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Cosa c’è dietro la “forma” dell’olio a regola d’arte

Le emozioni e le gioie di chi crede e ritiene che l’olio extra vergine di oliva non vada semplicemente prodotto dando valore alla sua qualità, ma è pure un modo per rendere un omaggio al territorio di produzione e alla memoria delle tradizioni. Ci ha scritto Isabella Ortore, del Frantoio Ortore di Carpino, comunicandoci le ragioni profonde che l’hanno spinta a partecipare al contest di packaging & design “Le Forme dell’Olio 2022”, dove i suoi orcetti si sono imposti vincendo tre Forme di Platino e un Premio Souvenir

Olio Officina

Riceviamo e pubblichiamo una intensa e argomentata riflessione di Isabella Ortore, del Frantoio Ortore di Carpino, in Puglia, perché riteniamo che le sue considerazioni siano molto importanti per tutti, e non solo perché perché motivano l’impegno che un produttore d’olio deve costantemente esprimere, investendo idee, energie e danaro in modo da dare valore a quel che produce, ma anche perché la sua testimonianza, letta con la dovuta attenzione, ci fa comprendere come effettivamente non sia oggi possibile disgiungere il prodotto dal territorio in cui si produce. In sostanza, se il territorio ci da’ qualcosa, che sono le cultivar di olivo e dunque l’olio che si estrae dalle olive in tutte le sue peculiarità, anche chi vive e opera nel medesimo territorio deve a sua volta restituire parte o tutto di ciò che il territorio gli ha donato, in termini di creatività e senza trascurare il valore della memoria per mantenere vive le tradizioni e ogni volta riattualizzandole attraverso una loro rilettura in chiave contenporanea. Ci premeva evidenziare questo importante messaggio prima di lasciarvio alla lettura di quanto ci ha scritto e inviato Isabella Ortore. Buona lettura, e, soprattutto, meditate, meditate.

Ho sempre letto con piacere Olio Officina Magazine per le tante problematiche che affronta e per l’informazione e l’aggiornamento continuo rivolto a noi addetti del settore oleario e non solo, oltre che per la mission che il suo direttore, Luigi Caricato, si è prefissata, volta allo stimolo e al cambiamento del design dell’olio, riuscendo a generare interesse, voglia di interpretare il prodotto confezionato non solo per quanto concerne noi produttori di olio, ma anche quelli dell’aceto. Da diversi anni ho prestato attenzione alle attività concorsuali del design dell’olio che Olio Officina organizza annualmente, soffermandomi spesso e apprezzando le “idee” e l’inventiva che accompagnano le tante “forme” dell’olio che puntualmente vengono pubblicizzate al termine dei contest dedicati.

Progettavo di parteciparvi, ma non avevo ancora chiara l’idea di cosa proporre per raccontare il nostro olio; ero alla ricerca di qualcosa di originale e di insolito, poiché lo scopo del contest di Olio Officina oltre alla selezione dell’olio è anche e soprattutto la cura dell’abbigliaggio dell’olio, della confezione bella; il cosiddetto packaging, insomma, il design che fa la differenza.

Chiara Di Modugno in un suo articolo pubblicato sul tabloid OOF Olio Officina Special Edition Packaging & Design Contest scrive evidenziando come “un valore estetico non deve mai dimenticarsi di esprimere a sua volta anche un valore funzionale, in modo che sia destinato allo scopo per cui è stato pensato in modo corretto e di facile utilizzo”.

È risultata provvidenziale la proroga dei termini del concorso di quest’anno, ragione per la quale il 2022 è stato l’anno della nostra prima volta sul fronte del design degli oli; siamo così riusciti a progettare la proposta presentata a nome del Frantoio Ortore, partecipando con il progetto “L’Olio a regola d’arte”.

Il filo conduttore è stato chiaramente l’olio quale testimone del legame esistente con il nostro territorio, proprio come usava denominarlo Omero, intriso dei sapori della terra che lo produce. Con il nostro progetto di design abbiamo proposto una linea composta da tre orcetti con il manico, di colore bianco e a strisce multicolor, orcetti realizzati in ceramica dell’artigianato pugliese, il tutto in abbinamento alla tipica bisaccia del luogo, tessuta a mano, in modo da rendere un omaggio all’arte della tessitura di Carpino. L’orcetto che abbiamo voluto realizzare intende rappresentare il frantoio come la casa dell’olio. L’olio extra vergine di oliva, ovvero il condimento per eccellenza presente in ogni casa, e non solo nelle cucine domestiche del nostro paese.

La casa – sia vista dal di dentro, sia vista da fuori – è ancora, in tutti i centri storici, di colore bianco, e veniva e tuttora viene imbiancata con la calce spenta, per una questione di igiene, ma anche per dare luce – bianca, appunto – proprio come lo sfondo del nostro orcetto.

Immaginiamo dunque la casa con il letto matrimoniale troneggiante al suo interno, il talamo, che è poi l’arredo più importante di ogni abitazione; ma a Carpino era usanza vestirlo con capi di biancheria tessuti a mano, con la trama di un’unica tinta intervallata da fasce dai toni molto accesi; e proprio la coperta matrimoniale del nostro paese ricalca i colori del nostro contenitore utilizzato per l’olio.

Da qui l’idea di un “porta olio” che riportasse le tinte adoperate nell’arte della tessitura di Carpino; ed è come un riprendere le nuance forti e vivaci che avevano la funzione di illuminare “i bassi”, ovvero le case buie e senza finestre, nelle quali neanche il sole penetrava. All’epoca era una necessità vera, quella di dare luminosità alla casa ingrigita dal fumo del camino e le tonalità sgargianti contribuivano a rendere meno triste il vissuto quotidiano della gente.

È chiaro che le nostre antenate avessero contezza e praticassero la cromoterapia, con il conseguente benessere psicologico che questa può esercitare sulle persone. La bisaccia posta sul manico dell’orcetto è invece l’omaggio all’arte della tessitura delle donne. Questa doppia borsa era una componente importante della vita dell’uomo del secolo scorso e ha da sempre identificato il mondo agropastorale, rappresentando la compagna di viaggio sia per le occasioni di festa, sia per il lavoro. La doppia borsa era realizzata in casa con il telaio, creata dalle donne e usata dagli uomini. I tre esemplari di orcetti sono stati preparati appositamente per partecipare al concorso “Le Forme dell’Olio” e sono stati realizzati in versioni diverse dalla maestra Giannina Di Brina, tessitrice in Carpino, ricalcando proprio i momenti della vita passata. Sono un’autentica riproduzione dei modelli antichi, totalmente eseguiti a mano con il telaio e realizzati in puro cotone bianco n’durlic’,con le cifre ricamate in bella vista, utili per trasportare le vivande durante i festeggiamenti in campagna, all’aria aperta, realizzati in cotone con le righe colorate e/o con cotone riciclato o recuperato, ovvero in modalità sostenibile, per la semina.

Queste miniature, a nostro avviso di straordinaria eleganza, esteticamente belle e funzionali, sono state premiate dalla qualificata ed esperta giuria con il massimo della valutazione, il Premio Forme di Palatino, e vogliono dare l’idea che anche un semplice oggetto può diventare un complemento d’arredo in accompagnamento al nostro prodotto, declinabile in qualsiasi contesto, anche moderno.

Ci piace l’idea di suggerirne l’utilizzo come bomboniere, contenitori per sale e pepe, scatole di fiammiferi, apribottiglie, porta utensili etc. Questa “nostra forma dell’olio”, risulta essere igienica, ergonomica e sostenibile, ed è possibile acquistarla nel nostro spazio artistico di via Europa e anche presso la Casa del telaio a Carpino. Queste confezioni si prefiggono lo scopo di far portare a casa non solo il nostro olio, ma di accompagnarlo con il nostro “souvenir”, che non è un semplice oggetto, ma una storia che racchiude tutto il sapere artigianale del territorio in cui operiamo, un simbolo del luogo che lo produce e realizza, nonché un ricordo per alimentare nel tempo la memoria del posto che si è visitato.

Aggiungo ancora che la valorizzazione dell’artigianato e degli antichi mestieri non è solo un modo per coltivare la memoria storica e le radici di una comunità, ma è pure un importante e fondamentale investimento culturale ed economico.

Isabella Ortore

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