Visioni

Green Deal, la grande sfida

Alfonso Pascale

L’articolo di Micaela Cappellini, “Meno pesticidi, più bio: i piani della Ue per un’agricoltura sostenibile”, pubblicato lo scorso 20 maggio sul quotidiano Il Sole 24 Ore, mi ispira alcune riflessioni, che condivido volentieri.

L'errore che compie l'agricoltura italiana nel confronto con l'Unione europea è di non assumere l'obiettivo della sostenibilità come proprio obiettivo. 

Solo se si mettono alla testa delle forze che vogliono in modo esplicito e coerente un'agricoltura sostenibile, gli agricoltori potranno sfidare l'ambientalismo nostalgico e antitecnologico (compreso quello che si annida tra i cosiddetti "esperti" che erogano consulenze alla Commissione europea) sulla soluzione da dare ai problemi.

L'obiettivo posto dalla Commissione di "rendere l'Europa il primo continente neutro dal punto di vista climatico entro il 2050" è non solo condivisibile in sé, ma costituisce una grande opportunità per l'agricoltura: concorrendo al raggiungimento di tale traguardo, essa diventa più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Il confronto va, dunque, reso esplicito sugli strumenti da utilizzare per raggiungere un comune obiettivo.

Le due Comunicazioni - una sulla biodiversità e l’altra dedicata alla strategia “Farm to Fork” - che definiscono il ruolo dell’agroalimentare nell’ambito del Green Deal europeo, individuano strumenti che sono sbagliati e controproducenti sul piano scientifico. Ridurre in modo drastico l'uso di agrofarmaci e fertilizzanti chimici e accrescere la superficie coltivata ad agricoltura biologica sono strade che non concorrono alla lotta al cambiamento climatico.

Per raggiungere l'obiettivo posto dal Green Deal, c'è infatti bisogno di un grande investimento in ricerca e innovazione, a partire dall'agricoltura di precisione e dalle biotecnologie agrarie.

Mai come in questo momento - lo stiamo vedendo con la pandemia Covid19 - c'è bisogno di un confronto serio e rigoroso tra la politica e la comunità scientifica nel definire la transizione verde dell'agricoltura europea. Ma bisogna uscire dagli slogan e dalle semplificazioni e parlare concretamente di strumenti.

L'agricoltura italiana deve essere consapevole che questa battaglia si vince se si esce dalle ambiguità e dai compromessi al ribasso di questi ultimi decenni a cui ci hanno condotto classi dirigenti mediocri e interessate al facile e immediato consenso. L'aver sacrificato le performance produttive e imprenditoriali dell'agricoltura in cambio di sussidi assistenzialistici, come gli aiuti diretti, si è rivelato suicida. Ma proprio su queste ambiguità, hanno messo radici le derive pseudoambientaliste e le narrazioni bucoliche e passatiste che, senza l'humus assistenzialistico, sono destinate ad estinguersi.

La spesa agricola (40 per cento del bilancio UE) deve trasformarsi in spesa produttiva per investimenti in ricerca e innovazione. Questa è la sfida da lanciare nell'interesse dei cittadini europei, della loro sicurezza alimentare e del loro benessere sociale.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter