Economia

La stagione delle castagne

I mercati autunnali beneficiano del ritorno a raccolti generosi. Si stimano circa 30 milioni di chili, contro lo scivolone di 5 anni fa, con il minimo storico di 18 milioni, ma sono lontanissimi i tempi in cui nel 1911 la produzione di castagne nel 1911 ammontava a 829 milioni di chili. Al di là dei numeri, conta il fatto che questo alimento contenga il 7% di proteine, il 9% di lipidi e l'84% di carboidrati, con il vantaggio che è privo di colesterolo

Marcello Ortenzi

La stagione delle castagne

Torna il periodo della castagna in tutta Italia. Quest’autunno si stima un raccolto superiore a trenta milioni di chili in aumento dell’80% rispetto a cinque anni fa, stima Coldiretti, quando era stato raggiunto il minimo storico di 18 milioni di chili a causa del Cinipide galligeno del castagno.  

Una capillare guerra biologica avviata attraverso lo sviluppo e l'organizzata diffusione dell’insetto Torymus sinensis attraverso molteplici lanci, antagonista naturale, ha consentito di limitare l’insetto pericoloso in quasi tutta Italia. 

La stagione 2018 è stata generalmente positiva in quantità e in qualità anche se in alcune zone ha pesato negativamente l’andamento climatico eccessivamente piovoso.  

Complessivamente va registrata una netta ripresa dello stato di salute della castanicoltura ma tuttavia sono ancora lontani i numeri del passato tanto che nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 829 milioni di chili, ma ancora dieci anni fa era pari a 55 milioni di chili. 

In parte l’aumentata presenza nei mercati di castagne e marroni è dovuta anche alla produzione dei castagni ibridi euro-giapponesi, immuni alle piaghe più diffuse. Queste piante iniziano a dare frutto molto precocemente (anche in soli tre anni) e dunque oggi sono già tutte produttive, anche in piena Pianura Padana, cioè in luoghi dove prima sarebbe stato impensabile raccogliere castagne. 

Il castagno riveste ancora un ruolo importante in molte aree collinari e montane del nostro Paese, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la difesa dell’assetto ambientale e idrogeologico.  

La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari da valore aggiunto ai luoghi anche per scopi turistici e di svago, con un habitat che risulta fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti. E ora si stanno organizzando le feste e le sagre dedicate a castagne e marroni in tutta la penisola che in genere attirano turisti e operatori economici.

Con la ripresa della produzione nazionale, calano anche le importazioni ma resta alto il rischio di acquistare castagne straniere provenienti soprattutto dalla Turchia, Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia. Infatti, l’Italia, nel corso del 2017, ha importato oltre ventuno milioni di chili di castagne (in frenata rispetto ai quasi trentotto milioni di chili del 2016), spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori. Da qui la richiesta di Coldiretti e delle altre organizzazioni agricole di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori. Sono ancora poco diffusi i dati concernenti, le importazioni di farina di castagne, perché non esiste un codice doganale specifico, ma solo un codice relativo alla farina ottenuta da frutti di diverse tipologie. Sarebbe utile l’introduzione di un codice doganale specifico per la farina di castagne, per controllare i flussi e l’obbligo di etichettatura di origine per i derivati a base di castagne. 

Un modo per tutelare l’alta qualità della produzione made in Italy, secondo Coldiretti, che conta ben quindici prodotti a denominazione di origine legati al castagno che vantano il riconoscimento europeo. Cinque – precisa la Coldiretti – si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp e il Marrone di Serino/Castagna di Serino IGP, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, ed i Marroni di Combai Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano DOP. A questi si aggiungono due mieli di castagno: il Miele della Lunigiana DOP della Toscana e il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP del Veneto.

Le castagne contengono il 7% di proteine, il 9% di lipidi e l'84% di carboidrati. Come tutti gli alimenti di origine vegetale, le castagne sono prive di colesterolo. 100 grammi di castagne (parte edibile) forniscono 81 mg di fosforo, 30 mg di calcio, 0,9 mg di ferro e 395 mg di potassio. Sono dunque una fonte importante di sali minerali preziosi per la salute. 100 grammi di castagne forniscono 165 chilocalorie. Le castagne sono un alimento ad alto valore energetico, utile in autunno e in inverno per recuperare le forze.

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