Saperi

Quelle volte che incontrai Arrigo Sacchi per scrivere la sua biografia

Nel libro Calcio totale, edito da Mondadori, il grande campione racconta la propria vita, dal destino memorabile, ma oltre all'amore infinito per il calcio, egli ci insegna, soprattutto, che siamo chiamati, ciascuno, a vivere il proprio sogno, il proprio destino

Guido Conti

Quelle volte che incontrai Arrigo Sacchi  per scrivere la sua biografia

Non è stato facile scrivere la biografia di Arrigo Sacchi. Le prime volte che andavo da lui a Fusignano o a Milano Marittima mi faceva teoria del calcio, mi spiegava cosa fosse la zona, che cos’è una squadra, il possesso palla, il dominare sempre e comunque il gioco imponendolo agli altri anche fuori casa perché per lui il fattore campo non esisteva…

Non si fidava dei giornalisti e degli scrittori, perché durante la sua carriera lo hanno continuamente attaccato. Era diffidente. Alla fine gli ho detto: “Arrigo, guarda che non devo scrivere un libro di teoria del calcio, devo scrivere chi sei tu! Sei nato il 1° aprile del 1946 quindi tuo padre è tornato dalla guerra e ha messo incinta tua madre! O mi sbaglio?”

Non mi sbagliavo. Così ho aperto una porta nella sua anima e mi ha parlato della “grazia” ricevuta, di suo padre tornato dai cacciasiluranti dove ne sopravviveva uno su cento.

L’altro varco per farlo uscire allo scoperto è stata la storia dolorosa della morte di suo fratello morto a 150 metri da casa in un incidente stradale. E’ stato l’episodio che gli ha cambiato la vita. Da quel momento ha mollato tutto, il lavoro in fabbrica con il padre, e ha deciso di fare l’allenatore, di fare quello che gli piaceva davvero, d’inseguire il suo sogno, e la sua famiglia e sua moglie lo hanno appoggiato.

Così è uscito il racconto della sua vita. Le prime 40 pagine del libro sul paese di Fusignano sono tra le pagine più belle che ho scritto, con tutti i racconti della gioventù di Arrigo, con gli aneddoti, i personaggi del paese, il bibliotecario che gli ha insegnato a fare l’allenatore, lui, giocatore mediocre ma con una idea di calcio straordinaria, rivoluzionaria. E la parentesi fondamentale di Parma.

In vent’anni è passato dalla vittoria del campionato di prima categoria della squadretta del Fusignano alla panchina della finale al mondiale americano del 1994, non so se mi spiego.

Chi ha mai fatto una cosa del genere? Un destino memorabile con un amore infinito per il calcio. Sacchi insegna che bisogna vivere il proprio sogno, il proprio destino.

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