Economia

Olio Igp Puglia. Per dare valore

Molti anni fa si tentò invano di dar corso a una Indicazione geografica protetta per restituire dignità all’olio prodotto in Puglia da olive pugliesi. Era un modo per rilanciare un comparto senza più energie propulsive. Oggi che a distanza di più di vent’anni gli oli Dop non sono ancora decollati per via di errori strategici e campanilismi, è giunto il momento del riscatto. Contro ogni resistenza, il Comitato promotore riaccende i motori

Luigi Caricato

Olio Igp Puglia. Per dare valore

Semplice e chiaro: si chiede – a gran voce – di istituire una Igp per l’olio extra vergine di oliva made in Puglia. E’ stato un grave errore non crederci subito e non aver portato a compimento un simile proposito. Il nome Puglia attira, è sempre stato riconosciuto e avvertito come un valore. L’aver dato luogo a sterili campanilismi non ha portato a nulla. Le Denominazioni di origine protetta pugliesi sono cinque, ma solo una ha raggiunto il consenso dei mercati, nei volumi di vendita, ma non quanto a valore: si tratta della Dop Terra di Bari. Anche la Dop Dauno, in ragione dell’interesse di una grande azienda olearia, sta conseguendo un buon riscontro commerciale, ma è ben poco rispetto a quanto c’è da attendersi dall’olio pugliese senza la zavorra del campanile.

A parte qualche bottiglia di olio Dop Terra d’Otranto, sfidiamo chiunque a portarci un olio Dop Collina di Brindisi. A trovarlo. L’extra vergine Dop Terre Tarentine è un miraggio, è più facile imbattersi in un Ufo. Tutto ciò è il segno di una gestione fallimentare delle Dop pugliesi. Indipendentemente dalle potenzialità, sul piano dei numeri, l’olio Dop non ha dato i frutti sperati. Cinque Dop sono troppe, e sono anche inutili. La politica, con i suoi interessi localistici, ha fortemente danneggiato il settore, unitamente ad altri gravi errori strategici.

Istituire una Igp Puglia per l’olio pugliese è una via che ci permette di smarcarci e dare una svolta al settore, tanto più oggi che la crisi determinata dal caso Xylella fastidiosa sta arrecando un serio danno di immagine, con grande nocumento per il comparto oleario regionale. L’ultima olivagione ha fatto emergere il grande disagio di un settore preda di altre regioni che si rivolgono alla Puglia solo per attingere a materia prima che poi diventa di tutt’altra provenienza. Per evitare che si utilizzi la Puglia come bacino cui attingere oli per arricchire altri produttori, è forse giunto il tempo di dare una svolta. L’Igp Puglia, unendo tutte le aree produttive, è l’unica chance rimasta.

Il primo a chiedere pubblicamente l’istituzione di una Igp Puglia per l’olio da olive regionale è stato il noto esperto di marketing internazionale Massimo Occhinegro, pugliese di Taranto. E’ tuttora il fondatore e presidente del Comitato promotore che nell’ormai lontano 2003 lanciò l’idea, accolta benevolmente anche dagli amministratori dell’epoca, l’assessore alle politiche agricole della Regione Puglia Nicola Marmo. Poi non si fece nulla, prevalsero gli interessi di bottega, i campanilismi di cui oggi stiamo ancora pagando le conseguenza di scelte rivelate disastrose per il comparto. Oggi, si rilancia, prevedendo anche una serie di incontri divulgativi ad uno dei quali lo stesso assessore all’agricoltura  Fabrizio Nardoni, accettando con entusiasmo, ha garantito la sua presenza.

Il Comitato promotore riparte e riaccende i motori. Massimo Occhinegro si dichiara pronto, passando all’azione concreta. Questo articolo serve ai produttori pugliesi per ridestarli dal sonno in cui sono precipitati e credere in quella forza motrice che da sempre è stata la Puglia olearia, con la differenza che la regia delle proprie scelte future è ora in mano a chi gli olivi li coltivano, le olive le raccolgono dalle proprie piante e l’olio lo producono nei propri frantoi. L’obiettivo è fare della Puglia la regione regina a tutti gli effetti, ma a partire non da un prodotto sfuso, ma da un prodotto confezionato che porti dunque valore e di conseguenza ricchezza alle aziende pugliesi. "L’olio Igp Puglia - precisa Massimo Occhinegro - affinché ci si smarchi dal guado delle Dop ed anzi le rilanci attraverso il 'marchio ombrello' della Puglia, sicuramente più conosciuta nel mondo”. L’olio Igp Puglia affinché la Puglia non continui a essere territorio da depredare, come avviene ormai da tempo a opera di aziende di altre regioni che lo vestono di altre bandiere e provenienze, come è avvenuto in questa memorabile campagna olearia 2014/2015. L’olio Igp Puglia per affermare, in un colpo solo, oltre il 50% della produzione nazionale italiana, stimolando nuovi investimenti in olivicoltura e miglioramenti qualitativi, grazie alla creazione di un maggior valore degli oli di terra pugliese.

Il riscatto e l’orgoglio. Anni fa ricordo che non ero d’accordo con Massimo Occhinegro a proposito di una Igp Puglia per l’olio da olive, anche perché non sarebbe stata risolutiva dei problemi che la regione si trascinava da secoli. Il fatto è che anche ora una Igp non risolverebbe i problemi se questa Indicazione geografica protetta tal quale nella sua progettualità fosse nelle stesse mani di coloro che hanno clamorosamente fallito con le Dop. L’Igp Puglia serve a concentrare l’offerta: pensate per esempio a quanto olio pugliese può essere certificato sotto tale denominazione, rispetto alle cinque Dop, quantitativamente limitate sul piano dei volumi e pensiamo alla qualità che ne si potrà ricavare. Una Igp Puglia darebbe più forza, ma per goderne tutti i benefici deve poter partire dal basso ed essere gestita espressamente da chi produce e commercializza, non da coloro che ne fanno le veci. Anche la stessa gestione deve essere rigorosamente in mano di coloro che ne sono gli artefici, questa è l’unica via per salvare la Puglia olearia.

A risvegliare la volontà di giungere a una Igp Puglia è, come già evidenziato, Massimo Occhinegro; ma sono già tanti coloro che ci credono. Giorgio Cardone, per esempio, anima propulsiva di Chemiservice, in occasione di un incontro che si svolto ad Andria ha evocato l’Igp Puglia, riscuotendo consensi da più parti, perfino da parte del presidente di un consorzio di una nota Dop. Ci siamo, si è perso tanto tempo, ma ora i tempi sono maturi.

Questo articolo segna solo il primo passaggio. Potete scrivere a redazione@olioofficina.it per aderire all’iniziativa. Le prossime settimane daremo ampio spazio, accogliendo i vostri pareri e proposte. Intanto, crederci è la scelta migliore che si possa immaginare. La svolta parte sempre dal basso. Voi, pertanto, non rinchiudetevi nel ben noto individualismo coriaceo, apritevi al futuro coinvolgendo altri produttori ed estimatori dell’olio di Puglia.

La foto di apertura è di Movimento turismo del vino Puglia

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