Saperi

Ricordando Federico Garcia Lorca

“Se muoio, lasciate il mio balcone aperto”. E’ con questi versi che il grande poeta firma il suo “congedo”. “La mia anima – cantava in un verso – ha la tristezza della pioggia serena”. E’ il 19 agosto 1936 quando gli uomini del dittatore Franco lo ammazzarono. Il suo corpo giace sotto un olivo

Maria Carla Squeo

Ricordando Federico Garcia Lorca

E’ nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri nel centro rurale di Fuente Vaqueros, il 5 giugno 1898. E’ morto fucilato a Víznar, all’alba del 19 agosto 1936, per mano di ignoti riconducibili in ogni caso ai militanti della Confederación Española de Derechas Autónomas, reo di essere di sinistra e per giunta omosessuale. Il suo corpo giace in una tomba senza nome, a Fuentegrande de Alfacar, vicino a Granada. Sotto un olivo, insieme ad altri corpi, vittime del franchismo.

Nella poesia intitolata “Congedo” scrive: “Se muoio, / lasciate il mio balcone aperto. / / Il bambino mangia arance. / (Dal mio balcone lo vedo). // Il mietitore taglia il grano. / (Dal mio balcone lo sento). / / Se muoio, / lasciate il mio balcone aperto”.

E ancora un’altra, sempre sul tema della morte. Si intitola “Memento: “Quando morrò / seppellitemi con la mia chitarra / sotto l'arena. // Quando morrò / tra gli aranci / e la menta. //
Quando morrò, / seppellitemi, se volete, / in una banderuola. // Quando morrò!”

Ed ecco, in onmaggio al grande poeta, due poesie in cui compare il riferimento all’olivo, dal titolo “Paesaggio”, e un’altra, dal titolo “Arbolè, arbolè”, in cui si fa riferimento a una bambina intenta a raccogliere olive.


Paesaggio

Il campo
di ulivi
s’apre e si chiude
come un ventaglio.

Sopra l’uliveto
C’è un cielo sommerso
e una pioggia oscura
d’astri gelati.

Tremano giunco e penombra
sulla riva del fiume.
L’aria grigia s’increspa.

Gli ulivi
son carichi
di gridi.
Uno stormo
di uccelli prigionieri,
che agitano lunghissime
code nel buio.


Paisaje

El campo
de olivos
se abre y se cierra
como un abanico.
Sobre el olivar
hay un cielo hundido
y una lluvia oscura
de luceros fríos.
Tiembla junco y penumbra
a la orilla del río.
Se riza el aire gris.
Los olivos,
están cargados
de gritos.
Una bandada
de pájaros cautivos,
que mueven sus larguísimas
colas en lo sombrío.


Arbolé, arbolé

Arbolé, arbolé
seco y verdé.

La bambina dal bel volto
sta raccogliendo olive.
Il vento, corteggiatore di torri,
la prende per la cintura.
Passarono quattro cavalieri,
sopra cavalle andaluse,
con vesti azzurro e verde,
con lunghi mantelli scuri.
“Vieni a Cordova, ragazza”.
La bambina non li ascolta.
Passaron tre piccoli toreri
magri di cintola
con vesti color arancia
e spade di argento antico.
“Vieni a Siviglia, ragazza”.
La bambina non li ascolta.
Quando la sera diventò
viola, con la luce diffusa,
passò un giovane che portava
rose e mirti di luna.
“Vieni a Granada, ragazza”.
E la bambina non l’ascolta.
La bambina dal bel volto
continua a raccogliere le olive,
con il braccio grigio del vento
passato alla cintura.

Arbolé, arbolé
seco y verdé.

Arbolé, arbolé

Arbolé, arbolé
seco y verdé.
La niña del bello rostro
está cogiendo aceituna.
El viento, galán de torres,
la prende por la cintura.
Pasaron cuatro jinetes
sobre jacas andaluzas
con trajes de azul y verde,
con largas capas oscuras.
"Vente a Córdoba, muchacha."
La niña no los escucha.
Pasaron tres torerillos
delgaditos de cintura.
"Vente a Sevilla, muchacha."
La niña no los escucha.
Cuando la tarde se puso
morada, con luz difusa,
pasó un joven que llevaba
rosas y mirtos de luna.
"Vente a Granada, muchacha."
Y la niña no lo escucha.
La niña del bello rostro
sigue cogiendo aceituna
con el brazo gris del viento
ceñido por la cintura.
Arbolé, arbolé
seco y verdé.

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