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L’olio dell’ultimo mastro oleario

E’ sempre un piacere degustare gli extra vergini dell’imperiese Antonio Mela, del Frantoio Sant’Agata d’Oneglia. E’ tra i massimi rappresentanti di quella che fu la storica Corporazione dei Mastri Oleari, che per molti versi rappresentò la “nouvelle vague” dell’Italia olearia degli anni Ottanta e Novanta. Sempre attivo, con nuove e originali referenze, oggi lo apprezziamo con il monovarietale Taggiasca Bio

Luigi Caricato

L’olio dell’ultimo mastro oleario

Sono pochi coloro che possono fregiarsi del titolo di “mastro oleario” e appartenere alla vecchia guardia, avendo fatto parte, da socio fondatore, di una realtà associativa tra le più felici e operative: la Corporazione dei Mastri Oleari.

Altri tempi. Chi ne faceva parte, ha ancora in mente le figure di grande rilievo che hanno lasciato tracce inconfondibili, da veri pionieri della grande qualità che si traduce in eccellenza.

Il presidente di tale corporazione, unico e mai eguagliato, è stato Piero Antolini, scomparso purtoppo prematuramente; e con lui non ci sono più altri fondatori, come l’impareggiabile Alfredo Mancianti, tra i produttori più significativi, e il giornalista Gianni Staccotti.

Altri tempi, quando Antolini dirigeva la rivista “Uliveto Italia”, cui io stesso ho avuto il piacere di collaborare. Poi, come spesso accade, queste esperienze si concludono, o mutano corso e non sono più le medesime. Resto comunque vivo il ricordo, come di qualcosa di molto importante e di cui si può solo essere orgogliosi di averne fatto in qualche modo parte, seppure indirettamente, da lontano.

Tra questi rappresentanti di quella che io molto opportunamente definisco la “nouvelle vague” dell’Italia olearia degli anni Ottanta e Novanta, vi è Antonio Mela, la cui azienda, il Frantoio Sant’Agata d’Oneglia, è un capisaldo per quanti credono fermamente in una qualità concreta e non immaginaria degli extra vergini.

Risale al 28 marzo 1984 la grande svolta di un’Italia che volvea voltare pagina. Un piccolo ma significativo gruppo di esperti e produttori illuminati dettero vita non in un luogo di produzione, ma a Milano, a una associazione dal nome altisonante, improntato di classicità: Corporazione dei Mastri Oleari. Una realtà associativa che ebbe un ruolo di primo piano nella valorizzazione dell’olio da olive.

Ora, al Cibus di Parma, ho avuto modo di apprezzare un extra vergine, il Bio, ottenuto da olive Taggiasca, prdootto proprio da uno dei massimi rappresentanti di questa corpporazione, l’ultimo mastro oleario tra quelli che hanno fatto la storia.

Il Bio di Frantoio Sant’Agata d’Oneglia (azienda operativa sion dal 1827) ha conseguito peraltro la Gold Medal, proprio all’ultima edizione del Premio Biol. Riconoscimento meritatissimo.

L’azienda ha molte altre referenze, e, a parte quelle storiche, molto apprezzate dai vari mercati, presenti con successo sugli scaffali di diversi Paesi, segnalo con piacere l’originalità di “Afrodite Dea dell’Amore” e, sempre sulla stessa linea d’onda, il monovarietale da olive Taggiasca “Olio da baciare”, di cui scriverò più avanti.

Intanto, per omaggiare la bravura, e la capacità di innovare senza mai tradire il proprio territorio, di Antonio Mela, vi presento il “Bio”, tanto apprezzato dai giurati del Premio Biol, ricavato da olivi Taggiasca coltivati nella tenuta “Ormei”.


SAGGIO ASSAGGIO


Alla vista è limpido, di colore giallo dalle lievi sfumature verdi.

Al naso ha profumi fruttati medio leggeri, floreali, con richiami di frutta bianca.

In bocca ha buona fluidità e armonia, con impatto iniziale delicato, dolce, un amaro lieve e incipiente, unitamente a una nota piccante più accentuata e persistente, ma ben dosata.

Al palato è morbido e di buona fluidità, dal gusto vegetale.

In chiusura, richiami di frutta bianca e una lieve punta piccante.

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