Visioni

L’olivo nel progetto umano e sociale di San Patrignano

Pino D'Acquisto

La Comunità San Patrignano nasce nel 1978 grazie a Vincenzo Muccioli, il quale assieme ad altri fondatori sceglie di dare una seconda opportunità a tanti giovani tossicodipendenti, credendo fermamente nel loro pieno recupero e reinserimento sociale e lavorativo. Da allora la Comunità è cresciuta sempre più, strutturandosi al meglio per ospitare ragazze e ragazzi, e dando vita a tanti laboratori professionali.

Nonostante siano trascorsi oltre quarant’anni dalla fondazione, e nonostante tutti i cambiamenti epidemiologici e socio-culturali che vi sono stati nel fenomeno delle dipendenze, i valori che guidano ancora la comunità sono gli stessi delle origini: l’interesse per il prossimo e il desiderio di aiutare un giovane in difficoltà come si farebbe con un figlio.

La formazione professionale è per la comunità uno strumento imprescindibile per il raggiungimento del recupero e del reinserimento e le attività agricole ricoprono un ruolo importantissimo. Nel loro svolgimento San Patrignano si è imposta il rispetto di quattro principi fondamentali: tutela dell’ambiente, del territorio, delle biodiversità e del benessere animale. Non si tratta di una scelta di carattere commerciale, ma di un approccio culturale per cui fare agricoltura significa puntare su salute, ecologia e cura del sistema.

Tra le attività agricole, la coltivazione dell’olivo è coerente con il progetto umano e sociale della Comunità, che vede nel corretto rapporto tra uomo e ambiente uno degli strumenti educativi in grado di aiutare i ragazzi ospiti di San Patrignano a superare i loro problemi.

La pianta di olivo, sempreverde, vive in terreni spesso poveri e in condizioni difficili, ma nonostante questo è considerata immortale. Se muore infatti la sua base, produce un pollone e dallo stesso apparato radicale nasce una nuova pianta. Una peculiarità simbolicamente importante, che rappresenta la capacità di reagire ai problemi, la forza di rialzarsi e ripartire dopo ogni caduta. Questa è una scoperta per i ragazzi, che coltivando questa pianta ne percepiscono sia la tenacia, sia la necessità di curarla per raccoglierne i frutti, rispettandone i ritmi naturali, intervenendo nei momenti giusti e avendo pazienza.

I ragazzi che arrivano in comunità spesso sono portati a cercare di ottenere tutto e subito, mentre dalla coltura dell’olivo traggono l’insegnamento opposto.

L’olivo è anche socializzazione: durante la raccolta si vive un momento di aggregazione sociale unico, pari solo alla vendemmia, in cui si ha la partecipazione di tanti ragazzi provenienti anche da altri comparti della comunità.

Le fatiche profuse nella coltivazione di questa bellissima pianta sono premiate dall’ottenimento dell’olio. Nel processo di trasformazione delle olive che avviene in un frantoio all’esterno della Comunità, a turno partecipano anche alcuni ragazzi in percorso. Ed è proprio il premio finale che dà entusiasmo e che concorre ad accrescere l’autostima in loro.

È così che dietro quell’etichetta dell’olio extra vergine di oliva ottenuto c’è molto di più: un percorso che favorirà l’inserimento nella società di un giovane che fino a qualche anno prima era un emarginato.

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