Economia

L’olio Sagra parla cinese

Lo storico marchio, proprietà della famiglia Fontana, appartiene ora, in gran parte, al gruppo cinese Shanghai Yimin Foods Co. Gli imprenditori lucchesi della Salov mantengono una quota di minoranza

Luigi Caricato

L’olio Sagra parla cinese

Se ne parlava da mesi. Mancava solo l’accordo. Ora dopo circa un anno di trattative è deciso. Sarà una sussidiaria del gruppo Bright Food, la cinese Shanghai Yimin Foods Co., a controllare la maggioranza delle quote del noto gruppo oleario toscano Salov. I nuovi acquirenti acquisiscono oltre al celebre marchio Sagra, molto noto e distribuito in Italia, anche un altro storico marchio italiano, Filippo Berio.

La società Salov è stata fondata nel 1919, a opera di un gruppo di commercianti e produttori della Lucchesia, uniti allo scopo di costituire una società più grande, solida e dotata di una struttura competitiva, concepita espressamente per affrontare i mercati internazionali, oltre quelli nazionali.

Tra i fondatori vi erano gli eredi di Filippo Berio e Dino Fontana; ed è la famiglia Fontana, a tutt’oggi, la proprietaria dell’azienda, con il coinvolgimento diretto della quarta generazione. Filippo Berio e Sagra sono i due marchi con cui la Salov è presente in commercio. Da segnalare, inoltre, l’impegno agricolo con il progetto della Fattoria La Traversagna, posta ai piedi delle colline a confine tra le province di Lucca e Pisa.

I soci italiani rimarranno ancora in pista, ma con una quota di minoranza. Salov si presenta come una società florida, e oltre ai marchi Sagra e Filippo Berio, sono presenti sul mercato anche con la gamma degli oli da seme.

Nessun rischio per l’identità italiana di Salov, secondo quanto emerge dalle prime ammissioni. Ci sarà la fedeltà a uno stile e a una tradizione consolidata. Gli stessi Fontana rimarranno in azienda per contribuire al successo di questo nuovo corso, proiettando i marchi già affermati sul mercato, verso una fase di ulteriore espansione e crescita internazionale.

La Yimin fa parte della Bright Food, la cui proprietà appartiene direttamente allo Stato cinese. Quest’ultimo gruppo, la Bright Food, è un colosso che vanta un giro di affari valutato in 17 miliardi di dollari ed è attivo sul mercato con le recenti acquisizioni dell’inglese Weetabix, dell’israeliana Tnuva, e dell’australiana Manassan Food. Bright Food, per l’esattezza, è un marchio creato da Shanghai Yimin Foods Co. dopo che il Partito Comunista prese il potere nel 1949. Il gruppo Bright Food, in particolare, è stato creato nel 2006, mettendo insieme la Shanghai Yimin con altre tre società di proprietà statale.

Con l’acquisizione di Salov, e dei marchi Sagra e Filippo Berio, l’Italia sta perdendo progressivamente terreno sul fornte del mercato oleario. Dopo l’acquisizione, da parte degli spagnoli di Deoleo, dei marchi Bertolli, Carapelli e Sasso, ora tocca ad altri due marchi finiti invece in mano cinese.

Domanda: e se la Oleifici Mataluni non avesse avuto il sostegno della finanziaria del Ministero delle Politiche agricole, avremmo perso anche Olio Dante?

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