Economia

La crisi che (forse) intaccherà i frantoi

In Puglia? Molto olio e poca cultura. “Abbiamo il dovere di reagire”, ha sostenuto Stefano Caroli, presidente di Afp, l’Associazione Frantoiani di Puglia. “Non abbiamo fatto nulla, o poco, per migliorare la cultura del consumatore finale”

Olio Officina

La crisi che (forse)  intaccherà i frantoi

Stefano Caroli, noto imprenditore operante nel comparto oleario, è tra i fondatori, nonché presidente, dell’Associazione Frantoiani di Puglia. Nel suo intervento, di cui vi riportiamo uno stralcio, affronta il tema, spinoso, relativo alla grave situazione di crisi che “si prospetta per le nostre aziende, e per il mondo agricolo-olivicolo in generale”.

Noterete che nel testo compare l’espressione – tanto cara all’Aifo, di cui l’Afp è parte integrante – di frantoi “artigiani”, termine che Olio Officina Magazine – molto attenta qual è all’uso appropriato delle parole – è poco convinta.

Cos’è d’altra parte un frantoio artigiano? Forse un oleificio in cui si utilizzano ancora i fiscoli, sui quali si versa in superficie la pasta delle olive appena franta, ricorrendo magari direttamente all’uso sapiente delle mani, anziché ricorrere alla macchina dosatrice? O se non è così, che differenza esiste allora tra i vari impianti d’estrazione a ciclo continuo? Si utilizzano forse i minifrantoi?

L’espressione “artigiani”, come si può notare è tutta da chiarire.

Ma ecco l’intervento che Stefano Caroli, il presidente di Afp, l’Associazione Frantoiani di Puglia, ha pronunciato lo scorso 18 ottobre in apertura dei lavori del convegno che si è tenuto a Martina Franca.

IL DOVERE DI REAGIRE

(…) Durante la campagna olearia 2012, a causa della siccità in Spagna, il nostro comparto è rimasto pressoché indenne dal ciclone crisi che ormai coinvolge diversi settori e adesso (spero di sbagliarmi) potrebbe riguardare anche il nostro.

Abbiamo il dovere di reagire. Rappresentiamo un’economia reale. In Puglia sono presenti circa 1600 frantoi artigiani, sparsi nei vari paesi e contrade, e rappresentano un punto di riferimento per tutta l’olivicoltura nazionale.

Con 50 milioni di piante coltivate su 360 mila ettari di terreno, l’olivicoltura occupa circa il 25% della superficie agricola regionale, producendo il 40% circa dell’olio italiano (…).

A questo punto vorrei collegarmi al titolo del convegno: “Olio e cultura”. A mio avviso in Puglia abbiamo “molto olio” e “poca cultura”.

Negli ultimi vent’anni tutti ci siamo preoccupati di aumentare le capacità produttive e migliorare la qualità dell’olio, ma non abbiamo fatto nulla o abbiamo fatto poco per migliorare la cultura del consumatore finale, affinché esso sappia riconoscere i pregi di un olio extra vergine.

Gli attori della filiera non hanno saputo fare sistema, valorizzando il patrimonio olivicolo.

L’Italia per le caratteristiche strutturali non può assolutamente competere sul prezzo e sulla quantità con i paesi esteri, ma ha delle peculiarità che gli altri paesi non posseggono.

La storia del nostro Paese, legata al “terroir” delle circa 400 varietà diverse di ulivi ci garantisce naturalmente un valore aggiunto al prodotto. In questa maniera si potrebbero aprire dei mercati e degli scenari a noi sconosciuti. Il nostro dovere è quello di tutelare l’oro verde e la sua economia, coinvolgendo tutta la filiera fino al consumatore finale.

La sfida che ci attende non è facile ma è il momento che tutti i soggetti coinvolti sappiano interagire tra loro e facciano qualcosa per rilanciare il territorio e l’olio.

Molte volte rimango stupito e imbarazzato quando i turisti, che fortunatamente iniziano ad affacciarsi numerosi nelle nostra Regione, mi chiedono come mai nelle strutture ricettive si utilizzi olio comunitario, quasi sempre spagnolo. Personalmente, da produttore, non so mai cosa rispondere e provo un grande senso di rabbia e vergogna. Il contrasto con il paesaggio è forte, giustamente i turisti, si chiedono come mai in una terra così ricca di ulivi si offra a tavola olio spagnolo.

Con tutta l’umiltà che mi contraddistingue vorrei chiedere al Presidente Gonnelli “Toscano Doc” qual è la strategia da adottare per risolvere questi grandi problemi in Puglia. Tutti sappiamo che la Toscana è la maggior rappresentante all’estero dell’Italia, sia dal punto di vista turistico che eno-gastronomico. Credo sia il caso di riflettere su questo argomento, e io penso che tutti i pugliesi abbiano delle responsabilità.

Anche la politica dovrebbe sostenerci…

Caro Assessore, carissimi rappresentanti delle istituzioni, in virtù dei numeri citati in precedenza, vi chiediamo di fare di più! Destinare risorse quanto meno alla pari di altre attività (vedi settore vinicolo), credo sia necessario, per essere capofila nella politica olivicola italiana ed europea.

Inoltre l’approvazione della legge sull’alta qualità potrebbe essere l’inizio per una svolta positiva della nostra olivicoltura. Pur apprezzando gli sforzi fatti finora, ci rammarica e ci delude dover constatare una scarsa sensibilizzazione verso tutte quelle aziende che con impegno e sacrifici, nonostante le turbolenze eccezionali di questo periodo, hanno il coraggio e l’orgoglio di portare il “Made in Puglia” in giro per l’Italia e nel mondo! Per esempio, non mi sembra che sia stata presa una posizione forte sulla vergognosa retromarcia del commissario europeo Ciolos sul tappo anti-rabbocco, che a nostro avviso, poteva essere sinonimo di garanzia per consumatori e produttori.

Caro Assessore, con orgoglio posso dirle che l’Afp rappresenta aziende che lavorano anche 24 ore al giorno per trasformare il prodotto nel più breve tempo possibile producendo un olio di altissima qualità. Molti dei nostri soci ricevono e hanno ricevuto premi in tutti i concorsi nazionali e internazionali dimostrando che qualitativamente non siamo secondi a nessuno. Lasciando da parte il discorso degli ultimi due anni, costretti a ricorrere alle carte bollate per vedere sancito e riconosciuto un nostro diritto, siamo disposti a rinnovare la nostra volontà e disponibilità a sedere ai tavoli tecnici sull’olivicoltura dando il nostro autorevole contributo. A tal proposito vorrei sottolineare che l’Afp si avvale della collaborazione dell’avv. Angelo Serra e del tecnologo alimentare dott. Francesco Martiradonna.

Come ultima richiesta, ma non meno importante, vorrei chiederle che si faccia un’opera di sensibilizzazione nelle scuole, affinché le generazioni del futuro sappiano riconoscere il valore dei nostri prodotti alimentari e l’importanza che questi occupano nell’economia globale. Siamo convinti fermamente che la scuola, nonostante le numerose forme di distrazione moderne, continua a rappresentare un punto cardine della nostra cultura, quindi quale miglior luogo per avviare un progetto vincente: unire l’olio alla cultura.

Grazie per l’attenzione!

Stefano Caroli

Ringraziamo il presidente Afp Stefano Caroli per la cortesia nell’averci fornito, pur senza richiederlo, il testo del suo intervento al convegno “Olio e cultura”. Non essendo abituati a censurare, è evidente che leggendo il riferimento all’artigianalità, è apparso doveroso l’invito, indiretto, a evitare di ricorrere a usi impropri di espressioni che possono dar luogo a equivoci e che, in fondo, non arricchiscono la cultura dell’olioda parte del consumatore, semmai lo confondono.

Siamo curiosi di conoscere, al riguardo, anche il parere del presidente nazionale Aifo Piero Gonnelli, da persona colta qual è mi incuriosisce capire la reale differenza – che io non riscontro – tra frantoio artigianale e frantoio non artigianale, oltre alla differenza tra olio artigianale e olio non artigianale. Ne sarei molto, ma molto felice.

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