Visioni

Dobbiamo educarci al futuro

Alfonso Pascale

Dall'immediato dopoguerra si è monotonamente e dappertutto ripetuto che tutti gli individui sono uguali. Questo martellio sulle coscienze è stato certamente fatto con le migliori intenzioni e, soprattutto, in reazione alle aberranti dottrine fasciste di superiorità razziale. Ma un conto è affermare che nessun individuo o gruppo di individui può vantare una superiorità su un altro individuo o gruppo di individui e un altro conto è dire che siamo tutti uguali.

In realtà, le persone non sono affatto eguali. Ogni individuo è diverso e distinto dall'altro. Si può dire che è unico. E proprio in virtù di tali differenze, per poter convivere e far emergere liberamente il merito, dobbiamo non solo tollerarci reciprocamente, ma essere responsabili e assicurare a tutti pari dignità sociale e uguaglianza delle opportunità nelle condizioni di partenza. Però tutto questo non viene affatto insegnato: probabilmente è molto più facile far passare l'idea semplicistica che tutti siamo uguali, mettendo in risalto solo i diritti e poco i doveri e magari costruendo artificiosamente modelli ritenuti perfetti a cui omologarsi.

Ora che il mondo si è globalizzato, le migrazioni si sono fatte più intense e la società è tecnologicamente progredita, ci accorgiamo che quell'idea di uguaglianza che ci è stata inculcata è limitata e non funziona, mentre emergono molteplici diversità da far convivere. Dobbiamo, dunque, educarci metodicamente alle relazioni con gli altri, all'apertura al diverso, alla responsabilità, alla reciprocità, all'approccio laico, alla cittadinanza, alla democrazia, al rispetto della dignità di tutti, alla creazione di forme comunitarie di vita in cui ciascuno possa disporre di una soglia minima di capacità per autorealizzarsi liberamente. Dobbiamo educarci metodicamente al futuro.

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