Saperi

Vita d’estate

Le cose importanti? Mai sono frutto di normalità, ma trovano il loro spazio nella tempesta che diventa quiete. Bisogna imparare a “fare” senza “attese speciali”. Così i pensieri si sovrappongono senza ordine, si accavallano. Si incrociano i ricordi.  Il puzzle della vita si realizza al di fuori di rigidi programmi ma nell’intuizione quotidiana che garantisce la sopravvivenza

Massimo Cocchi

Vita d’estate

In questa strana estate dove si alternano caldo torrido, nubifragi devastanti, fulmini che nell’aria disegnano fuochi d’artificio e le temperature sbalzano di tanti gradi, ritrovo l’alternarsi dei miei pensieri.

Momenti di tempesta e momenti di quiete, momenti dove cala la serotonina e momenti in cui balza alle stelle, comportamento classico classificato come Bipolare, già quel comportamento che con alcuni amici abbiamo a lungo studiato e sul quale abbiamo a lungo ragionato, quel comportamento che abbiamo riconosciuto da quella terribile condizione che è comunemente denominata Depressione Maggiore. Certo, è stato speso molto tempo per giungere a comprendere alcuni dei sofisticati meccanismi che sottendono alle due patologie e che, a volte, incrociano destini incomprensibili alle menti comuni.

Improvvisamente, tutti gli sforzi compiuti sono stati riconosciuti e, come dopo la tempesta, è sopraggiunta quella quiete che ti lascia stupito, che fai fatica a capire perché non ti rendi conto che eventi tumultuosi si possano placare, la mente si rischiara come il tempo che diviene terso, il cielo si ricolora di azzurro e il sole illumina di nuovo anche gli anfratti più bui.

 

Figura da: Massimo Cocchi and Giovanna Traina. Tryptophan and Membrane Mobility as Conditioners and Brokers of Gut–Brain Axis in Depression. Appl. Sci. 2020, 10, 4933.

No Depression e Depression, condizioni finalmente riconosciute in quel particolare che trova nella viscosità di una membrana cellulare lo spartiacque di due delle più devastanti condizioni patologiche che affliggono l’umanità, finisce un incubo durato oltre dieci anni con la pubblicazione del concetto, risultato di tanto travaglio, su una rivista scientifica di prestigio.

Ecco che ciò succede in questa strana estate, come a volere dire che le cose importanti mai sono frutto di normalità ma trovano il loro spazio nella tempesta che diventa quiete.

In quello spazio i pensieri si sovrappongono senza ordine, si accavallano e si incrociano ricordi che ormai non hanno più senso e mi chiedo che senso hanno i ricordi delle cose passate quando la tempesta li spazza via e il sole torna a stabilire la luce della vita nel momento in cui vince.

Altro succede in questa estate strana che vivo, un momento di sensazione di pace sotto un cielo di terra marchigiana, che intreccia strane armonie colorate come se ti suggerisse di passare  attraverso quell’incastro di colori per ritrovare, oltre, la risposta che ti aspetti.

Poi il ritorno a casa, poi la ripartenza per la magia del delta del Po, dove va scemando l’attimo di entusiastica bipolarità per lasciare di nuovo spazio all’ansia della vita.

Ansia che si accresce nella solitudine, che non puoi raccontare a nessuno, dove si affannano ombre e luci che sfuggono al controllo della tua regia, quasi a dire che hai avuto il tuo momento di vittoria, quindi, cosa vuoi ancora.

Allora pensi che fra poco sarai in quella terra Palermitana che ti ha affascinato nei contrasti della sua gente, per i suoi luoghi densi di contraddizioni, per i colori di luce che si alternano fra cielo e mare, che ti ha coinvolto negli odori e nei sapori dei mercati che come cielo e mare si alternano fra la Vucciria, il Capo e Ballarò, una continua rincorsa alla tua vita che non ha pace.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, scriveva Cesare Pavese nel descrivere i suoi drammatici contrasti per i quali vedrà una sola ineluttabile soluzione.

Io sono prigioniero della mia ricerca, sono consapevole di non essere compatibile con la decisione pavesiana e allora rincorro quelle luci, quei colori, quei paesaggi irripetibili che chiamano alla vita, che hanno dato vita ogni giorno a fatiche e dolori di gente instancabile e indomabile, a gente che, come vorrei avere fatto io, ha cercato di costruire i tasselli di esistenze improbabili e sudate quotidianamente senza sapere se quei tasselli sono riusciti o riusciranno a comporre il quadro finale, ma l’hanno fatto.

Non c’è un perché in tutto questo, non può esserci voce di ipocrisia in questo tipo di gente, ma, piuttosto, c’è, forse, un’inconsapevole consapevolezza di dare un senso alla vita, senza chiederne in cambio particolari benevolenze, senza chiedere il premio, senza aspettare riconoscenza.

È così che il puzzle della vita si realizza al di fuori di rigidi programmi ma nell’intuizione quotidiana che garantisce la sopravvivenza.

Bisogna imparare a “fare” senza “attese speciali” perché l’unica attesa è nell’avere rispetto di noi stessi.

Riuscire in questa gigantesca impresa morale è dare concretezza al senso della vita.

Questa strana estate, già così densa di accadimenti metereologici e umani, buoni e cattivi, si avvia alla sua ultima parte e non resta che attendere, nel compiersi di ogni giorno, le sorprese di quest’ultimo pezzo di vita d’estate.

Le foto sono dell'Autore

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