Bibbia dell’Antico Testamento. Bultmann ed altri teologi biblisti del secolo scorso affrontarono una profonda, e per molti aspetti anche sconvolgente, demitizzazione dei Nuovo Testamento e, quindi, degli accadimenti della vita stessa di Cristo.

Senza voler entrare nel merito di tale dibattito che, come sappiamo, non è certo completato e nemmeno pienamente compreso, mi sono chiesto se anche il tema della figura del demonio possa e debba essere sottoposto ad una demitizzazione, non per negare il problema che giace nel suo sottosuolo lessicale, bensì per scoprirne il senso nascosto.

La parte introduttiva del mio lavoro riguarda il tentativo di interpretare il mito del demonio, tramandato e raccontato sia dalla nostra cultura nelle sue molteplici forme, sia dalle stesse religioni, compresa quella cristiana, partendo dalla convinzione che il mito non debba essere rifiutato o ignorato, ma interpretato e compreso. La difficoltà sta appunto nel capirlo, coglierlo nella sostanza e, soprattutto, nel suo significato psicologico e antropologico.

In questo mio impegno non volevo offrire uno studio completo ed una analisi soddisfacente di un argomento che merita ben altro spessore e studio ma mi sono comunque sentito di offrire, nel modo più chiaro possibile, una chiave interpretativa semplice e corretta, che potesse essere utilizzata per ogni forma di mito senza tradimenti o negazioni di un patrimonio culturale ancora vivo nel nostro pensiero.

Occorre quindi attuare una vera e rispettosa demitizzazione della figura del demonio, per recuperarne il profondo significato, motore di un animo e di una psiche ancora tutta da scoprire ed interpretare, sia come forza vitale cosciente sia come forza irrazionale pulsante nell’uomo di ogni tempo.

Il mito, a mio avviso, è stato il primo e più immediato tentativo di comprendere il tema del male, ma non solo: l’uomo anela di trovare ordine nel mondo e desidera ardentemente dare una spiegazione chiara a ciò che non sempre appare ordinato e razionale.

Tali premesse sono state pensate solo come introduzione per accostarsi ai due grandi autori, Fëdor Dostoevskij e Thomas Mann, affrontati nella parte centrale del testo, passando velocemente attraverso alcuni accenni di tante opere fondamentali nella nostra cultura, che tuttavia non hanno mai trattato il tema dell’origine del demonico nell’uomo e nella società, se non riproponendolo sommariamente in diversi modi che, seppur originali, non sono mai entrati nel merito di una vera comprensione.

La parte consistente del mio lavoro, ovvero l’analisi dei personaggi di Ivan ne I Fratelli Karamazov di Dostoevskij e di Adrian nel Doctor Faustus di Thomas Mann, non ha come obbiettivo quello di riproporre  una narrazione della presenza del diavolo o del demonico in questi protagonisti, assunti come simboli di una cultura in fieri per il primo e ormai compiuta per il secondo, bensì quello di capire i motivi per cui questi personaggi si sono trovati coinvolti e dominati da una forza non estranea, eppure foriera del futuro che abbiamo avuto modo di vedere e che ci viene narrato.

Alla base di questo mio sforzo c’è la convinzione che poter capire le dinamiche di certe scelte, che inizialmente possono anche apparire naturali ma che in seguito si concretizzano in modo disorganico, senza una visione completa e unificante, conduce a una dissoluzione confermata dai romanzi presentati.

Qualcuno potrebbe obiettare questa mia convinzione sulla necessità di demitizzare la figura del demonio con almeno due osservazioni, del tutto pertinenti, che mi preme richiamare qui in quanto parte di un sentire e di una convinzione molto diffusi.

La prima osservazione che sentiamo ripetere riguarda il rapporto di Cristo con il diavolo: come sappiamo, egli ha liberato molte persone dal possesso del demonio, ma mi sono soffermato solo velocemente su questo tema per ribadire che, anche qui, non dobbiamo prendere alla lettera certe affermazioni di Cristo come se esse fossero un documento che ci impegna su verità molto più profonde e metafisiche. Ho voluto gettare una lancia interpretativa, lasciando agli studiosi dei testi della rivelazione il compito di verificare se questa impostazione sia corretta o meno.

L’altra osservazione viene dalla realtà della pratica dell’esorcismo che, per molti, dovrebbe essere la prova indiscutibile della misteriosa realtà del demonio e della sua presenza nei soggetti coinvolti.

Non ho volutamente discusso di tale argomento solo per un motivo che mi accingo a sintetizzare. Personalmente, ritengo che esistano fenomeni irrazionali che sfuggono alla nostra ragione, ma credo che facciano parte di quella realtà del profondo umano che ancora non abbiamo compreso, anche perché non disponiamo degli strumenti adeguati per farlo. Sono convinto che abbiamo ancora molto da capire e da studiare riguardo la psiche umana e il profondo del nostro ego interiore. Credo che sia un compito importante, che spetterà alla scienza della psiche umana e all’antropologia del futuro.

Ciò detto, con l’auspicio di stimolare qualche interessante riflessione, non mi resta che augurare a tutti una buona lettura.

Per approfondire: Sante Ambrosi, Perché il diavolo, Olio Officina Edizioni                                   

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