Economia

Olio piemontese e valdostano

Il resoconto dell’olivagione nelle due regioni più estreme dell’olivicoltura italiana. In molti pensano che non si producano extra vergini. Sbagliano. I produttori locali sono soddisfatti. I dati indicano un chiaro aumento di produzione, circa il venti per cento in più rispetto al precedente anno. Si è calcolata una produzione di poco inferiore a 600 quintali di olive, con una resa media dell’undici per cento

Antonino De Maria

Olio piemontese e valdostano

La campagna olivicola in Piemonte e Valle d’Aosta si è conclusa ad inizio novembre e ha lasciato soddisfatti sia i produttori che gli operatori del settore.
L’andamento climatico particolare di quest’anno ha inciso notevolmente, sia sulle produzioni sia sulla qualità.

L’inizio stagione non è stata delle migliori con piogge frequenti durante il periodo di fioritura, ma la presenza costante del sole e le temperature elevate durante la stagione estiva hanno favorito l’accumulo di olio nei frutti e contenuto la diffusione della mosca olearia. Quest’ultima favorita dall’inverno mite è stata catturata da fine giugno quando le olivine erano ancora piccole.

Il caldo ha limitato la diffusione estiva e le catture sono state nuovamente presenti a fine agosto. Il corretto monitoraggio e il tempestivo intervento dei produttori ha assicurato una produzione spettacolare di olive che erano sane e di pezzatura molto elevata.

I dati indicano un chiaro aumento di produzione, circa il 20 % in più rispetto al precedente anno. Si è calcolata una produzione di poco inferiore a 600 quintali di olive con una resa media dell’11%.

Il dato che più colpisce è legato a quelle realtà produttive che lo scorso anno risultavano a produzione zero a causa della mosca olearia mentre invece quest’anno hanno prodotto centinaia di chilogrammi di olive. La resa percentuale è stata elevata rispetto allo scorso anno, a parità di grado di maturazione, perché c’è stato un maggiore accumulo di olio che ha permesso per alcune aziende di arrivare a rese record per il Piemonte superiori al 13%.

Oltre all’aumentata produttività vi è la conferma che i produttori piemontesi e valdostani lavorano bene; la qualità è eccezionale con i primi dati chimici che indicano acidità inferiore a 0.30 % (ricordo che il valore massimo è 0.80). Inoltre il grado di ossidazione è molto contenuto con valori di perossidi inferiori a 10 meqO2/kg (il limite di queste valore è 20 meqO2/kg)

E che dire delle percezioni organolettiche: notevole presenza di fruttato verde con importanti note di erba appena tagliata. In alcuni campioni del Saluzzese vi sono notevoli sentori di agrumi mentre nell’area monferrina molti sono gli oli con sentori di frutta secca o note di pepe appena macinato.

Adesso le aziende si preparano per l’inverno nella speranza che il prossimo anno ci possa essere una produzione ancora superiore.

Le foto in apertura e chiusura sono di Paolo Pejrone

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