Visioni

Altro che made in Italy

Ettore Franca

Il mondo dell’olio da olive a me sembra vivere una certa confusione, in progress perenne, alimentata da regolamenti, leggi, circolari, “esperti” dell’ultima ora, articoli sui magazines e trasmissioni spettacolo che rendono arduo il navigare.

Mi limito alla forzatura delle definizioni merceologiche che costringono al treno di aggettivi laudativi (olio extra vergine di oliva) per definire quello che basterebbe chiamare “olio d’oliva”, senza bisogno di ricorrere a quella specie di romanzo che vorrebbe “spiegare” cos’è l’olio, ammesso che qualcuno riesca a leggere la dicitura relativa.

L’olio vergine di oliva è diverso dall’extra perchè, come risulta dal romanzetto, non è “di categoria superiore”. Mi chiedo, dove sia l’olio vergine di oliva. Sfido qualcuno a portarmene una bottiglia etichettata.

Ricorrere poi, nella spiegazione che accompagna l’olio di oliva mercantile, alla sottile finezza -”raffinato”, invece di “rettificato” – giocando su due parolette che suonano diversamente nel consumatore “normale”. Non bastava. Da tempo si è scatenata la difesa dell’olio patriottico, a favore del quale, in molti, alzano scudi. Ecco allora i “made in Italy”, i “100% italiano”, i “QM”, le “DC” – per denominazioni comunali – e sicuramente qualcos’altro che mi sfugge.

Eureka! Finalmente, ecco la soluzione col limite dell’ultimo parametro, gli alchil-esteri, stabiliti con limiti non supportati da sufficiente documentazione scientifica. Basta apparire i primi della classe, abbassandoli rispetto a quelli accettati dai concorrenti, per poi accorgersi che sono superati da onestissimi oli italiani, mandando in crisi certe aree dove, da sempre si produce olio italianissimo.
Nel clangore di quanti parlano, raramente fra quanti dovrebbero – come il Ministero o le Associazioni olivicole – si sente qualcuno che spezza una lancia per gli oli Dop.

Denominazione di Origine Protetta significa che gli olivi – fra l’altro di cultivar specificate (anche se spesso sono troppe e sommariamente indicate) – sono coltivati in un areale ben definito, nel quale, dalle loro olive, i frantoi devono estrarre l’olio che, sempre entro quel preciso territorio, deve essere confezionato.

Un olio Dop non è, quindi, solamente un “olio italiano”. E’ un olio che ha una origine dichiarata, certificata, controllata; è legato a un ambiente specifico e alle tradizioni di quella gente ed è il risultato di una storia che, insieme, si presentano con la loro faccia e con l’orgoglio di essere olivicoltori e frantoiani.

Altro che “made in Italy” o “100%” e simili orpelli.

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michele  labarile

michele labarile

23 marzo 2014 ore 12:41

Non amo particolarmente i quiz ma è difficile resistere alle provocazioni ! Io di errori ne vedo tanti: 1) l'ampolla 2) il limite massimo di acidità all'1%; 3) tocoferolo e vit E sono in pratica sinonimi. E poi d'accordo, se l'oscar fosse il limite di 1% di acidità siamo proprio messi male !

michele  labarile

michele labarile

11 marzo 2014 ore 14:25

che dire, ringrazio di cuore la sig.ra Scirrotta per le sagge parole, e te Luigi per averci proposto questa lettera. Occorre che tutti quelli che hanno ancora un briciolo di buonsenso, e tanta umanità, riflettano ed agiscano per perseguire i loro sogni. Tante cose non riusciremo a realizzarle ma questo non ci deve esimere dal perseguirle...perché è giusto che sia così. Buona giornata

michele  labarile

michele labarile

25 febbraio 2014 ore 20:44

Riusciamo anche a stimare l'andamento anche dei costi di produzione, il costo della burocrazia, i costi reali dell'impegno di frantoiani, confezionatori per tutte le incombenze burocratiche che affrontano ? Riusciamo a stimare quanto degli aiuti comunitari vanno ai produttori nei due paesi (ai produttori non alle associazioni). Quanto alla ricerca in agricoltura. In quest'ultimo campo, in Italia avevamo delle eccellenze (SSOG. Istituto per l'elaiotecnica, università prestigiose. CHE FINE HANNO FATTO ?

michele  labarile

michele labarile

20 febbraio 2014 ore 19:40

QUESTA NON E' PURTROPPO UNA BUFALA !!! E' espressione invece di una mediocrità dilagante, è una ferita per la categoria dei giornalisti, per quella degli assaggiatori, per quella dei produttori onesti che fanno qualità siano essi italiani che di altri paesi, una violenza inaudita, di natura terroristica ai poveri consumatori ! Quando avranno distrutto l'industria italiana resterà il 50% della produzione italiana (perché non è tutto extravergine gran crue quello che si produce). Ed una parte rilevantissima di quello che oggi commercializziamo in tutto il mondo, che è il triplo della quantità di oli extra vergini italiani, sarà commercializzato dagli spagnoli. Insomma regaleremo il mercato agli spagnoli.

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