Visioni

Orgoglio italiano

Massimo Cocchi

Domenica sera, credo tutti - anzi non tutti, perché qualcuno che non nomineremo ma facilmente riconoscibile essendo alla guida di un modesto e stupidamente polemico giornale quotidiano - abbiamo sofferto e gioito, così come l’inno d’Italia ci commuove sempre.

Questo è l’orgoglio italiano che esce dirompente quando siamo al momento del confronto, della sfida.

Questa Italia vestita d’azzurro, così capace di commuovere gli umili, dovrebbe fissarsi nel cervello dei tanti che sembrano ancora non comprendere il senso dell’appartenenza.

Certo, fare dell’ironia è troppo banale, tuttavia, non si può in occasioni come queste, dove il coinvolgimento emotivo, la suspense, e nello stesso tempo la lucidità d’azione, devono coordinarsi per il successo, non si può non pensare alla pochezza della politica italiana, non si può non pensare che un Paese, degno della P maiuscola, possa produrre, fra 60 milioni di individui, un solo soggetto in grado di avere autorevolezza del ruolo nel contesto internazionale.

Questo significa che il furto di voti alla povera gente che si illude di promesse ipocrite, di messaggi accattivanti ma vuoti di ogni contenuto, di manifestazioni di populismo sciocco, è semplicemente frutto della pochezza cerebrale di chi mette in atto tali strategie.

Vorremmo vedere questa gente, che si produce in manifestazioni tali da fare ombra ai più stupidi e volgari esempi di avanspettacolo, scendere in campo, se non con una strategia, almeno con un minimo di dignità per elevare la scena dal livello comico alla dignità di una seria rappresentazione teatrale.

Vorremmo vedere “questa gente”, non solo capace di scendere a manifestazioni di basso profilo davanti a milioni di persone che hanno loro affidato i propri interessi, ma di esprimere nel volto la tensione dell’impegno, negli occhi la lucidità del ragionamento, nei gesti la coerenza del ruolo e nelle parole la saggezza che non deriva dal titolo di studio, ma dall’intelligenza.

Se così fosse, potremmo dire di essere un popolo capace di riprendersi la scena a livello internazionale, di non essere più considerati mangia spaghetti, di non essere considerati gente qualunque agli occhi di un’Europa arrogante e classista.

Anche nei momenti più drammatici il popolo italiano ha saputo difendere la dignità dall’arroganza di criminali e di vessatori.

Per fare questo non è sufficiente una partita di calcio o un torneo di tennis, è necessario che tutti giochino ogni giorno la partita della vita con la consapevolezza e la tensione giusta per imporre il rispetto, un rispetto che deve riportare alla considerazione di essere un popolo all’altezza della sfida.

È necessario che si cominci a raccontare la verità alla gente e non a nasconderla entro farraginose quanto plateali espressioni di ipocrisia.

Se dalla scienza tutti si attendono la verità, al limite con la capacità di autocritica quando si fa un errore, e vanno condannati senza appello quegli pseudo scienziati che scrivono falsi scientifici, nello stesso modo, da parte chi siede non sugli spalti di una tribuna, ma sugli scranni che rappresentano la nazione, dovrebbe esserci la consapevolezza di essere persone che combattono per la coerenza, la giustizia e la libertà, lontani dalle pochezze del basso intrigo del beneficio personale.

Ecco, in questo caso, potrebbero cantare con la dovuta dignità l’inno della nazione, perché quello va meritato.

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