Economia

Questo si legge all'estero

Questa settimana l'attenzione è rivolta alle patologie dell’olivo e alle buone pratiche colturali, segno che l’olivicoltura si va sempre più qualificando. Cresce l’interesse per il settore in Algeria e in Libia. In Spagna intanto emerge che la differenza di prezzo tra prodotti convenzionali e biologici appare il maggiore ostacolo al loro acquisto degli oli bio, questo e altro nella rassegna stampa estera

Mariangela Molinari

Questo si legge all'estero

Un rapido sguardo alla stampa estera ci fa soffermare sulle pagine di Mercacei, dove i riflettori sono puntati sull’inaugurazione, avvenuta lo scorso febbraio, del nuovo centro di eccellenza sull’olivo, nato dalla collaborazione tra l’Università di Cordoba e il settore ricerca e sviluppo di Arysta.
L’inaugurazione ha previsto momenti di divulgazione scientifica (QUI) accanto a nuove proposte tecniche di Arysta, moderate dal professor Antonio Trapero, ordinario di Patologia vegetale presso l’Università di Cordoba e Rafael Perez, direttore marketing di Arysta Lifescience Spagna.
Diverse presentazioni hanno riguardato importanti novità nell’ambito fitoiatrico dell’olivo, quale la nuova formulazione a base di dodina micronizzata, il Syllit 544, con il 54,4% di principio attivo, esclusiva di Arysta e utilizzata nel contenimento delle più importanti patologie dell’olivo, quali Occhio di Pavone, Antracnosi e Rogna.
Il nuovo prodotto presenta una migliore miscibilità e un più soddisfacente profilo ecotossicologico rispetto alle precedenti formulazioni a base di dodina liquida, ma soprattutto un’elevata attività sia preventiva sia curativa e una notevole resistenza al dilavamento.
È stato inoltre approfondito il tema delle buone pratiche colturali, in particolare l’uso razionale di erbicidi e le novità nell’ambito del diserbo di Arysta Lifescience per la gestione delle malerbe resistenti.

Sul sito del COI, il Consiglio Oleicolo Internazionale, leggiamo due notizie relative a Libia e Algeria.
Nel primo caso si sottolinea come il Paese guardi con crescente attenzione a un suo ruolo sempre più attivo nella compagine governativa del COI stesso. Per il Paese africano, infatti, quello dell’olivicoltura si sta rivelando un settore prioritario ed economicamente strategico, in grado di immetterlo in un circuito privilegiato a livello internazionale. Si punta, dunque, alla formazione di esperti per la costituzione di panel di assaggio e di laboratori di analisi, entrambi riconosciuti dal COI, e viene inserita in agenda anche la partecipazione alle celebrazioni della Giornata Mondiale dell’olivicoltura con un proprio evento in Libia. Altro tema importante è la a condivisione di informazioni, attraverso l’attività dell’osservatorio per rendere il settore olivicolo libico sempre più competitivo.

Dal canto suo, l’Algeria punta a migliorare il posizionamento dei propri prodotti olivicoli sui mercati internazionali anche attraverso un rafforzamento delle attività di controllo e contrasto delle fitopatie e batteriosi, il miglioramento delle buone pratiche agricole, un più razionale utilizzo dei prodotti fitosanitari e il rafforzamento della ricerca scientifica. Tanto è vero che nel corso del Salone specializzato MED MAG OLIVA 2018, appena concluso ad Algeri, le autorità algerine hanno avanzato al COI una richiesta di collaborazione (QUI), per rilanciare insieme l’olivicoltura del Paese grazie a un piano in quattro punti: il riconoscimento di laboratori físico-chimici e organolettici da parte del COI; la formazione di un gruppo di esperti chimici con il supporto tecnico e normativo del Consiglio Oleicolo Internazionale, la realizzazione di un simposio internazionale in Algeria sui temi olivicoli di attualità e fitosanitari, la condivisione di informazioni tecnico-scientifiche attraverso la collaborazione con l’osservatorio del COI.

Cambiamo argomento sulle pagine di Olive Oil Times, dove è riportata una ricerca condotta dall’Università di Jaén (QUI) tra i consumatori spagnoli (800 abitanti di centri urbani, di età superiore ai 25 anni), che punta a dare una spiegazione alle vendite contenute di olio extra vergine di olivo biologico nel Paese.
Sono stati esaminati in primo luogo i fattori di scelta, oltre alle ben note barriere all’acquisto di un evo biologico: dalla differenza di prezzo alla mancanza di conoscenza e consapevolezza sui benefici del bio fino a un sistema distributivo con più di una pecca (senza considerare, poi, che la maggior parte del prodotto biologico prende la via dell’estero).
Dei fattori considerati, la differenza di prezzo tra prodotti convenzionali e biologici appare fuor di dubbio il maggiore ostacolo al loro acquisto, non solo in Spagna, ma anche in molti altri Paesi. Inoltre, i consumatori non sembrano in grado di distinguere e apprezzare il valore aggiunto del cibo ‘organico’, mentre le pecche sul fronte della distribuzione rendono il bio poco disponibile.
Il risultato più significativo della ricerca? Il fatto che il gruppo di quanti non consumano olio evo bio ritengano che il prodotto utilizzato di consueto sia sufficientemente di qualità e che l’attributo ‘bio’ non aggiunga nulla di più.

El País, infine, dà conto di quanto in Spagna cresca e si modernizzi la superficie agricola provvista di irrigazione. Lo scorso anno, l’incremento è stato per la precisione di un 2,1%, fino a coprire 3,7 milioni di ettari, vale a dire il 22% della superficie totale coltivata. Si distingue, in particolare la crescita degli impianti di irrigazione negli uliveti rispetto ad altre colture (QUI), come conseguenza di un processo di riconversione condotta soprattutto negli ultimi anni in Andalusia e Castilla La Mancha.

La foto di apertura è di Luigi Caricato

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