Economia

La doppia vita dell’olio

Troppo trascurata, e a volte anche ingiustamente vituperata per via della crassa ignoranza in materia, la sansa ha invece una notevole importanza nella sua duplice veste di olio alimentare e di fonte rinnovabile per la produzione di agroenergia. Una nota ufficiale di Assitol, con le dichiarazioni del presidente del gruppo olio di sansa dell’associazione, Michele Martucci, lo riabilita e lo rilancia, anche per fronteggiare la concorrenza dei Paesi del Nord Africa

Olio Officina

La doppia vita dell’olio

Olio alimentare e fonte rinnovabile per la produzione di agroenergia. Sono i due punti di forza della sansa. “Il segmento del sansa, ultimo anello della filiera oleicola, è un esempio consolidato di economia circolare”, è quanto si legge in una nota stampa diffusa per Assitol da Silvia Cerioli. C’è un aspetto positivo da mettere in evidenzxa: “grazie alle esportazioni in crescita nei Paesi emergenti, favorisce la diffusione della cultura degli oli d’oliva e della dieta mediterranea”.

Queste specificità degli oli di sansa di oliva non sono però comprese da tutti, anche dagli stessi addetti al settore, per troppa ignoranza in materia. Eppure la sansa ha un valore che va riconisiderato. L’olio di sansa di oliva, secondo questa illuminnate nota, ha una nuova “doppia vita”. “Da un lato – si legge nel testo diffuso alla stampa dall’Associazione italiana dell’industria olearia – è un alimento, che funziona da apripista per l’olio extra vergine di oliva nei Paesi abituati al gusto di altri oli vegetali. Dall’altro, la sansa disoleata, che è un sottoprodotto dell’estrazione dell’olio, è impiegato sempre più spesso come biocombustibile. Per queste ragioni, ancor oggi rappresenta un segmento importante della filiera oleicola”.

“Il sansificio – come molto opportunamente sostiene Michele Martucci, il presidente del Gruppo olio di sansa di Assitol – è un esempio consolidato di economia circolare: riutilizziamo i residui della spremitura delle olive per produrre olio e reimpieghiamo le sanse disoleate per la produzione di energia termica, a basso impatto ambientale, che le nostre stesse aziende utilizzano al loro interno senza alcun sostegno statale. La nostra è una filiera virtuosa, che apre nuove strade a favore della sostenibilità e delle agroenergie”.

Assitol ha rielaborato i dati Istat, da cui si evince com siano oltre 40 mila le tonnellate di olio di sansa vendute all’estero nel corso del 2015. E’ una conferma – evidenziano in Assitol – di quanto tale componente della famiglia degli oli d’oliva sia divenuto la chiave d’accesso di quei Paesi che non conoscono il gusto e i benefici dell’extra vergine, avvicinando così i consumatori alla dieta mediterranea oltre ad avere un impatto considerevole sul bilancio commerciale”.

Secondo quanto si legge nella nota, le prospettive dell’export appaiono positive anche per il 2016: “nei primi due mesi dell’anno l’export è aumentato del 10,3%. Alcuni degli acquirenti con prospettive più interessanti sono extra Ue: India, Australia, Nuova Zelanda, Emirati Arabi. Va bene anche l’andamento delle esportazioni negli Stati Uniti, come pure in Germania, Francia, Belgio e Canada”.

Per il Gruppo sansa di Assitol, ora è giunto il momento di puntare sulla valorizzazione del settore, ultimo anello della filiera olivicolo-olearia. “Grazie alla nascita della federazione europea – spiega il presidente Martucci – intendiamo lavorare a Bruxelles a fianco di Spagna, Grecia e Portogallo per risolvere i problemi che le aziende affrontano nella competizione internazionale”.

Assitol stigmatizza in particolare, l’eccessiva frammentazione delle norme a livello comunitario e le pesanti complicazioni burocratiche che, come evidrenzia Martucci, “pongono le nostre imprese in una situazione di netta difficoltà rispetto ai Paesi del Nord Africa, i nostri concorrenti più forti, che godono di grande libertà d’azione e poche limitazioni”.

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