Visioni

Non demorderemo

Alfonso Pascale

Le nostre generazioni (parlo della mia e di quella immediatamente successiva), a differenza della generazione che ricostruì l’Italia uscita dalle rovine della seconda guerra mondiale, hanno avuto la sventura di essere dirette da un ceto politico del tutto inadeguato. La prova è attestata dal fatto che in 25 anni nessuno è riuscito a fare quelle riforme istituzionali ed economico-sociali che tutti dichiarano urgenti, ma solo a parole.

È stato doveroso per il referendum di domenica e lunedì animare, insieme a tante persone, una vivace campagna social del No esplosa spontaneamente. Abbiamo provato a difendere, ognuno a modo suo, la democrazia rappresentativa che ha nel Parlamento il suo perno. Consapevoli che l’antiparlamentarismo è la cifra caratterizzante di tutte le culture totalitarie. La storia del Novecento sta lì a ricordarcelo.

La legge sulla riduzione del numero dei parlamentari è stata fatta sulla base della pressione di forze populiste. Forze pericolose per la democrazia, tanto più perché non sono consapevoli delle conseguenze della loro azione. Ma una classe dirigente inetta le ha assecondate. E un elettorato lasciato allo sbando e privo di un’informazione corretta ha purtroppo aderito al messaggio populista.

Non siamo riusciti ad evitare la sconfitta. E il rischio è che adesso si possano produrre ulteriori danni. Per questo la battaglia contro il declino populista dell’Italia non può e non deve fermarsi. Il nostro augurio è che le generazioni dopo di noi siano più fortunate.

Per la selezione dei ceti dirigenti vale infatti il principio darwiniano: si migliora o si peggiora per mera casualità. Ma alle persone consapevoli spetta il compito di impedire ai politici inadeguati di oggi di pregiudicare irrimediabilmente il futuro dei nostri figli e nipoti.

Dobbiamo difendere le fondamenta del nostro Paese, arrivato a causa della Covid-19 al capolinea delle sue contraddizioni.

Adesso abbiamo una sola possibilità per evitare il default economico e sociale e non possiamo sprecare il Next Generation Eu, preparato dai pochi leader lungimiranti e non nazionalpopulisti dell’Unione per sostenere la ricostruzione post pandemica delle infrastrutture, per la transizione green e digitale del sistema produttivo e per il ripensamento della sanità pubblica grazie al Mes.

Non demorderemo!

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