Economia

Il caso extra vergine tracciato

Siamo stati a Verona, in una delle tappe del tour che Unaprol sta effettuando in giro per il Paese per promuovere la tracciabilità degli oli italiani rivolgendosi a un pubblico di soli giornalisti. Gianluca Fregolent, dell’Icqrf, ha messo in luce l’accordo siglato con Google e Ebay per oscurare nel giro di 48 ore dalla segnalazione i siti che pubblicano falsi o prodotti fraudolenti. A oggi – dice - abbiamo eliminato 170 siti irregolari che non presentavano oli conformi

Monica Sommacampagna

Il caso extra vergine tracciato

Fa piacere, da giornalista per Olio Officina Magazine ma anche da appassionata di extra vergine, partecipare a iniziative divulgative che mettono in luce le peculiarità dell’olio italiano, in particolar modo se la platea è costituita al 100% da colleghi che possono quindi assimilare e diffondere opportunità e problemi del comparto. L’occasione si è verificata giovedì 19 marzo nel corso dell’incontro organizzato dall’Ordine dei Giornalisti Veneto al Consorzio Agrario di Verona e intitolato “Alimentazione e deontologia: il caso dell’olio extra vergine di oliva tracciato italiano” in collaborazione con ODG italiano e Associazione Giornalisti Agricoli Veneto. A conclusione, una veloce degustazione organizzata da Aipo.

Olio extra vergine italiano: occasione di business che il mondo ci invidia. È emerso dalla testimonianza ricca di dati fornita da Michele Bungaro, responsabile delle relazioni istituzionali di Unaprol. Spesso l’olio extravergine italiano è sotto attacco, di fatto è un prodotto globalizzato. Fino a qualche anno fa il 93% della produzione mondiale era nelle mani dell’Europa, ora si stanno affacciando altri Paesi e il mercato è difficile da saturare.

Il consumo di olio extravergine di oliva nel mondo raggiunge solo il 4%. Il paese leader per la produzione è la Spagna, seguito da Italia, Grecia, Portogallo e Francia. Tra i Paesi mediterranei spiccano Marocco, Algeria, una piccola parte di Egitto, Israele, Giordania, Siria, Turchia e Tunisia – quest’ultima ha il privilegio di esportare 50.000 tonnellate in Europa senza obblighi di pagamento di un dazio. E stanno progressivamente affermandosi Paesi che producono in controtendenza, cioè in stagioni diverse per clima dalle nostre, come la California, il Cile, l’Argentina, il Giappone, la Cina e l’Australia.

Il 2014 è stata un’annata particolarmente difficile per l’Italia con una media di produzione dimezzata rispetto alle 500.000 t previste. L’80% del prodotto è stato infatti compromesso dal clima avverso, il 20% dal flagello della mosca olearia. Se pensiamo che il consumo in Italia è di 700.000 t e che l’export vale 400.000 t comprendiamo quanto la produzione sia in arretrato rispetto alle esigenze del mercato in termini di volumi produttivi. Per quanto riguarda l’Italia l’olio extravergine si produce in 19 regioni, la Puglia detiene la leadership con 370.000 ettari a olivi su 400 km. Rispetto alla Spagna, che conta tra le 5 e le 8 varietà, l’Italia ne vanta ben 350 e 43 denominazioni di origine dedicate all’olio sui 270 prodotti dop riconosciuti. Un fenomeno di grande pregio ma non adeguatamente conosciuto e valorizzato, dal momento che, per fare un esempio, solo il 2% delle dop viene venduto nella Grande Distribuzione.

Il business dell’olio avrebbe in realtà cifre da capogiro, valutandolo in base alle piante di olivo capillarmente diffuse nel nostro Paese: se calcoliamo infatti una media di 4 euro per tonnellata per un totale di 500.000 t, il comparto vale 2 miliardi che, sommati ai 3 miliardi che rappresentano il giro d’affari dell’industria, totalizzano 5 miliardi di euro . Il settore oleario contribuisce in maniera importante al Pil agricolo, con le sue 900.000 imprese e i 52 milioni di giornate lavorative annue generate. Lo hanno ben compreso le imprese straniere che, vista l’importanza e il valore dell’olio extra vergine italiano, non potendo spesso competere sulla qualità, hanno scelto la strada alternativa di acquisire marchi storici italiani come Bertolli, Carapelli e Sasso.

Proprio sulla qualità l’Italia si è battuta sin dal 1996 ponendo il problema di una corretta etichettatura, traguardo che è stato raggiunto in Europa dopo 20 anni e che ha migliorato il sistema per catalogare e riconoscere gli oli in commercio. Vale la pena ricordare che sulle bottiglie di olio di oliva extra vergine possiamo trovare 4 diverse etichette, ciascuna la dice lunga sulla provenienza e quindi sulla qualità all’origine degli oli:

1) 100% italiano

2) miscela di oli comunitari (es: 50% di origine spagnola, 30% greca e 20% italiana)

3) miscela di oli extracomunitari (es 80% Turchia, 10% Siria 10% Marocco)

4) miscela di oli comunitari ed extracomunitari (es 50% Tunisia, 40% Spagna, 5% Turchia, 5% Grecia)

Indiscusso il valore del nostro extra vergine, monitorato dalle borse merci. Per dare un’idea la scorsa settimana, alla borsa merci di riferimento di Bari, è stato quota franco frantoio 6,03 euro.

Il problema della tutela è strategico per combattere le frodi alimentari che penalizzano l’intero sistema “made in Italy”: si parla di 15 miliardi di euro per l’agroalimentare rispetto ai 60 totali legati a tutti i comparti. Lo sa bene l’Icqrf, l’Ispettorato Centrale per la Tutela della Qualità e di Repressione Frodi del Mipaaf, rappresentato nell’incontro a Verona da Gianluca Fregolent. Nel 2014 sono stati effettuati 6.518 controlli su 4.188 operatori e 8.178 prodotti da cui è risultata una percentuale dell’11,2% di operatori irregolari per un totale di 7,2% di prodotti non conformi. 95 i sequestri realizzati, per un valore di 9.387.438 euro. “Si è trattato di reati prevalentemente incentrati sulle commodity che non hanno presentato particolari rischi per la salute” ha precisato Fregolent. In ogni caso l’attenzione è molto alta su quello che, in gergo tecnico, viene chiamato “oro verde”.

“L’anno scorso abbiamo siglato un accordo con Google e Ebay per oscurare nel giro di 48 ore dalla segnalazione a noi i siti che pubblicano falsi e prodotti-frode– ha annunciato Fregolent. A oggi abbiamo eliminato 170 siti irregolari che non presentavano olio conforme”. L’altra novità riguarda la possibilità per l’ICQRF di effettuare verifiche nei Paesi terzi UE secondo un accordo ex ufficio per bloccare la vendita di prodotti irregolari all’estero. Il primo caso quest’anno si è verificato in Inghilterra e ha riguardato Harrods. In generale, molto positivi i riscontri: “Questa iniziativa sta producendo i primi risultati perché abbiamo trovato piena collaborazione nei sistemi di polizia degli stati membri che hanno esercitato un forte atteggiamento coercitivo anti-frode” ha concluso Fregolent.

La foto di apertura e quella interna sono di Monica Sommacampagna.

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