Economia

Più certezze per gli operatori olivicoli e un modello agricolo più strategico

Speciale 50 anni Assitol/3. Risorse limitate e uno scenario internazionale difficile complicano, da circa tre anni, la redditività delle imprese del comparto agroalimentare. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in occasione del cinquantenario dell’Associazione italiana dell’industria olearia, fa il punto sulla situazione attuale del settore primario soffermandosi sugli aspetti su cui occorre intervenire per sviluppare nuovi piani dal taglio più performante

Olio Officina

Più certezze per gli operatori olivicoli e un modello agricolo più strategico

“Negli ultimi tre anni – ricorda Giansanti – la pandemia, i rincari dei costi e delle materie prime, gli effetti del conflitto russo-ucraino, uniti all’inflazione, che sta facendo lievitare i prezzi al consumo scaricando sulle aziende agricole i maggiori costi, comprime fortemente la redditività delle imprese. In questa situazione la politica agricola comune dovrebbe promuovere produttività, investimenti, migliorare i redditi dei produttori e rafforzare il loro posizionamento nelle filiere. Invece ci ritroviamo con risorse minori (meno 15% per l’Italia) e più obiettivi ambientali e sociali. Confagricoltura punta ad un recepimento meno impattante attraverso il Piano Strategico Nazionale. Per l’olio di oliva il provvedimento attuativo che disciplinerà gli incentivi ad Op ed Aop è stato migliorato in linea con le nostre richieste. Resta la necessità di dare certezza agli operatori, confermando l’anno di riferimento per il calcolo del valore della produzione commercializzata al 2021 come era stato concordato e non il 2022 come è stato inopinatamente fissato in sede di Conferenza Stato Regioni”.

Giansanti – in occasione dell’anniversario di Assitol – in relazione alla frammentarietà delle aziende agricole, ricorda che l’ultimo censimento Istat rivela che il 27% delle aziende agricole produce esclusivamente per l’autoconsumo e il 40% è fino a due ettari.

“Per l’olivicoltura – sottolinea – la situazione si aggrava perché, in media, le aziende contano 1,6 ettari. La frammentarietà dell’agricoltura mina la competitività del sistema produttivo ed è particolarmente strutturale nella produzione olivicola. Occorre separare le politiche economiche da quelle sociali. Solo promuovendo e sviluppando le imprese orientate al mercato, si può realizzare un obiettivo di crescita ed occupazione. Per tutto il settore primario serve un nuovo modello agricolo più performante e strategico per far crescere la competitività delle imprese. 52 miliardi di export, sebbene siano un record per l’Italia, non sono sufficienti se guardiamo a Francia e Germania”.

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