Saperi

"Riaffiorano le terre inabissate", un romanzo anti-pastorale di Michael John Harrison

È una strana storia d’amore ma anche un giallo tenebroso, con un plot costellato di creature marine solo suggerite e inquietanti presenze della più desolata provincia. Tutto è episodico, aneddotico, pieno di dettagli che sembrano irrilevanti

Omar Di Monopoli

Si fa fatica a dire con certezza se questo romanzo sia o meno il migliore dell’anno, proprio per via della sua indefinibile originalità che lo rende al contempo unico e inclassificabile. Scritto da un autore noto soprattutto nell’ambito della fantascienza (da noi Harrison era apparso negli Urania), il libro è un brillante mix di tante cose, tutte perfettamente raccontate: è una strana storia d’amore ma anche un giallo tenebroso, con un plot costellato di creature marine solo suggerite e inquietanti presenze della più desolata provincia.

È sicuramente un romanzo anti-pastorale capace di sfociare nei territori del weird psicogeografico, con labirinti urbani che assurgono a nuova dimensione per instillare nei protagonisti (e in chi legge) inaspettati dubbi ontologici. A ciò si aggiunge un ulteriore livello di finzione in cui entrano in gioco degli ineffabili cospirazionisti per mezzo dei quali la vicenda s’infetta di thrilling. O meglio ancora di fantastico. Ma è un fantastico virato, declinato in sordina: nessun effettaccio irrompe mai sulla tenuta realistica del romanzo.

È tutto accennato, forse sognato, magari mai successo. La bravura dello scrittore inglese sta nel trattenere ogni piano narrativo con uno stile a cui è difficile resistere e che invita, appunto, ad abbandonarsi.

La trama è importante sino a un certo punto e vede un uomo di mezz’età di nome Shaw scappare dalla claustrofobica esistenza londinese fino all’incontro in un pub con Victoria, una donna spezzata della quale - forse - s’innamora. I due finiscono per perdersi in un’enigmatica relazione fatta di domande, misteri e silenzi abnormi, ma nelle loro vite si insinua però un libro del periodo vittoriano, The Water Babies di Charles Kingsley, che diventerà una specie di ossessione. Sarà l’avvio di un viaggio incredibile ma sottile, qualcosa che ti entra sottopelle quasi a tradimento.

M. John Harrison toglie al lettore qualsiasi terreno solido sul quale poggiarsi riuscendo però a mantenere desta la sua attenzione. Tutto è episodico, aneddotico, pieno di dettagli che sembrano irrilevanti (mentre le supposte cose importanti rimangono oscure, anche se rappresentate minuziosamente), frastagliato nelle piccole insicurezze dei protagonisti sotto le quali si delinea un quadro più grande del quale però le coordinate sembrano sempre sfuggire.

La vaghezza del romanzo è quindi, in assoluto, la sua più grande virtù, e sebbene un tale approccio alla «twin peaks» richieda un lettore scafato e paziente, a chi s’immerge in questo libro la ricompensa in termini di stupore e godimento è assolutamente garantita. Consigliatissimo.

Michael John Harrison, Riaffiorano le terre inabissate, Atlantide Edizioni

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