Visioni

L’agricoltura biodinamica non ha nulla a che fare con la scienza

Alfonso Pascale

L’agricoltura italiana non è rappresentata né a livello politico né a livello sociale. Se non fosse così, non assisteremmo alla farsa andata in scena negli ultimi mesi in Parlamento, sul disegno di legge riguardante l’agricoltura biologica.

L’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, l’Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna, l’AISSA – Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie, la FISV – Federazione Italiana Scienze della Vita, l’UNASA – Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Agrarie hanno chiesto una modifica degli articoli 1, 5 e 8 del DDL 988.

Ritengono, infatti, che l’attuale formulazione costituisca una legittimazione ingiustificata dell’agricoltura biodinamica e permetta l’utilizzo degli strumenti di programmazione, ricerca e finanziamento previsti dal disegno di legge anche per quelle pratiche esoteriche e prive di fondamento scientifico per le quali l’agricoltura biodinamica si distingue dall’agricoltura biologica.

Nel maggio scorso, il Senato non ha tenuto conto di questa netta presa di posizione del mondo scientifico. E ora ci auguriamo che la Camera cancelli queste norme. Se non lo farà, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo ad aver accreditato politicamente pratiche di coltivazione pseudoscientifiche, fondate su credenze superstiziose.

Non è in discussione – si badi bene! - la libertà di coltivare come si vuole o di vendere prodotti biodinamici se sono sicuri. Ma è intollerabile che lo Stato debba metter soldi di tutti noi in nicchie di mercato fondate su un gioco di autoinganni e stregonerie.

Siamo dinanzi ad una discriminazione arbitraria della stragrande maggioranza di agricoltori che intendono applicare leggi in linea con la scienza. E sono negati strumenti e indicazioni che possano affidabilmente servire alle persone nella ricerca di soluzioni di problemi e di innovazioni in campo agricolo.

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