Economia

Il visto di conformità

Proprio perché l’etichettatura è qualcosa d’importante, c’è bisogno di fare chiarezza. A sostegno della campagna “Etichetta olio: Visto, si stampi!”, lanciata da Olio Officina - anche il presidente di Ceq e Mangiare Italiano. Non sarebbe più opportuno, proprio a tutela del consumatore, ma anche per salvaguardare gli imbottigliatori che “obbligatoriamente” l’etichetta degli oli d’oliva venisse sottoposta a un preventivo visto di conformità?

Elia Fiorillo

Il visto di conformità

Chi non conosce la complessa macchina burocratica del nostro Paese non può comprendere il significato della campagna “Etichetta olio: Visto, si stampi”, promossa da Olio Officina.

Un’iniziativa del genere può apparire un nonsense se è vista da imprenditori, e non solo, stranieri. Ma come, non c’è un ufficio dove recarti per accertare se la tua etichetta è corretta? L’ufficio ci sarebbe pure e qualche dritta interpretativa la darebbe anche. Il problema che quell’interpretazione non è a prova di altri funzionari. Insomma, una catena perversa di sant’Antonio che, in verità, di santo non ha niente. Anzi, per uscire dal ginepraio ci vuole un santo protettore “terreno” che in qualche caso veste i panni di politici nostrani.

Che c’è di meglio, allora, di un posto, di un ufficio, di una struttura, chiamatela come volete, che dopo un’attenta istruttoria della “pratica” rilasci un “visto di conformità” alla normativa vigente. E quel “si stampi” diventa vincolante per tutte le autorità che prenderanno in esame quell’etichetta per gli anni che verranno.

Proprio perché l’etichettatura è qualcosa d’importante c’è bisogno di fare chiarezza. Non sarebbe più opportuno, proprio a tutela del consumatore, ma anche per salvaguardare gl’imbottigliatori onesti, sia grandi che piccoli, che “obbligatoriamente” l’etichetta degli oli d’oliva venisse sottoposta ad un preventivo visto di conformità?
Già sento i mugolii di protesta su questa mia proposta: “Un altro vincolo imposto ai piccoli produttori-imbottigliatori”. Certo, un vincolo che però paradossalmente li salva da possibili guai che gli possono venire da “funzionari scrupolosi” che hanno interpretato “a modo loro” la normativa relativa alla materia. Ma se questa proposta, a difesa dalla burocrazia statale, può essere vista come l’ennesima forzatura, meglio allora accettare la proposta della “volontarietà” del “visto di conformità” o, per dirla come Olio Officina, del ”Visto, si stampi!“.

Ricordo che diversi anni fa al Comitato consultivo UE, a Bruxelles, che trattava le questioni dell’etichettatura dell’olio d’oliva, alla presenza dell’allora commissario Franz Fischler, mi permisi di sostenere la tesi che non sempre per il consumatore più informazioni in etichetta equivalgono a più conoscenza, più consapevolezza e più possibilità di “scegliere” con cognizione. E, allora, feci l’esempio dell’informazione che danno le Banche. C’è tutto e di più. C’è un’ondata di notizie, un vero e proprio tsunami, che non ti dà la possibilità di essere informato adeguatamente, perché non hai gli strumenti – ed il tempo – per farlo.

Ritorno alla questione posta da Olio Officina. A me sembra una cosa sensata: “Etichetta olio: Visto, si stampi”. Ma troppo spesso le cose sensate nel nostro Paese non hanno futuro. In questo caso mi auguro proprio di sbagliare.

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