Visioni

Le colpe vanno ripartite

Francesco Visioli

Anche l'American Oil Chemists Society (e non è cosa di scarso rilievo) segnala il servizio di “60 Minutes”. L'ho visto. Tipico stereotipo dell'italiano che grida, lancia il pesce, gesticola, mangia molto e frega la gente.
Pensavo che come noi facciamo l'equazione Americani=rozzi cowboys, loro fanno l'equazione Italiani=inaffidabili mafiosi. Equazioni entrambe sbagliatissime. Servizi come questi non aiutano certo.

E' proprio così. Il servizio della Cbs calca la mano sui luoghi comuni che vogliono gli italiani popolo allegro, di mangiatori che, al mercato, prendono cibo con le mani, gesticolano e urlano. Tutto il contrario degli asettici supermercati USA (che noi pensiamo pieni di rozzi cowboys).

L'ufficiale intervistato nel servizio ha dato l'impressione che in Italia sia pericoloso mangiare. Al contrario, proprio grazie a lui e alle centinaia di uomini e donne delle forze dell'ordine che controllano quotidianamente i prodotti alimentari, gli italiano godono di livelli di sicurezza alimentare tra i più alti al mondo. Più truffe escono allo scoperto, più vuol dire che i controlli ci sono. Forse è una mia impressione, ma mi sembra ne sia uscito l'esatto contrario.

Il problema della comunicazione riguarda tutti, e mi sembra sempre più rilevante. Lo dico da ricercatore: ogni giorno leggo un titolone come "Scoperto il gene del colesterolo!", "Scoperta la proteina dell'obesita'!", "Scoperto l'enzima chiave per il tumore al xxx". Fosse vero saremmo immortali.

Le colpe vanno ripartite. Da un lato i ricercatori che spesso sono contenti di uscire virtualmente dai laboratori e finire sui giornali, nella speranza di attrarre visibilità e finanziamenti (oltre che soddisfare l'ego). Da un altro lato i giornalisti che, nell'era della comunicazione veloce e dei tweet, non si fermano a pensare e sparano titoli sperando di accaparrarsi più lettori.

Mi sembra un fenomeno che affligge vari ambiti, dalla cronaca nera all'alimentazione, dalla politica (degli annunci!) allo sport. Sembra che abbiamo perso la voglia di informarci con pazienza e pacatezza e/o spiegare in termini accessibili quello che facciamo o come la pensiamo.

Studiare sembra ormai una parolaccia. Ma chi mai si mette lì a studiare? Chinati sugli smartphones come possiamo studiare, meditare su cosa abbiamo letto, informarci, approfondire? In realtà il mondo va avanti a piccoli passi, col contributo di tutti (a parte le catastrofi) ed è inutile sparare titoli a effetto. Oh, almeno questo è il mio pensiero. Anche perché ogni tanto penso che la bolla della comunicazione iper-veloce prima o poi scoppi.

Ho letto articoli interessanti di sociologi che - più o meno seriamente - prevedono un appiattimento dell'essere umano dovuto al fatto che, essendo sommersi di informazioni accessibili e poco approfondite, finiremo per evolverci molto più lentamente, copiandoci gli uni gli altri.

Beh, i lettori di Olio Officina Magazine per fortuna sono intelligenti e colti (altrimenti non lo leggerebbero, no?). Per cui facciamo la nostra parte e non cadiamo nelle trappole del sensazionalismo.

Ora, per dire un po’ come va la comunicazione: la stessa benemerita associazione che spara numeri a caso senza che nessuno li contesti. Subito dopo il comunicato dello IARC, su carne e cancro, già il giorno dopo "le vendite di carne sono crollate del 20%". Eh? Ma che cavolo si dice? Ci vuole almeno una settimana per sondare tutti i punti vendita, tirare le somme, fare i calcoli e, appunto, comunicarli. Mai nessun giornalista che chieda spiegazioni, nessun giornale che gli spedica indietro i comunicati e nessun lettore che li spernacchi. Siamo nell'epoca della comunicazione più veloce del West. Ricercatori compresi, eh?

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