Economia

Non c’è olio

In molti si arrendono all’evidenza. La grande crisi dell’olivagione 2014 si sta ripercuotendo sul mercato. C’è chi pubblicamente comunica ai propri clienti di attingere olio da altri Paesi. E’ l’occasione giusta per riflettere sul fatto che l’olivicoltura italiana si è di fatto fermata da tempo. Non ha altre chance, se non di tornare a investire con nuovi impianti

Luigi Caricato

Non c’è olio

La grande crisi che stiamo vivendo resterà alla storia. In negativo, certo, ma alle volte anche circostanze così infelici possono alla fine risolversi positivamente. Quanto meno la carenza di oli serve come presa di consapevolezza di uno stato della realtà che per anni abbiamo negato pur nell’evidenza che appariva tale a tutti gli operatori del settore.

Il fatto che l’Italia non abbia mai avuto olio a sufficienza olio per soddisfare il mercato interno e l’export la dice lunga sulla urganza di una svolta. Non avendo mai investito in nuovi impianti olivicoli, avendo sempre denigrato i sistemi imtensivi, non poteva essere diversamente, e così l’attuale penuria di prodotto mette in chiara evidenza come il nostro Paese stia di fatto progressivamente arretrando.

Non c’è olio, ma non c’è mai stato; quest’anno a maggior ragione, costringendo molte aziende – siano esse piccole, medie o grandi – ad attingere olive, o oli, da altre zone di produzione. Ovunque si legge infatti di chi o dichiara di non confezionare o di attingere da altre produzioni.

Servirà questa annata storta a far prendere coscienza al Paese e a non trincerarsi dietro inutili ipocrisie? Ce lo auguriamo di cuore, nella speranza che il nuovo anno porti a una seria riflessione collettiva.

Intanto, vorrei elogiare color che hanno il coraggio della trasparenza, preferendo non tacere.
Dire la verità dei fatti non può che fare il bene di tutto il comparto. Per questo mi sembra doverso pubblicare la lettera che la Fratelli Carli ha trasmesso ai propri clienti, a dimostrazione di come si possa comunicare bene, in maniera coscienziosa e con serenità lo stato d’emergenza ai consumatori, ammettendo che si è costretti ad attingere a oli di provenienza diversa, non italiani, senza sentire alcun imbarazzo.

Occorre ripartire da qui, da questo stato di emergenza, per superare la solita ipocrisia di quanti, anziché ammettere il fallimento di un sistema olivicolo italiano, antiquato quanto inadeguato, sicuramente inadatto a essere proiettato al futuro, a voltare pagina, e chissà se l’anno solare 2015 non porti a una presa di consapevolezza generale. Dubito, ma l’occasione è ghiotta, non si può desistere e arretrare ulteriormente. Vi pare?

La foto di apertura è di Luigi Caricato

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