Economia

Green economy. Cose da sapere

Lo scorso settembre le commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera hanno presentato i risultati di un’indagine conoscitiva su un settore dell’economia ancora poco esplorato eppure molto attuale. Marcello Ortenzi ci ha selezionato alcuni significativi estratti

Olio Officina

Green economy. Cose da sapere

La green economy, fa già parte del presente della nostra economia. E può diventarne il futuro.
Affinché ciò avvenga e si imbocchi definitivamente la strada della green economy, in Italia bisogna immaginare e tradurre concretamente un vasto programma di riforme strutturali in grado di riorientare risorse, investimenti, comportamenti.

Se questo è vero allora green economy significa investimenti ingenti su scuola, formazione e ricerca; significa ridare impulso ad una politica che sia in grado di programmare e orientare nel medio-lungo periodo; significa cura scrupolosa del territorio nelle sue diverse declinazioni: città, ambiente, cultura, agricoltura, paesaggio, infrastrutture.

Così come la Green economy significa massimizzare l’efficienza in tutte le sue declinazioni: nella trasformazione delle materie prime, nell’uso di energia, nell’uso del suolo, efficienza nell’impiego di prodotti e servizi.

In particolare Green economy sposta l’attenzione dal possesso dei beni all’accesso a servizi. Questo significa ripensare la produzione di massa dei beni di consumo da un lato, e dall’altro, invertire l’attuale tendenza alla sempre più rapida obsolescenza dei prodotti di consumo sostituendo parte della produzione di beni, con la produzione di servizi di manutenzione e riparazione, nonché con forme di accesso a beni condivisi.

In questo senso è possibile individuare alcune priorità e urgenze intorno a cui rafforzare, in questi mesi e nei prossimi anni, un impegno istituzionale capace di aiutare il Paese a superare alcuni suoi limiti e ritardi e imboccare la strada della crescita:

attuare una riforma fiscale ecologica che sposti il carico fiscale, senza aumentarlo, a favore dello sviluppo degli investimenti e dell’occupazione green.
Per raggiungere questo obiettivo si può agire su più fronti: a) lavorare per eliminare gli incentivi alle attività economiche che hanno impatti negativi sull’ambiente; b) orientare la revisione della spesa pubblica con particolare attenzione a quella con impatti negativi per l’ambiente; c) adottare misure di fiscalità ecologica spostando il carico fiscale in base al principio di «chi inquina paga» tassando il consumo di suolo e le risorse del sottosuolo (una graduale carbon tax, road pricing, ecc.) indirizzando altresì eventuali incentivi verso le fonti rinnovabili dismettendo i vecchi impianti inquinanti del nostro paese; d) incrementare la quota del fondo regionale finanziato dal tributo sulle discariche e utilizzare le maggiori entrate ottenute con questi provvedimenti per realizzare la deducibilità fiscale degli investimenti finalizzati all’innovazione ecologica e per ridurre il cuneo fiscale per il lavoro, in particolare nelle attività della green economy; e) riformare l’attuale sistema fiscale spostando il peso fiscale dal lavoro al patrimonio e al consumo di prodotti e di materiali più inquinanti;

incentivare la penetrazione di strumenti credibili ed oggettivi di quantificazione degli impatti ambientali associati alle attività umane, con lo scopo di misurarne la sostenibilità;

attivare programmi per un migliore utilizzo delle risorse europee e per sviluppare strumenti finanziari innovativi per le attività della green economy, valutando altresì l’opportunità di prevedere deroghe ai patti di stabilità per investimenti in campo ambientale ed energetico con particolare attenzione alle start up, favorendone in ogni modo l’accesso al credito.

È indispensabile avviare un programma nazionale che punti a supportare un miglior utilizzo dei fondi europei, un maggior ricorso ai Fondi della Banca Europea degli investimenti ed una crescita della presenza dei progetti italiani finanziati dalle risorse comunitarie per le attività della green economy.

Tra le diverse misure da prendere sono da considerare : che la difesa del suolo è certamente una delle opere pubbliche più significative e urgenti di cui ha bisogno il nostro Paese. Serve una pianificazione delle attività di prevenzione del dissesto idrogeologico e di difesa del suolo, un provvedimento normativo che regolamenti la sicurezza del territorio e le modalità di acquisizione e monitoraggio dei dati riguardanti i fenomeni idrogeologici, servono finanziamenti adeguati e stabili nel tempo nonché misure per sottrarre gli investimenti per la prevenzione dai vincoli del patto di stabilità. Occorre migliorare la capacità di spesa dei soggetti attuatori attraverso azioni di coordinamento e di snellimento delle procedure. un programma nazionale per l’efficienza e il risparmio energetico eliminando le barriere allo sviluppo dell’efficienza energetica; barriere culturali, barriere economiche, barriere normative.

Il volume di affari al 2020 potrebbe raggiungere un valore di 350 mld di euro, con un’incidenza di 2 punti all’anno di PIL e ricadute occupazionali sul sistema industriale fino a 200.000 nuovi occupati.

L’efficienza energetica deve diventare una priorità strategica, così sarà possibile sviluppare un approccio integrato con effetti moltiplicativi sui benefici che possiamo ottenere;

attuare misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti. Si tratta di un altro tema di fondamentale importanza. Il nostro Paese risente di differenti, contrastanti, stratificate normative di riferimento, che hanno determinato una elevata incertezza e una differenziazione territoriale nei comportamenti adottate dalle autonomie locali. La Strategia Energetica Nazionale, nel tentativo di contemperare le esigenze dell’oggi con gli obiettivi energetici e ambientali di medio e lungo termine, dà risposte soddisfacenti, sia perché indica traguardi più ambiziosi di quelli assunti a livello comunitario, sia perché promuove un futuro coerente con la road map 2050 prospettata a livello europeo.  Ciononostante, in tema di energie rinnovabili, è necessario riflettere sulla strada seguita in questi anni. Infatti, l’eccesso di incentivazione alle fonti rinnovabili, e in particolare al fotovoltaico, ha causato un repentino aumento degli oneri di sistema per il sostegno a tali fonti, passati da circa 1,5 mld di euro l’anno nel 2008 a 12 mld stimati per quest’anno, che incidono per oltre il 20 per cento sulla bolletta elettrica. È necessario promuovere gli investimenti degli imprenditori agricoli in attività che favoriscano produzioni biologiche, di qualità, di filiera corta (anche attraverso i distretti rurali e agroalimentari) e di rafforzamento in chiave green delle attività del settore che assicurano le maggiori possibilità di successo economico della nostra agricoltura. Devono essere incentivati l’acquisto e il consumo di prodotti agroalimentari di qualità, ottenuti con processi sostenibili, di filiera corta anche attraverso azioni mirate tese a rafforzare la vendita diretta (come la messa a disposizione di beni immobili inutilizzati appartenenti al patrimonio dello Stato per agevolare gli agricoltori nell’apertura dei mercati alimentari.

Tenendo conto che la Commissione e il Parlamento Europei hanno proposto come priorità per il 2014, il rilancio della crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro e che il Governo italiano intende promuovere un dibattito approfondito sulla «crescita verde» e la «creazione di occupazione», in particolare quella giovanile, realizzando un incontro congiunto dei Ministri dell’Ambiente e dei Ministri del Lavoro dell’Unione Europea, è possibile e auspicabile una maggiore incidenza delle tematiche della green economy in modo da reinserire, nel ciclo annuale di coordinamento delle politiche europee, lo sviluppo sostenibile come principio guida dello sviluppo dell’Unione.

La foto di apertura è di Luigi Caricato

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