Economia

Dove sono finiti i claims?

Tutti dicono “fa bene, fa bene, prendi l’olio extra vergine di oliva che è tutta salute”. Sì, e poi? Poi niente. Nonostante l’Efsa si sia espressa favorevolmente, le indicazioni in etichetta non compaiono, di fatto, sulle bottiglie presenti sugli scaffali dei punti vendita. Una incredibile occasione persa

Maria Carla Squeo

Dove sono finiti i claims?

Tutti sono al corrente, almeno si spera, ma nessuno si è preoccupato di comunicare ciò che sarebbe bene comunicare: quel quid in più che rende gli oli da olive i grassi migliori per la nostra salute. Che sbadataggine!

Eppure l’Autorita europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa, appunto, l’European Food Safety Autorithy, nel 2011 si era espressa favorevolmente, circa la possibilita di riportare, in etichetta il ricorso a claim che ne mettano in evidenza le proprieta nutrizionali e salutistiche in senso stretto.

Quanto all’olio extra vergine di oliva, sono stati approvati tre messaggi in particolare. Chiari, semplici, inequivoci. Claim che sono consentiti, autorizzati.

Risultati? Nessuno. Basta scorrere le etichette poste sugli scaffali dei punti vendita e non si legge nulla di tutto ciò. Eppure, come tutti sanno, tali messaggi sono stati approvati da parte di un apposito Comitato tecnico-scientifico, e l’Efsa, peraltro, ha sede a Parma, è a casa nostra.

Vale la pena ricordare a chi ha dimenticato: ai sensi del Reg. Ce 1924, del 20 dicembre 2006, è possibile riportare in etichetta le seguenti voci:

“L’olio extra vergine di oliva è un alimento ricco di vitamina E, che protegge le cellule del
corpo dal danno ossidativo”.

Va precisato, tuttavia, che la presenza della vitamina E, affinchè possa essere riportata in etichetta, dovrà essere presente per almeno 3 mg, da comprovare con un’analisi da effettuare sul campione confezionato.

“La sostituzione dei grassi saturi con grassi monoinsaturi e polinsaturi contenuti nell’olio
extra vergine di oliva può aiutare a mantenere i normali livelli di colesterolo LDL nel sangue”.

Va precisato che tale messaggio si riferisce alla ordinaria composizione in acidi grassi dell’olio da olive. Di conseguenza, non è richiesta alcuna analisi specifica, anche perché la normativa in materia sancisce i livelli minimi e massimi dei diversi acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi presenti negli oli da olive.

“I polifenoli dell’olio extra vergine di oliva possono evitare lo stress ossidativo”

Oppure: “hanno effetti antiossidanti”

Oppure: “migliorano il metabolismo dei grassi”

Oppure: “proteggono la frazione LDL dal danno ossidativo”

Tali messaggi ovviamente esaltano il ruolo della vasta famiglia dei biofenoli. Tali composti, tra l’altro, costituiscono un insieme eterogeneo di sostanze organiche di origine vegetale che si contraddistinguono per essere molecole non sintetizzabili dall’organismo umano, e che, pur non essendo indispensabili, esercitano importanti e numerose funzioni biologiche ad attività antiossidante, stimolando il sistema immunitario.
Non solo: i biofenoli contribuiscono a loro volta a preservare la qualita stessa dell’olio, proprio in ragione dell’attivita antiossidante nei confronti dei grassi.
Attenzione, però: nel caso specifico dei biofenoli, questi possono essere riportati in etichetta solo se garantito un contenuto minimo specifico tale da generare un consumo giornaliero di 5 mg di idrossitirosolo.

Tutto chiaro fin qui? Bene. Allora perché non vi è traccia di questi claim nelle etichette degli oli extra vergini di oliva?

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