Visioni

Tutti a zappare

Felice Modica

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni da agricoltore è che i lavori necessari vanno seguiti quando si deve. Né prima, né dopo. Altrimenti saranno fatti male e costeranno dieci volte di più.

Ci siamo passati tutti. Manodopera, fertilizzanti, trasporti, carburante, ecc. aumentano sempre, mentre i prodotti agricoli si vendono allo stesso prezzo di dieci anni fa, quando non ad un prezzo inferiore…E allora è forte la tentazione di risparmiare sull’ordinario. Rimandare una potatura, fare a meno di scalzare, rinunciare a una concimazione. Guai! E’ l’inizio della fine. Per recuperare le inadempienze si dovrà infatti ricorrere ad interventi straordinari molto costosi. E occorreranno anni per rimettersi in pareggio. La conclusione è che, specie in tempi di concorrenza spietata, un’azienda agricola deve essere molto competitiva, giusto per sopravvivere. Altrimenti, cento volte meglio fallire. Passare la mano.

Questo, un contadino, anche analfabeta, lo sa bene, perché lo ha sperimentato sulla propria pelle. Se hai un’azienda agricola, devi eseguire i lavori necessari a tempo debito e se non hai i soldi li chiedi in prestito. E se non ti riesce di averli, chiudi. E lasci il campo a chi è o pensa di essere più bravo di te.

Mi fa specie, quindi, che concetti così chiari anche a persone umili e di scarsa cultura, stentino ad essere compresi dalla classe politica italiana, spesso composta da laureati. Perfino in prestigiose università estere albanesi. Il nostro è il Paese in cui, se non piove per una settimana, moriamo di sete e, se piove per più di tre giorni di fila, arriva un’alluvione.

Ogni volta che si verifica una calamità di questo tipo, tutti parlano di dissesto idrogeologico, ma non si pensa di affrontare il problema alla radice. Perché i bilanci di Comuni, Regioni e Stato – si dice, giustamente – non lo consentono. Quando, però, questi stessi Enti territoriali saranno inevitabilmente costretti ad affrontare le emergenze (a volte anche le perdite di vite umane), i soldi salteranno fuori. Tanti, molti di più di quelli necessari per una attenta gestione del territorio fatta a tempo debito, ovvero evitando il rilascio di certe assurde concessioni edilizie, facendo la pulizia degli argini, il rimboschimento…

E allora, sorge il dubbio che, forse, al posto di scienziati della politica, andrebbe meglio un onesto contadino. I politici potremmo mandarli in campagna, per un corso di aggiornamento e di familiarizzazione con la zappa. Oggi è anche di moda.

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