Economia

Altro annus terribilis

Secondo le stime di Assitol, la produzione nazionale non potrà superare in questa ultima olivagione le 200 mila tonnellate di olio da olive. Sono numeri ben al di sotto rispetto alle previsioni di inizio campagna. Un quadro complessivo ancora più difficile di quella, peraltro assai in negativo, del 2014. Le conseguenze del clima impazzito hanno influenzato al ribasso anche i quantitativi relativi ai principali produttori dell’area mediterranea, tranne che per la Spagna

Olio Officina

Altro annus terribilis

Non ci sono incertezze nella nota stampa diffusa da Assitol: “Se il 2014 è stato definito ‘annus horribilis’ per la produzione dell’olio d’oliva italiano, il 2018 rischia di essere considerato ‘terribilis’ per l’intero settore”. Ad affermarlo è Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva dell’Associazione italiana dell’industria olearia, sulla base delle prime stime sulla campagna olearia, ormai in fase avanzata.

Secondo i rilievi dell’associazione, la produzione nazionale non supererà le 200 mila tonnellate, comprensive non soltanto dell’extra vergine, ma anche degli altri oli della stessa famiglia, come il vergine di oliva e il lampante. "E’ un quadro decisamente negativo, ben al di sotto delle previsioni di inizio campagna, ha osservato la presidente degli industriali.

"La nostra olivicoltura, vittima del clima anomalo e della Xylella, ma anche della ormai cronica mancanza di investimenti e di innovazione, non è in grado di rispondere alle richieste degli italiani. Ecco perché - ha sostenuto Anna Cane - la campagna 2018-2019 appare ancora più difficile di quella, peraltro assai negativa, del 2014”.

Se le condizioni meteorologiche sembrano mutate, non cambia invece il nostro fabbisogno interno che, nel 2018, si è attestato sulle 500 mila tonnellate, con un consumo italiano medio pro-capite di circa 10,5kg. Per farvi fronte, i grandi marchi italiani hanno in parte impiegato le scorte dello scorso anno, in parte hanno ricercato e selezionato oli in tutto il Mediterraneo. Una capacità consolidata dell’industria olearia, grazie alla quale si sopperisce da sempre con successo all’insufficiente produzione nazionale, creando “blend” in grado di catturare il gusto di italiani e stranieri.  A parte la Spagna, che secondo le previsioni del Consiglio Oleicolo Internazionale, potrà contare su 1.600.0000 tonnellate, le conseguenze del clima impazzito hanno influenzato al ribasso anche i quantitativi relativi ai principali produttori dell’area mediterranea: 110 mila per il Portogallo, 190 mila in Grecia, 120 mila per la Tunisia.

A salvare l’industria è, ancora una volta, il mercato estero. Secondo il monitoraggio di Assitol nei primi otto mesi del 2018 l’export è aumentato dell’1,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare l’olio d’oliva ha registrato una buona performance verso i Paesi Ue, passando da 75.535 tonnellate a 76mila tonnellate (+3,4%). Nonostante l’aria di Brexit, le vendite in Gran Bretagna sono cresciute dell’8,1%. In leggera flessione, invece, le esportazioni verso i Paesi Terzi (-0,5%).

“In questo quadro, che vede in difficoltà l’intera filiera – chiosa la presidente del Gruppo olio d’oliva di Assitol – crediamo che la strada della collaborazione tra tutti gli attori della filiera per il rilancio ed il rinnovamento del settore sia quella giusta. La nostra presenza all’interno della Fooi, l’Interprofessione dell’olio d’oliva, vuole stimolare la costruzione di un percorso comune, capace di fare sistema e ridare valore al prodotto-olio”.

La foto di apertura è di Olio Officina

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