Economia

Operazione trasparenza

Questa volta si fa sul serio. Il broker Gianluca Ricchi non ci sta e scrive, tramite lo Studio legale Vernazza, al Ministero delle Politiche agricole. Chiedendo conto di alcune gravi anomalie che da decenni restano sotto silenzio. Cosa succederà, ora?

Olio Officina

Operazione trasparenza

Gianluca Ricchi, broker, fa sul serio. E si espone. Scrivendo, tramite lo Studio legale Vernazza, al Ministero delle Politiche agricole. Chiedendo conto. In attesa di risposta da parte delle Istituzioni, con lettera raccomandata A/R, ci ha trasmesso i contenuti per condividerli con i lettori di Olio Officina Magazine.

Riportiamo integralmente il testo. Intanto, per chi non conoscesse Ricchi, rimandiamo a una sua lettera da noi pubblicata lo scorso 10 novembre: Troppe infamie sull’olio. Le confessioni di un broker (QUI).

“Ho pensato, assieme al mio legale, di dare vita ad una sorta di percorso nominato Operazione trasparenza“. E aggiunge: “Non ho assolutamente intenzione di sostituirmi o di prendere il posto delle associazioni di categoria o di fondarne di nuove, spero però che gli operatori tutti possano appoggiare questo progetto al fine di ridare credibilità all’intero settore”.

S. E. MINISTRO d Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Eccellenza

redigo la presente per incarico del Sig. Gianluca Ricchi broker da oltre 20 anni nel settore dell’olio extravergine d’oliva.

Egli, al pari di molti altri operatori del settore, manifesta grave – ed a mio sommesso avviso giustificato – timore che l’intero comparto della produzione e commercializzazione olearia, che dovrebbe costituire una delle “eccellenze” del nostro Paese, venga travolto dalla sempre maggior confusione ed approssimazione che regna nel settore e che, oltre a favorire frodi di ogni genere, non consente l’avvio di una politica adeguata di tutela della qualità del prodotto, dei consumatori, degli agricoltori addetti alla produzione, dei mediatori, confezionatori e produttori onesti.

Il predetto mio assistito, anche a riprova della trasparenza della sua analisi, si è visto pubblicare sul periodico “Olio Officina Magazine” un articolo nel quale evidenzia ­partendo da dati statistici provenienti da uffici ed enti pubblici – le incongruenze del sistema.

Dal semplice confronto, regione per regione, dei dati ufficiali delle campagne olearie 2011-2012 e 2012-2013 si rileva che le 12 Regioni Italiane maggiori coltivatrici di ulivi hanno prodotto nel 2011-2012 tonnellate 395.087 d’olio e nel 2012-2013 tonnellate 401.449. L’Italia, sta percependo l’aiuto comunitario sulla base di quanto dichiara di produrre, avendo come tetto massimo circa tonno 540.000, pari alla media dell’ olio dichiarato come prodotto negli ultimi quattro anni.

Tuttavia i dati sulla produzione effettiva lasciano amplissime perplessità.

Infatti verificando i dati ufficiali di produzione regione per regione si evince ad esempio che la Lombardia è miracolosamente passata da un anno all’altro a produrre il doppio dell’olio rispetto all’anno precedente nonostante la sostanziale eguaglianza della produzione di olive (nel 2011-2012 per tonnellate 4239 di olive prodotte si è ricavato olio per tonnellate 596 mentre nell’anno 2012-2013 per tonnellate 4608 di olive prodotte si è ricavato olio per tonnellate 1251).

Inoltre dal rapporto UNAPROL relativo alla quantità di ulivi nel nostro Paese si rilevano per le quattro Regioni tra le maggiori produttrici i seguenti dati:

L’assoluto irrealismo di questi dati se posti a confronto tra loro è di tale evidenza da non richiedere alcun commento (basti pensare che la Calabria con la metà delle piante della Puglia produce grossomodo la stessa quantità d’olio e che la Sicilia con solo 2 milioni di piante in più della Toscana produce tre volte l’olio della Toscana) (sic!).

È inoltre inspiegabile il “decremento” nella produzione di olio che si registra rispetto agli anni dal 2001 al 2005, allorché, secondo i dati ufficiali, la media della produzione era di tonno 713.000 (l’ultima delle quali arrivata a sfiorare tonno 900.000).

Secondo l’ISTAT la media dal 2008 al 2011 è di tonn. 540.000 (come sopra si è visto) e secondo AGEA è di tonn. 380.000. Tali dati sono viepiù inspiegabili a maggior ragione se si considera che negli ultimi anni vi è stato un sicuro incremento di superficie del territorio a coltivazione olivicola!

È singolare un decremento produttivo a fronte del sicuro aumento della domanda interna, tanto che dobbiamo importare dall’estero perché quanto prodotto (che in parte viene esportato) non è assolutamente sufficiente al nostro fabbisogno. E, in tale stato di cose, appare anche inconcepibile demonizzare l’importazione dall’estero che, seppur imponente, appare sicuramente inevitabile.

Occorre allora ragionevolmente prendere atto che ancor oggi non siamo assolutamente in grado di conoscere, attraverso dati attendibili, quale sia l’entità reale della nostra produzione di olio d’oliva e, ancor più, quale sia la produzione, in particolare, di extra-vergine, vergine e lampante. Ciò pone seri problemi anche per la tutela di un prodotto di eccellenza italiana quel’è l’extra-vergine, giacché per computare l’esatta produzione – allo stato attuale dei rilevamenti – dovremmo partire da dati certi sulla produzione olearia (che invece, come abbiamo visto, certi non sono) e quindi per mera esperienza dedurre la plausibile percentuale di extra-vergine.

Tutti i dati fin qui enunciati di documentata provenienza ufficiale, consentono di comprendere come un settore della nostra eccellenza agricola sia fortemente esposto a rischi di ogni genere sia a livello del consumo interno che per l’immagine del nostro Paese all’esportazione.

Appare dunque evidente che una adeguata tutela debba aspirare alla “trasparenza” dell’origine del prodotto il cui imprescindibile presupposto non può che essere il censimento del nostro potenziale produttivo mediante accertamento attendibile sul numero delle piante di ulivo e sulla produzione quantitativa e qualitativa dei nostri frantoi, così come da anni fa la Spagna, il cui competente Ministero è oggi in grado di fornire periodicamente agli utenti ed agli addetti del settore i dati di produzione di ogni singolo frantoio, le uscite per l’esportazione e per il mercato interno, le importazioni e le giacenze presso le aziende di produzione e presso quelle di confezionamento.

Un mutamento radicale nel rilevamento delle quantità e qualità d’olio prodotto nel nostro Paese è condizione indispensabile per garantire al contempo i produttori di olive e di olio ed i commercianti onesti, nonché la massa dei consumatori e, infine l’immagine del “Made in Italy” nel mondo.

Non senza trascurare che procedendo in tal modo si fornirebbero (finalmente) in sede CE dati attendibili per l’accesso agli aiuti comunitari fino ad oggi erogati su basi che, francamente, definire evanescenti ed opinabili è un eufemismo.

Tale situazione, anche grazie ad un sistema informativo da parte dei “media” assolutamente fuorviante, sta determinando la criminalizzazione quasi generalizzata degli imprenditori oleari con una iniqua svalorizzazione della loro attività anche d’importazione, resa necessaria dalla assoluta insufficienza del nostro prodotto a soddisfare iI fabbisogno nazionale.

È infatti evidente che la nostra produzione non supera certamente tonn. 300.00 annue e che all’interno di tale produzione non è censibile – allo stato – l’esatto quantitativo di extra-vergine, vergine e lampante.

Per tali motivi non riusciamo a stare al passo con i produttori stranieri del “ricco” bacino del Mediterraneo i quali, a differenza di noi, hanno saputo fare buon uso dei contributi comunitari (o riferendosi al “Magreb” delle agevolazioni all’esportazione) per essere competitivi e fornire un prodotto a basso costo per tutte le esigenze dei consumatori. Di qui la necessità assoluta di ridare credibilità al nostro settore oleario.

Per tutti questi motivi il mio Assistito formula per mio tramite una richiesta di audizione da parte di codesto Miniestero con le modalità meglio ritenute per un confronto anche tecnico ed un approfondimento dei dati che qui, solo per “summa capita”, sono stati enunciati.

Con ossequio

Gianlica Ricchi Avv. Andrea Vernazza

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