Economia

Etichettatura, come destreggiarsi

I produttori di olio in un confronto aperto a Olio Officina Food Festival per comprendere le nuove disposizioni sull'etichettatura degli oli di oliva.

Monica Sommacampagna

Etichettatura, come destreggiarsi

E' un argomento non facile visto il complesso excursus normativo, recentemente modificato dai regolamenti UE n. 1169/2011 e 29/2012. “In vista delle prossime modifiche, che interverranno dal 13 dicembre 2014, suggerisco ai produttori di seguire fino a nuova comunicazione, indicativamente per qualche mese, le disposizioni riportate sulla sezione specifica per la filiera sul sito del Ministero alle Politiche Agricole e Forestali” ha detto Pina Romano, presidente di Interprofessione olio di oliva.

Il convegno, a cui hanno partecipato anche Antonio Iaderosa, direttore dell'Iogrf, e avvocati del Centro Studi Diritto Alimentare, ha costituito l'occasione per verificare i progressi nei regolamenti comunitari dal 2009 a oggi, volti a favorire chiarezza e leggibilità nel fronte e retro etichetta, a partire dall'indicazione obbligatoria del luogo di provenienza delle olive utilizzate e di produzione dell'olio.

Un ulteriore passo in avanti, sancito dalla legge n. 9 del febbraio 2013, è stato l'obbligo di riportare la data, non superiore ai 18 mesi rispetto all'imbottigliamento, entro la quale va consumato l'olio correttamente conservato.

“Il regolamento 1169/2011 verrà applicato solo a dicembre 2014 - ha detto l'avv. Roberta Maira del Centro Studi Diritto Alimentare. Tra le novità, l'articolo 1, dove il legislatore ha introdotto la norma secondo cui l'indicazione dell'origine di provenienza dell'olio deve corrispondere con il Paese in cui è stato prodotto l'olio, che molto spesso corrisponde a quello delle olive utilizzate; diversamente in etichetta devono comparire i due diversi Paesi di produzione per olive e olio”.

La legge 14/1/2013 ha introdotto inoltre innovazioni in ambito penale per tutelare il consumatore da frodi e contraffazioni. Tra le altre: sanzioni su spot ingannevoli, interdizioni se l'olio è presentato scorrettamente nei pubblici esercizi, limiti alle vendite sottocosto nei supermercati, oltre a ulteriori norme specifiche sulle diciture soprattutto nelle parti frontali dell'etichetta, immediatamente visibili al consumatore.

Non finisce qui. I lettori di Olio Officina Magazine nei prossimi giorni avranno a disposizione la relazione di Roberta maira, del Centro Studi di Diritto Alimentare.

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luca sperati

luca sperati

27 novembre 2014 ore 18:16

...non sarà il caso di chiedere l'antirabbocco anche per l'aceto sia pure balsamico che ora pare apparire in bella posa in molti ristoranti?

luca sperati

luca sperati

27 novembre 2014 ore 18:14

Il problema secondo me non è il "rabbocco" in quanto tale ma il fatto che il liquido "rabboccante" possa essere di pessima qualità ed addirittura nocivo alla salute oltre che al palato ed i molti casi millantato come olio da olive ma che di olive non ha nemmeno l'ombra. Avete mai pensato che il ristoratore in molti casi in Italia può essere anche ottimo ed onesto produttore (vedi i casi di agriturismo e di ospitalità rurale)? Come dovrebbero comportarsi costoro che producono nemmeno 100 kg di olio l'anno e vorrebbero avere il piacere di proporlo sulle loro tavole? Con questo divieto/obbligo si favorisce solo la grande produzione ed il piccolo che invece dovrebbe essere incentivato a continuare proponendo il proprio lavoro agricolo sulle tavole italiane viene dissuaso perché sottoposto ad obblighi che le sue economie non potrebbero permettersi. Se fossi uno di questi ristoratori mi opporrei a questa norma e scriverei un cartello all'ingresso "in questo locale l'olio viene rabboccato perché finisce presto giacché è di ottima e genuina qualità".

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